Valter Vecellio. Strage di Capaci. I “misteri” di una lunga, sanguinosa stagione della nostra storia recente

Valter Vecellio. Strage di Capaci. I “misteri” di una lunga, sanguinosa stagione della nostra storia recente

La telefonata arriva nel pomeriggio tardi, in redazione a Roma. E’ un sabato, lo ricordo bene. Giovanni Falcone vittima di un attentato mentre torna a Palermo, lungo la super strada che collega l’aeroporto alla città. Il tempo di un testo per la straordinaria che poi altri “copriranno” con le prime immagini, e con altri colleghi dei telegiornali, ci si fionda grazie a un volo privato a Palermo. L’ennesimo delitto eccellente, e si rinnova il senso di sgomento, lo smarrimento, la rabbia, impotenza, frustrazione; alla fine si viene presi come da una nausea: troppo sangue, troppi morti, troppo orrore, come quando, la mattina dopo l’eccidio a via D’Amelio, vedi i vigili del fuoco recuperare pietosamente e penosamente qualche brandello di corpo “volato” a metri di distanza dall’esplosione, finito sui rami di un albero…

La strage a Capaci dove vengono uccisi Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta ( Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani; 23 feriti, tra i quali gli agenti Paolo Capuzza, Gaspare Cervello, Angelo Corbo, e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza), è senza dubbio la strage più eclatante, più clamorosa tra le tantissime di cui la Cosa Nostra si rende responsabile. Ma è un elenco sterminato, quello delle vittime di mafia, in Sicilia e non solo. Va anche ricordato che se la Cosa Nostra è un fenomeno siciliano che poi progressivamente invade il paese, l’Europa e le Americhe, quasi tutti i martiri e gli eroi di mafia, sono siciliani. Per tornare a Falcone e alla strage di Capaci: che la Cosa Nostra gliel’abbia giurata, lo sa da tempo; Tommaso Buscetta, il mafioso diventato collaboratore di giustizia e che gli fornisce le chiavi per entrare dentro il mondo mafioso, lo avverte: abbiamo aperto un conto che si chiuderà solo con la nostra morte. Di quella strage a Capaci le indagini hanno individuato mandanti (i boss corleonesi da Totò Riina a Bernardo Provenzano e tutti i componenti della cosiddetta cupola) e gli esecutori. Resta tuttavia un qualcosa che ancora non risulta ben definito, di evanescente e di cui tuttavia si percepisce la presenza.

Per dirla senza troppi giri di parole: il sospetto (e forse qualcosa di più consistente di un sospetto) è che oltre alla Cosa Nostra abbiano operato dei soggetti esterni. Non che la mafia prenda ordini da loro; però si possono creare comuni interessi; alleanze. Convergenze. Quelli che ora si elencano sono “coincidenze”; che legittimano inquietanti sospetti. Veri e propri “buchi” neri. Giovanni Falcone ha cura di redigere una sorta di diario. Una parte l’affida a una giornalista amica, saggia precauzione col senno di poi; alla sua morte viene pubblicato, ed è il fraterno amico Paolo Borsellino a certificarne l’autenticità. Tuttavia, il documento nella sua integrità risulta tuttora irreperibile. Non solo: irreperibili alcuni file del computer trovato nell’abitazione di Palermo. Irreperibili i file nel computer nell’ufficio al ministero di Giustizia: cancellato in disco rigido del computer trovato nell’abitazione romana. Una vera e propria “bonifica” che non può essere stata fatta da Riina e dai suoi tagliagole.

Sono tanti i documenti spariti, intere biblioteche.

Scomparsi gli appunti scritti dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa sul vorticoso giro di appalti palermitani e siciliani. L’inseparabile borsa da cui il generale mai si separa, “sparisce” per lungo tempo. La ritrovano in uno scantinato del tribunale di Palermo. Vuota. Il generale si portava a spasso, senza mai abbandonarla, una borsa vuota? Scomparso il foglio della relazione di servizio redatta dall’agente Calogero Zucchetto, il primo ad arrivare sul luogo dell’omicidio Dalla Chiesa. Anche Zucchetto è ucciso dalla mafia. Scomparsa l’agenda del capo della sezione investigativa della squadra mobile di Palermo Ninni Cassarà, ucciso dalla mafia. Scomparsa l’agenda che Cassarà sequestra a casa di Ignazio Salvo. Scomparsi gli appunti del poliziotto Nino Agostino, ucciso dalla mafia assieme alla moglie. E’ anche grazie ad Agostino se il misterioso attentato all’Addaura, sempre contro Falcone, fallisce. Di lui Falcone dice: quel ragazzo mi ha salvato la vita. Dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, sappiamo tutti. Il magistrato l’ha con se, molti l’hanno vista, a via D’Amelio; dopo l’attentato, qualcuno la fa sparire. Scomparsi anche gli appunti del maresciallo Antonino Lombardo, che ha svolto un ruolo non secondario nella cattura di Riina, e misteriosamente si suicida all’interno della caserma Bonsignore di Palermo.

Come si dice: un indizio è un indizio; due indizi sono una coincidenza; ma tre indizi sono una prova. Qui gli indizi sono un’infinità.

Falcone viene ucciso alle 17 e 57 del 23 maggio 1992. Sono passati ventotto anni… sembra ieri: gli stessi interrogativi, gli stessi sospetti, gli stessi misteri.

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