Coronavirus. 17 giugno, risalgono decessi e contagi: 43 nuove vittime e 329 casi positivi. Aifa, nessun beneficio dal farmaco tocilizumab

Coronavirus. 17 giugno, risalgono decessi e contagi: 43 nuove vittime e 329 casi positivi. Aifa, nessun beneficio dal farmaco tocilizumab

Continua l’impegno del dipartimento nelle attività di coordinamento di tutte le componenti e strutture operative del Servizio nazionale della protezione civile. In particolare, nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del coronavirus sul nostro territorio, a oggi il totale delle persone che hanno contratto il virus è di 237.828 (la regione Abruzzo ha effettuato un ricalcolo dei casi totali, sottraendo un errato positivo), con un incremento rispetto a ieri di 329 nuovi casi. Il numero totale di attualmente positivi è di 23.925, con una decrescita di 644 assistiti rispetto a ieri. Tra gli attualmente positivi, 163 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 14 pazienti rispetto a ieri. 3.113 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 188 pazienti rispetto a ieri. 20.649 persone, pari all’86 per cento degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi. Rispetto a ieri i deceduti sono 43 e portano il totale a 34.448. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 179.455, con un incremento di 929 persone rispetto a ieri. “Non ci sono più casi gravi. Basta guardare i numeri dei ricoverati in terapia intensiva e confrontarli con quelli del picco. I pazienti non arrivano più in quelle condizioni” afferma Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e virologia al San Raffaele di Milano, che aggiunge: “I motivi possono essere diversi: i pazienti probabilmente vengono curati meglio, e in qualche modo in nuovi positivi sono infettati con cariche virali più basse. Molti poi sono asintomatici: abbiamo visto in ospedale cinque casi di recente, rilevati grazie al tampone, che sono rimasti asintomatici e hanno risolto in pochi giorni, senza problemi”. Per Clementi, la tanto temuta seconda ondata “non dovrebbe esserci”.

La situazione nel mondo: superati gli 8 milioni di contagi, e 443 mila le vittime. Molti problema per gli Usa e per Pechino 

I casi di coronavirus a livello mondiale hanno superato la soglia degli 8,1 milioni, inclusi oltre 443mila morti: è quanto emerge dal conteggio della Johns Hopkins University. I dati dell’università americana indicano che ad oggi i contagi accertati nel mondo sono 8.176.296 ed i decessi sono 443.765. Finora le persone guarite sono 3.956.537. Mentre il bilancio delle vittime per il Covid-19 negli Stati Uniti ha superato quello dei decessi Usa durante la Prima Guerra Mondiale, continua a crescere anche il numero delle infezioni nel Paese, che ha subito un incremento record soprattutto in tre Stati: Arizona, Florida e Texas. Secondo quanto comunicato oggi dalle autorità locali, la Florida ha riportato 2.783 nuovi casi, il Texas 2.622 e l’Arizona 2.392. Durante una conferenza stampa, il governatore della Florida Ron DeSantis ha negato che l’aumento dei contagi sia legato alla decisione di allentare le misure di contenimento adottate per ridurre la diffusione del virus, autorizzando la ripresa di attività economiche ed imprese. “Dobbiamo avere una società che funziona”, ha detto. Intanto, secondo il bilancio della Johns Hopkins University, almeno 24.219 persone hanno contratto il coronavirus negli Stati Uniti nelle ultime 24 ore. Almeno 800 pazienti sono morti. In totale, dall’inizio dell’epidemia, gli Stati Uniti hanno registrato 2.137.731 casi di Covid-19 e 116.963 vittime.  Cina, Pechino ha riportato altri 31 nuovi casi accertati di contagio, su 44 a livello nazionale, in lieve aumento dai 27 registrati il giorno precedente, per un totale di 137 dal primo caso segnalato, giovedì scorso. In tutto 356 mila persone collegate al mercato Xinfadi sono state sottoposte al test dell’acido nucleico, e oggi la capitale, assicurano le autorità, è in grado di condurre 400 mila tamponi al giorno. La città è in una “situazione critica” e servono “sforzi speciali” per il contenimento dell’epidemia, ha dichiarato il portavoce della municipalità, Xu Hejian. La lotta al Covid-19 è “una guerra molto dura e un grande test per Pechino”, che appare destinato a durare. “L’epidemia è ancora in ascesa”, ha scandito la vice direttrice del Centro per la Prevenzione e il Controllo delle malattie, Pang Xinghuo, e “potremmo vedere una crescita dei contagi nei prossimi giorni”, a causa delle dimensioni del mercato Xinfadi, il più grande in Asia per i generi alimentari, e per le fluttuazioni difficilmente identificabili della popolazione migrante.

Aifa, secondo studio randomizzato italiano: nessun beneficio dal tocilizumab

Si è concluso anticipatamente, dopo l’arruolamento di 126 pazienti (un terzo della casistica prevista) lo studio randomizzato per valutare l’efficacia del tocilizumab, somministrato in fase precoce, nei confronti della terapia standard in pazienti affetti da polmonite da Covid-19 di recente insorgenza che richiedevano assistenza ospedaliera, ma non procedure di ventilazione meccanica invasiva o semi-invasiva, si legge in una nota di Aifa. Lo studio è stato promosso dall’Azienda Unità Sanitaria Locale-IRCCS di Reggio Emilia (Principal Investigators i professori Carlo Salvarani e Massimo Costantini) ed è stato condotto con la collaborazione di 24 centri. Si tratta del primo studio randomizzato concluso a livello internazionale su tocilizumab, interamente realizzato in Italia. Lo studio non ha mostrato alcun beneficio nei pazienti trattati né in termini di aggravamento (ingresso in terapia intensiva) né per quanto riguarda la sopravvivenza. In questa popolazione di pazienti in una fase meno avanzata di malattia lo studio può considerarsi importante e conclusivo, mentre in pazienti di maggiore gravità si attendono i risultati di altri studi tuttora in corso. Dei 126 pazienti randomizzati, tre sono stati esclusi dalle analisi perché hanno ritirato il consenso. L’analisi dei 123 pazienti rimanenti ha evidenziato una percentuale simile di aggravamenti nelle prime due settimane nei pazienti randomizzati a ricevere tocilizumab e nei pazienti randomizzati a ricevere la terapia standard (28.3% vs. 27.0%). Nessuna differenza significativa è stata osservata nel numero totale di accessi alla Terapia Intensiva (10.0% verso il 7.9%) e nella mortalità a 30 giorni (3.3% vs. 3.2%). Nell’ambito del trattamento dei pazienti con Covid-19, il tocilizumab si deve considerare quindi come un farmaco sperimentale, il cui uso deve essere limitato esclusivamente nell’ambito di studi clinici randomizzati.

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