Valter Vecellio. Pannella, 90 anni. Da vivo trattato come fosse morto. Da morto… peggio

Valter Vecellio. Pannella, 90 anni. Da vivo trattato come fosse morto. Da morto… peggio

Un proverbio veneto ammonisce: “Quando nascono sono tutti belli, quando si sposano, son tutti signori, quando muoiono, tutti santi”. I latini, più pragmaticamente sintetici: “Parce sepulto”. E ancora”De mortuis nihil nisi bene”: i morti godono sempre tutte le simpatie. Sarà per questo che negli ultimi giorni si sono versati fiumi di melassa su Marco Pannella, anche il 2 di Maggio, fosse ancora tra noi, avrebbe compiuto novant’anni? Rari, i “saluti” che capita di leggere e che non siano aridi, freddi, capaci di trasformare un’emozione a chi legge. Un giorno si dovranno pur raccogliere gli insulti scagliati in vita e farne un compendio da unire con gli elogi tributati in morte, spesso dagli stessi individui; se ne avrebbe significativa, amara, umoristica antologia.

Pannella dunque. Era il 1971, un’era geologica fa, quando per la prima volta l’ho conosciuto. Su di lui, anni fa, era ancora tra noi, ho scritto un libro di quasi trecento pagine; e almeno una cinquantina di articoli e contributi per altri libri, l’ho intervistato per il TG2 una decina di volte, un paio di dossier di una cinquantina di minuti… Mi accorgo ora che sono riuscito a raccontare si è no un terzo di quello che ha rappresentato, è stato, continua a essere. Penso ad alcune frasi chiave: quando si contrappone a Palmiro Togliatti, il “migliore” dell’allora Grande Partito Comunista: dalle colonne del “Paese”, diretto da quel Mario Mellone che diventerà poi Fortebraccio, contrappone alla proposta di unità delle forze laiche, l’unione laica delle forze. Non è un mero esercizio semantico. Ci sono due diverse concezioni e strategie politiche. Ancor oggi un dibattito simile meriterebbe riflessione, attenzione, discussione, confronto. Pensate all’intuizione che è alla base del “Manifesto contro lo sterminio per fame nel mondo”. La traccia viene scritta in pochi minuti, su una bustina di sigarette; poi è sottoscritta da centinaia di premi Nobel: un documento politico unico nel suo genere, dove già si prefigura, quarant’anni fa, quello che accade oggi, e già allora si offrono soluzioni e proposte operative concrete. Pensate a quel “Per il diritto alla vita, per la vita al diritto”; al: “Dove c’è strage di diritto c’è strage di persone, di popoli”. Pensate alla sua ultima battaglia politica: per il diritto umano e civile alla conoscenza.

A tutti noi ricordo quello che di Pannella pensava Leonardo Sciascia: “Il solo uomo politico italiano che costantemente dimostri di avere il senso del diritto, della legge, della giustizia”. E il poeta Eugenio Montale, premio Nobel per la Letteratura nel 1975. Proprio quell’anno, Montale scrive: “Dove il potere nega, in forme palesi, ma anche con mezzi occulti, la vera libertà, spuntano ogni tanto uomini ispirati come Andrej Sacharov e Marco Pannella, che seguono la posizione spirituale più difficile che una vittima possa assumere di fronte al suo oppressore. Il rifiuto passivo. Soli e inermi, essi parlano anche per noi”.  Aggiungo che è luogo comune banale e miope quello che spesso si sente ripetere: Pannella come il dio Crono, che mano a mano divora i suoi figli. E’ esattamente il contrario: sono le sue figlie, sono i suoi figli ad essersi cibati delle sue carni, ad aver fatto carriera. Lo si è visto. Lo si vede.

Spiace che il presidente della Repubblica, ma anche i vertici delle istituzioni non abbiano rivolto un pensiero grato e riverente, a Marco Pannella. Spiace. Ma in fin dei conti, è nell’ordine delle cose. Pannella diceva: “Da vivo mi trattano come fossi morto. Da morto mi tratteranno come fossi vivo”. Per una volta sbagliava: da morto hanno ben cura di cancellarlo, cercano di farcene smarrire la memoria. Non ci riusciranno.

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