Alla vigilia della Giornata mondiale dell’Ambiente, Legambiente lancia un’iniziativa nazionale contro l’inquinamento industriale dei fiumi

Alla vigilia della Giornata mondiale dell’Ambiente, Legambiente lancia un’iniziativa nazionale contro l’inquinamento industriale dei fiumi

In Italia circa il 60% dei fiumi e dei laghi non è in buono stato e molti di quelli che lo sono non vengono protetti adeguatamente. Non solo: elaborando i dati dell’European Pollutant Release and Transfer Register, si calcola che dal 2007 al 2017 gli impianti industriali abbiano immesso, secondo le dichiarazioni fornite dalle stesse aziende, ben 5.622 tonnellate di sostanze chimiche nei corpi idrici del nostro Paese. Lo rileva Legambiente nel dossier “H2O – la chimica che inquina l’acqua”. L’Ue ha individuato 45 sostanze prioritarie rappresentanti un ”rischio significativo per l’ambiente acquatico o proveniente dall’ambiente acquatico” che gli Stati membri sono tenuti a monitorare: per lo più nelle nostre acque se ne individuano due famiglie, sostanze organiche e metalli pesanti, immesse tramite i processi produttivi o gli impianti di depurazione delle aree urbane. Non meno impattanti, ma considerati emergenti, sono invece le migliaia di contaminanti cui Legambiente dedica uno speciale capitolo: inquinanti dai potenziali effetti avversi su salute e ambiente stimati in oltre 2.700 in commercio, in gran parte non regolamentati. Tra questi, fitofarmaci, farmaci a uso umano e veterinario, pesticidi di nuova generazione, additivi plastici industriali, prodotti per la cura personale, nuovi ritardanti di fiamma e microplastiche. Sostanze magari presenti nelle acque in piccole concentrazioni, ma che interagendo per molto tempo tra loro possono creare un ”effetto cocktail”.

Sono 130mila all’anno, invece, le tonnellate di pesticidi usate nella filiera agricola italiana: secondo l’Ispra, quantità significative di principi attivi e metaboliti di questi fitofarmaci si ritrovano in acque superficiali (67%) e sotterranee (33%), evidenziando la correlazione fra chimica nelle filiere tradizionali e impatti negativi sul sistema idrico. Altro rischio sanitario deriva dai contaminanti nelle attività agrozootecniche: una ricerca pubblicata da The Lancet nel 2018 rivela che in Italia avviene un terzo delle 33mila morti annue nell’Ue da infezioni da Amr (agenti resistenti agli antimicrobici). Nel 2019 l’Agenzia Europea del Farmaco ha evidenziato un uso di antibiotici sproporzionato nei nostri allevamenti: 1.070 tonnellate all’anno, il 16% dei consumi Ue, con il bacino padano area di maggiore utilizzo europeo. Tutti i cittadini possono segnalare gli scarichi inquinanti scrivendo e mandando il materiale alla mail onal@legambiente.it dell’Osservatorio nazionale ambiente e legalità di legambiente, indicando luogo, data e ora dell’avvistamento di chiazze, schiuma o liquami sospetti, accompagnati da foto e/o video.

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