Coronavirus. 20 giugno. 238.275 casi, 34.610 decessi, 182.453 guariti, 152 in rianimazione. Milano in piazza. commissariate la sanità lombarda

Coronavirus. 20 giugno. 238.275 casi, 34.610 decessi, 182.453 guariti, 152 in rianimazione. Milano in piazza. commissariate la sanità lombarda

Il dipartimento della Protezione civile, nel consueto bollettino giornaliero, segnala che nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del coronavirus sul nostro territorio, a oggi, 20 giugno, il totale delle persone che hanno contratto il virus è di 238.275, con un incremento rispetto a ieri di 262 nuovi casi. La regione Calabria ha effettuato un ricalcolo dei casi totali, sottraendo un errato positivo e la provincia autonoma di Bolzano ha aggiunto due casi totali, ovvero due persone che hanno contratto il virus e risultano già guarite, sino ad oggi non conteggiate. Il numero totale di attualmente positivi è di 21.212, con una decrescita di 331 assistiti rispetto a ieri. Tra gli attualmente positivi, 152 sono in cura presso le terapie intensive, con un decremento di 9 pazienti rispetto a ieri. 2.474 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 158 pazienti rispetto a ieri. 18.586 persone, pari all’88 per cento degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi. Rispetto a ieri i deceduti sono 49 e portano il totale a 34.610. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 182.453, con un incremento di 546 persone rispetto a ieri. La premessa è che l’epidemia di Sars-CoV-2 in Italia “non è finita”. Tuttavia sono “dati abbastanza buoni” quelli dei bollettini odierni Covid-19, secondo il virologo dell’università Statale di Milano Fabrizio  Pregliasco. L’esperto definisce incoraggiante “anche il quadro della Lombardia, considerando che fra le nuove positività moltissime sono legate a indagini sierologiche. Questo – spiega il medico – dimostra la capacità che abbiamo acquisito di andare a scavare a fondo”, trovando anche fra i positivi “soggetti evidentemente asintomatici”. Non solo: secondo quanto evidenziato dall’assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera, dei 165 nuovi casi registrati oggi in regione 87 sono debolmente positivi. “Dobbiamo ancora aspettare studi definitivi – commenta Pregliasco – ma si tratta sicuramente di persone con malattia meno grave, presumibilmente meno contagiose o forse non contagiose”. “Osserviamo dunque elementi che dimostrano una situazione di calo anche in Lombardia – fa il punto il virologo – con positivi, sebbene in qualche unità, anche nelle altre regioni. A dimostrare che in qualche modo il virus, seppur molto silente, circola. Considerando magari qualche caso non notificato” distribuito lungo la Penisola, bisogna quindi ricordare che “la storia non è finita”: il nuovo coronavirus resta. Quanto ai 4 casi ‘importati’ da Egitto, Brasile, Bergamo e Piemonte riferiti dal Lazio, e già isolati, provano che “stiamo affinando la capacità di identificazione e circoscrizione”.

Nel mondo oltre 8,6 milioni di casi e 460mila decessi. Gli Usa superano i 2.220.000 e il Brasile è oltre il milione di contagi. E l’Europa supera la soglia dei 2,5 milioni di contagi

Sono più di 8,6 milioni i casi di coronavirus nel mondo. I dati aggiornati della Johns Hopkins University parlano di 8.685.135 di contagi e 460.005 decessi. Gli Stati Uniti, con 2.220.961 di casi e 119.112 morti, sono il Paese più colpito dalla pandemia. Segue il Brasile, dove sono ormai più di un milione i contagi. Venerdì il ministero della Sanità ha segnalato 54.771 nuovi casi in 24 ore e il totale dall’inizio dell’emergenza sanitaria è di 1.032.913. Le autorità hanno anche confermato altri 1.206 decessi e il bilancio ufficiale è così salito a 48.954 morti. Secondo il ministero della Sanità sono invece 507.200 le persone guarite in Brasile, Paese con 210 milioni di abitanti dove il primo caso è stato confermato il 25 febbraio. I casi confermati di contagio da coronavirus in Europa hanno superato 2,5 milioni, secondo i conti di AFP. Russia, Regno Unito, Spagna e Italia insieme rappresentano oltre la metà dei contagi europei. I decessi registrati ufficialmente nel vecchio continente sono 192.158.

Milano in piazza, commissariate sanita’ lombarda

E’ terminata sulle note di “Bella Ciao” la manifestazione in piazza Duomo a Milano “Salviamo la Lombardia”, organizzata da varie sigle dell’associazionismo, tra cui Milano 2030, Medicina Democratica, Arci, Acli, i Sentinelli e Casa Comune, con l’adesione anche di Fiom Cgil, Giovani Democratici e Sardine. L’iniziativa, a cui hanno partecipato alcune migliaia di persone, nel rispetto del distanziamento fisico, puntava a ribadire la richiesta di commissariamento della sanità lombarda, a causa della gestione dell’emergenza sanitaria da parte della Regione. Durante le quasi due ore di presidio, numerose sono state le testimonianze di parenti delle vittime e sanitari. “Non abbiamo accettato che ci chiamassero eroi ed eroine, perché non eravamo in guerra, ma al lavoro negli ospedali a fare il nostro lavoro e a cercare di salvare delle vite. Ci siamo detti che non volevamo tornare alla normalità quando tutto questo sarebbe finito, perché questa normalità non ci piace. Noi che lavoriamo in questo campo, ci sentiamo anche un po’ corresponsabili, perché quando la legge sulla salute cambiava non abbiamo sufficientemente lottato. Diritto alla salute significa che tutti e tutte hanno diritto a vivere. Le vittime non chiedono vendetta, ma verità e giustizia”, ha detto un’infermiera dal palco. “Chiediamo che Fontana e Gallera se ne vadano. Se ne devono andare. La sanità lombarda deve essere commissariata”. E’ l’appello di Vittorio Agnoletto, ex parlamentare e esponente di Medicina Democratica. “Non siamo disposti ad accettare l’arroganza di chi non sente nemmeno la necessità di chiedere scusa e dice che rifarebbe tutto – ha aggiunto Agnoletto -. No grazie! Andatevene. Il governo abbia il coraggio di commissariare la sanità lombarda”. Agnoletto ha ricordato “gli oltre 16.500 morti ufficiali in Lombardia. Morti che non sono solo il risultato dell’effetto del virus, ma c’è la responsabilità di chi ha fatto errori clamorosi, di chi ha cercato di trasformare in oggetto di profitto questa tragedia. Non possiamo dimenticare i medici di base senza DPI. Non possiamo dimenticare una politica dei tamponi che sembrava fatta per non trovare i positivi. Non possiamo dimenticare la mancata zona rossa su Bergamo per gli interessi di Confindustria. Interessi che si sono trasformati in bare e camion che le trasportavano. E non possiamo nemmeno dimenticare 20 milioni di euro buttati via in un’opera assolutamente inutile (l’ospedale in Fiera, ndr). Questa non è degna di essere chiamata sanità pubblica” ha attaccato Agnoletto, concludendo che “vogliamo un sistema sanitario pubblico e gratuito, che sia pagato dalla fiscalità generale. Vogliamo il privato fuori dalla Sanità e investimenti sulla protezione”.

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