Senato. L’accordo Conte-Renzi salva il ministro della Giustizia Bonafede dalle due mozioni di sfiducia e lo stesso governo. Salvini-Bonino annichiliti

Senato. L’accordo Conte-Renzi salva il ministro della Giustizia Bonafede dalle due mozioni di sfiducia e lo stesso governo. Salvini-Bonino annichiliti

Il Senato salva il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. L’Aula di palazzo Madama ha respinto entrambe le mozioni di sfiducia presentate contro il Guardasigilli. La prima, quella in cui il centrodestra contestava la scarcerazione dei boss per l’emergenza coronavirus e la mancanza di trasparenza sulla nomina del vertice del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) è stata respinta con 160 voti contrari e 131 favorevoli. La seconda, invece, di cui era prima firmataria Emma Bonino e che metteva in discussione tutta la politica giudiziaria del ministro, è stata bocciata con 158 voti no, 124 sì e 19 astenuti. Fondamentali per la maggioranza sono stati i voti di Italia viva. Dopo giorni di agitazione, Matteo Renzi ha infatti deciso di votare contro i due documenti, scongiurando così una crisi di governo. Dai tabulati delle votazioni emerge che a salvare il Guardasigilli (e l’esecutivo) sono stati 160 voti contrari alla mozione del centrodestra così composti: 34 del Pd, 94 M5s, 16 di Italia Viva, 6 senatori delle Autonomie e una pattuglia di 10 senatori del Misto composta dagli ex M5s Maurizio Buccarella, Elena Fattori, Luigi Di Marzio e Paola Nugnes, dai Leu Pietro Grasso, Loredana De Petris, Vasco Errani e Francesco Laforgia, da Sandro Ruotolo, da Ricardo Merlo. Sono mancati i voti degli assenti Francesco Giacobbe (Pd) e Alessandra Riccardi (M5s), di Riccardo Nencini (Iv-Psi) che ha votato a favore della mozione e della pentastellata Tiziana Drago che si è astenuta. Maggioranza ancora più risicata per respingere la mozione Bonino con 158 no: stavolta mancano anche i voti degli assenti Magorno (Iv) e Di Marzio (Misto).

 In Aula, dove era presente anche il premier Giuseppe Conte, dopo la discussione generale, è intervenuto Bonafede. “Quando si giura sulla Costituzione si decide di essere in tutto e per tutto uomo delle istituzioni – ha premesso il ministro -. In queste ultime tre settimane si è alimentato fuori da qui un dibattito fatto di allusioni e illazioni ma essendo uomo delle istituzioni ho risposto molteplici volte portando avanti la forza e l’evidenza dei fatti”. Bonafede ha spiegato che la “lotta al malaffare, senza compromessi” ha sempre animato la sua attività politica e che sulle scarcerazioni dei boss c’è stata una “coltre di menzogne senza contatto con la realtà”. A suo dire, “è totalmente falsa l’immagine di un governo che avrebbe spalancato le porte delle carceri addirittura per i detenuti più pericolosi”. Quanto alle scarcerazioni dei boss, il Guardasigilli ha tenuto a precisare che sono state applicate le leggi vigenti, in vigore “da più di 50 anni e che nessuno aveva mai cambiato”. Detto questo, Bonafede ha fatto un’apertura sulla prescrizione. Sulle prossime riforme della giustizia, ha precisato, “il confronto nella maggioranza sarà costante, approfondito e improntato alla leale collaborazione. Tante volte ci siamo interrogati e anche divisi in maggioranza in ordine alla prescrizione. Su questo punto sarà importante istituire una commissione ministeriale che permetta di valutare l’efficacia della riforma sia nel processo penale che civile. La garanzia e la tutela della difesa sono due valori imprescindibili”.

Subito dopo il ministro, ha preso la parola Renzi. “Nell’annunciare che voteremo contro le mozioni di sfiducia, riconosciamo al centrodestra e alla senatrice Bonino di aver posto temi veri – ha affermato -. Le mozioni non erano strumentali ma non le voteremo per motivi politici”. Poi, rivolgendosi direttamente a Bonafede, ha continuato: “se noi votassimo oggi secondo il metodo che lei ministro ha utilizzato nella sua esperienza parlamentare verso i membri dei nostri governi, lei dovrebbe andare a casa. Ma noi non siamo come voi. Il premier ha detto che ove ci fosse stato un voto contrario a un ministro il governo sarebbe andato a casa, e noi lo ascoltiamo”. Insomma, dopo l’incontro di ieri tra Conte e la deputata renziana Maria Elena Boschi nella maggioranza sembra tornato il sereno. Il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci tuttavia puntualizza: “da oggi inizia una nuova fase per il governo al ministero della Giustizia. Tutta la maggioranza ha respinto le strumentali mozioni di sfiducia rivolte al Guardasigilli ma Bonafede non potrà andare avanti nello stesso modo, serve una discontinuità più forte e netta tra il governo con la Lega e l’attuale esecutivo con Pd, Iv e Leu”.

Il centrodestra esce dunque perdente dalla battaglia contro il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, con entrambe le mozioni di sfiducia – quella promossa dall’opposizione e quella di Emma Bonino – respinte dal Senato. Un esito atteso per la coalizione Lega-FdI e FI, che ha comunque voluto intraprendere la strada della richiesta di dimissioni del Guardasigilli, considerato “inadeguato e omissivo” nella gestione delle rivolte nei penitenziari e delle scarcerazioni che hanno portato al passo indietro del capo del Dap nelle settimane scorse. L’esito del voto era “annunciato”, si precisa da via Bellerio, dove nessuno ormai crede nella possibilità di un reale smarcamento che metta a rischio il governo da parte di Matteo Renzi. Ma – si precisa – si è trattato di un voto che rende evidente a tutti “cosa nella maggioranza sono disposti ad accettare per difendere il governo e la poltrona”. Tra i leghisti si stigmatizza soprattutto l’atteggiamento del Pd che ha legato la sorte del ministro pentastellato a quella del governo, sostanzialmente ‘blindando’, nei giorni scorsi, Bonafede dal picconamento di Italia viva. Mentre Fratelli d’Italia non ha votato la mozione di sfiducia presentata da Emma Bonino e Più Europa, appoggiata anche da Lega e FI. Ma nel partito di Silvio Berlusconi, da sempre ‘allergico’ alle mozioni di sfiducia individuale, si sarebbe registrato qualche malumore sulle conseguenze politiche del voto, che finisce per “rafforzare il governo e il ministro stesso”. Anche nella Lega si registrano alcune perplessità. La Lega ha depositato un’altra mozione di sfiducia contro un ministro del governo di Giuseppe Conte, il titolare dell’Economia, Roberto Gualtieri (non sottoscritta da FI). Ora gli ex lumbard non hanno alcuna fretta di discuterla. La decisione in ogni modo è rimessa alla riunione dei capigruppo.

 

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