Aborto. Cgil, la decisione della presidente dell’Umbria passo indietro per i diritti delle donne. LeU: scelta solo per ideologia

Aborto. Cgil, la decisione della presidente dell’Umbria passo indietro per i diritti delle donne. LeU: scelta solo per ideologia

“La decisione presa dalla Regione Umbria di ricoverare per tre giorni chi ricorre alla interruzione farmacologica di gravidanza riporta indietro nel tempo conquiste dovute alle lotte delle donne, che hanno fatto sì che diverse regioni deliberassero l’intervento in day hospital, ritenendo inadeguate le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità del 2010, recepite dal Ministero della Salute, che prevedono, appunto, il ricovero di tre giorni” si legge in una nota della Cgil nazionale. “Nonostante le affermazioni della Presidente della Regione – si spiega – il ricovero potrà comportare, in questo periodo di criticità dovuto all’emergenza Covid, un ulteriore aggravio organizzativo e di costi per le strutture ospedaliere, e aumentare il rischio di contagio”.

“Per questo – prosegue la Confederazione – apprezziamo il fatto che il Ministro Speranza abbia chiesto un nuovo parere all’ISS. Ma non basta: il Ministro deve assumere una decisione politica che renda esigibile il diritto a tutte le donne, ricorrendo alle pratiche meno invasive e meno lesive del diritto di scelta e della privacy”, prosegue la nota della Cgil. “Il provvedimento della Regione Umbria – si sottolinea nella nota – è finalizzato ad ostacolare il ricorso alla IVG, e si aggiunge ai tanti impedimenti già in atto, quale l’alto numero di medici obiettori negli ospedali e nei consultori. Sono scelte dannose e punitive nei confronti delle donne – denuncia la Cgil – che determinano sofferenza. Il vero rispetto della legge 194 richiede che si scelgano le pratiche meno invasive”.

Leu, scelta presidente Umbria solo per ideologia

“Non sapeva il numero dei ginecologi obiettori nella sua regione. Non sapeva quanti casi di complicanze sono stati registrati in Umbria con l’utilizzo della pillola abortiva. Non è riuscita a nominare concretamente nessun rischio sanitario derivante dall’assunzione della RU-486. Non sapeva come fanno nelle altre regioni. Non ha risposto alle domande sulla negata privacy delle donne. Non ha fatto altro che balbettare quando le hanno chiesto se fosse più alto il rischio di complicanze a casa o il rischio di contrarre il Covid in ospedale. Questa è la presidente della Regione Umbria, intervistata da Michela Murgia a Radio Capital” afferma – in una nota – Elisabetta Piccolotti di Sinistra Italiana-Leu. “Basta andare su web e riascoltare tutto – prosegue l’esponente umbra di Leu – dopodiché occorre chiedersi su quali basi scientifiche e sanitarie una presidente che non sa nulla di nulla, abbia scelto di modificare le norme in materia di interruzione di gravidanza negando il day hospital alle donne che scelgono di utilizzare l’aborto farmacologico. E’ chiaro che si tratta di basi puramente ideologiche”. “La verità purtroppo – conclude – è che hanno deciso tutto il senatore lombardo Pillon insieme all’assessore veneto Coletto, due uomini venuti in Umbria a cancellare la libertà che le donne di questa regione si sono faticosamente conquistate nei decenni”.

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