Calcio. Finalmente si dovrebbe ripartire con Juve-Milan, venerdì, semifinale di ritorno di Coppa Italia

Calcio. Finalmente si dovrebbe ripartire con Juve-Milan, venerdì, semifinale di ritorno di Coppa Italia

Solo quando il calcio ripartirà davvero si potrà affermare che stiamo tornando a una parvenza di normalità. Manca poco: il 12 giugno si riparte con la Coppa Italia, con Juventus-Milan. Una partita che vedrà incollati al televisore milioni di italiani in crisi di astinenza da pallone e che sarà trasmessa ovviamente in chiaro su Rai1. Un segnale forte, come spiegato anche dal ministro Spadafora che ha dettato i tempi (e in qualche modo anche le modalità) della ripartenza. Un’iniezione di fiducia, di portata psicologica non trascurabile, che però non significherà cancellare con un colpo di spugna tutto quello che abbiamo passato negli ultimi mesi. E lo capiremo subito vedendo scendere in campo in calciatori (entra prima la squadra ospite poi quella di casa, mentre alla fine del primo tempo e poi della partita uscirà per prima la squadra ospite), in uno stadio desolatamente vuoto. Nessun accompagnamento da parte di bambini, nessuna mascotte, nessuna foto di squadra, nessuna cerimonia pre-gara con altre persone, nessuna stretta di mano. Poi la partita, dove non sarà possibile ovviamente tenere la ‘distanza sociale’ durante il gioco ma forse lo si farà durante i festeggiamenti per un gol. Magari dandosi un colpo di gomito.

“E’ una partita dal risultato ancora apertissimo”. Maurizio Sarri, allenatore della Juventus, presenta così la semifinale di ritorno di Coppa Italia con il Milan. Impegno che per i bianconeri coincide con il ritorno in campo dopo oltre tre mesi. All’Allianz Stadium si riparte dall’1-1 di San Siro dello scorso 13 febbraio: “Abbiamo la fortuna di giocare per tre obiettivi e di poterlo fare separatamente l’uno dall’altro”, ha spiegato il tecnico ai microfoni di Sky Sport. “Questo ci consente di focalizzare le motivazioni su un obiettivo per volta e può essere un qualcosa di importante e vantaggioso”. “Con il Milan quest’anno per noi sono state tutte partite difficili, sia in campionato che in coppa”, ha proseguito Sarri. “Si tratta di un avversario che ci crea delle difficoltà e il risultato dell’andata non ci garantisce niente”. Milan privo dell’infortunato Ibra e degli squalificati Theo Hernandez e Castillejo: “Ma tutto lascia pensare che giocheranno con un undici competitivo. E’ una partita dal risultato ancora apertissimo”, ha avvertito Sarri.

Chi ha già ricominciato, come i tedeschi, ha festeggiato così: Lee Jae-Sung, centrocampista coreano dell’Holstein Kiel che ha segnato il primo gol della storia del calcio tedesco post-pandemia nella partita contro il Regensburg valida per la Bundesliga 2 (la Serie B della Germania scesa in campo qualche ora prima del massimo campionato a metà maggio) ha festeggiato scambiandosi tocchi di gomito con i compagni evitando contatti ravvicinati. La sua è stata una scelta in qualche modo obbligata, il linea con le disposizioni del protocollo medico seguito dal campionato tedesco che in un documento di 35 pagine vieta “abbracci, strette di mano e altri tipi di contatti non strettamente connessi al gioco”. Un rispetto delle regole che rende quasi grottesco festeggiare un gol e che non tutti hanno preso alla lettera: i giocatori dell’Hertha Berlino, infatti, si sono abbracciati mentre altri come i calciatori del Borussia Dortmund hanno celebrato la vittoria (4-0 nel derby allo Schalke 04) attraversando il campo per poi andare a saltare e ad applaudire sotto la curva. Una platea silenziosa di seggiolini vuoti, gialli e neri. In Italia non è imposto dal protocollo uno stop all’esultanza – per cui potremo vedere scene di abbracci in campo – ma di certo si pone un freno alle proteste: per “dialogare” con gli arbitri, infatti, i calciatori dovranno rigorosamente rispettare la distanza sociale prevista di 1,5 metri. Chissà che non sia questa la vera rivoluzione e al contempo la più faticosa delle regole da rispettare.

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