Valter Vecellio. Modeste proposte per i miei più “vicini”, pensando a chi si affaccia alla vita e a Marco Pannella che il 19 maggio del 2016 ci lasciava

Valter Vecellio. Modeste proposte per i miei più “vicini”, pensando a chi si affaccia alla vita e a Marco Pannella che il 19 maggio del 2016 ci lasciava

Non mancano motivi per l’ottimismo, anche se spesso tutto congiura per il contrario. Da anni, per esempio, per quel che riguarda istruzione e salute, si registrano dati positivi (sì, in giorni di pandemia può sembrare una sorta di beffa, ma è così). Il tasso di mortalità infantile diminuisce a un ritmo che mai si è registrato nella storia dell’umanità (per inciso: grazie, per questo, vaccini). Solo venti anni fa almeno dieci (DIECI!) milioni di bambini morivano nei primi cinque (CINQUE!) anni di vita. Mai come in questi anni bambini e adolescenti nei paesi in via di sviluppo hanno la possibilità di istruirsi. Con efficacia si contrasta e si combatte l’AIDS, la tubercolosi, la malaria.

Il 24 e il 25 giugno del 1981, date da segnare: viene reso noto quello che conosciamo come il “Manifesto dei premi Nobel contro la fame nel mondo”. Viene presentato simultaneamente a Bruxelles, Ginevra, New York, Parigi, Roma. Quel “manifesto” lo si deve a Marco Pannella che lo concepisce e lo scrive. Già due anni prima Pannella denuncia per la prima volta, a livello politico, il dramma dello sterminio per fame nel mondo. Accusa i governi dei paesi ricchi e sviluppati di essere complici del nuovo olocausto: sono i responsabili di quello che definisce “disordine economico internazionale”, da cui derivano fame, malattie, malnutrizione. Ci rammenta verità sconosciute, che i saggi dei “saggi” nascondono o a loro volta ignorano. Per esempio che nel 1945 i paesi africani erano loro ad esportare prodotti cerealicoli alimentari; oggi li devono importare e pagarli a prezzo di usura. Lancia l’allarme: se non si va in Africa a letteralmente salvare gli africani, saranno gli africani a venire da noi; e sarà tragedia.

Siamo all’oggi: più che mai urgente portare l’aiuto dove è necessario. Non è con le illusorie chiusure di “frontiere”, con confini tracciati sulle carte geografiche, con la costruzione di “muri” che garantiremo sicurezza e prosperità a noi, e a quelle popolazioni che sono spesso facile preda di organizzazioni terroristiche a loro volta, spesso, manovrate da poteri reali in omaggio a logiche e interessi chiari e al tempo stesso imperscrutabili.

Gli Stati, i governi del mondo progredito e civile devono finalmente comprendere che occorre aumentare (SI: AUMENTARE!) la spesa per l’aiuto allo sviluppo. È da almeno dieci anni che le cifre degli aiuti dati in percentuale del reddito nazionale lordo sono ferme. Nel frattempo, la situazione si evolve, in peggio. Si possono irridere quanto si vuole le Greta Thunberg, e trovare irritanti i loro ditini accusatori puntati. Il fatto concreto e reale è che è in corso uno sconvolgimento climatico di cui in buona misura si è responsabili. Accade che nella sola Africa sub-sahariana circa il 40 per cento dei bambini sia malnutrito. Stiamo parlando di una popolazione di almeno 700 milioni di esseri.

Nel 2040 (domani, fra soli vent’anni) si stima che il numero dei raccolti distrutti da eventi meteorologici estremi sarà perlomeno raddoppiato, rispetto a oggi. Si parla spesso dell’innalzamento dei mari, delle disastrose conseguenze per le popolazioni residenti nelle coste. Sarà un problema. Ma un problema maggiore quella massa di popolazione ridotta allo stremo impossibilitata, dalle conseguenze delle mutazioni climatiche, a coltivare e produrre il cibo che serve per il loro sostentamento. Allora sì, assisteremo a “invasioni”, “migrazioni”; e si provi a immaginare come bloccare alcune centinaia di milioni di persone disperate.

Quello che urge è innovazione; nelle sementi e nel modo di produrre. Non c’è altro modo per mantenere e aumentare i raccolti. Ci sarà meno acqua disponibile, le temperature saranno più elevate. Urge raddoppiare la produttività dei terreni in Africa. Urge potenziare la ricerca nell’ingegneria genetica. Facile, “comodo” in Europa inveire contro gli OGM e simili: non ci sono milioni di bambini condannati a morire per fame, malattia, malnutrizione. È in Africa che bisogna avere il coraggio di sostenere che gli stati africani non devono essere liberi di decidere se vogliono far ricorso all’ingegneria genetica.

Nella sola Africa sub-sahariana vive quasi un miliardo di persone. Entro qualche decina d’anni raddoppierà. Migliorare le loro condizioni di vita è “affare” (in ogni suo molteplice significato) di tutti noi, e non solo per motivi di etica; anche per puro e “semplice” egoismo. Quante più persone potranno vivere decentemente nei loro paesi, tante di meno sarà necessario accoglierne.  Occorre essere consapevoli della stretta relazione tra crescita della popolazione e condizione di vita. Dove la situazione economica ha raggiunto standard soddisfacenti, c’è più istruzione, ragazze e donne vanno a scuola; possono più facilmente essere protagoniste della pianificazione familiare che riguarda loro in prima persona. I tassi di natalità si riducono.

Ora, dite un po’: ma davvero davvero si deve perdere tempo con i Matteo Salvini e i Luigi Di Maio, con i Matteo Renzi e le Giorgie Meloni? E, per cominciare, non si avrebbe il diritto di chiedere, esigere, avere, più informazione e conoscenza su questo, piuttosto che i bla-bla, i pio-pio, i bau-bau, i miao-miao con cui quotidianamente si viene bombardati e ammorbati?

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