Scuola. Sui concorsi muro contro muro nella maggioranza, ma si intravvedono spiragli. Centinaia di persone in tutta Italia per chiedere la riapertura a settembre

Scuola. Sui concorsi muro contro muro nella maggioranza, ma si intravvedono spiragli. Centinaia di persone in tutta Italia per chiedere la riapertura a settembre

Il muro contro muro sui concorsi per la scuola che vede schierati da un lato M5s e Iv, dall’altro Pd e Leu e su cui il premier Giuseppe Conte potrebbe avanzare una proposta di mediazione riguarda l’immissione in ruolo di docenti necessari per riportare la scuola alla normalità in tempi ordinari. Due vertici di maggioranza non hanno risolto ancora nulla, in previsione del voto alla Camera sul decreto Scuola. Tuttavia, segnali di fumo continuano ad essere inviati via social o attraverso comunicati stampa. Se il vicesegretario del Pd Andrea Orlando si dice fiducioso in una soluzione di mediazione, “un punto di equilibrio tra l’esigenza di selezionare chi entra e il fatto che siamo in una fase emergenziale di Covid”, il suo collega di partito Francesco Verducci sembra invece non arretrare dalle posizioni di partenza, mentre il capogruppo al Senato Marcucci, tende la mano ai 5 Stelle, che apprezzano. La posizione di Liberi e Uguali, annunciata da Laforgia, resta invece costantemente quella fin qui sostenuta. Marcucci individua così una soluzione: “l’emergenza sanitaria porta ad evitare il concorso a crocette e a sostituirlo con una prova che tutti i candidati potranno svolgere a fine anno scolastico. Quindi per noi bisogna valorizzare immediatamente il patrimonio di conoscenze dei precari ed inserire il primo settembre 40.000 insegnanti, non rinunciando al merito ed alla selezione con una prova vera a fine anno scolastico”. I 5Stelle prendono “con favore le parole del capogruppo del Partito democratico Andrea Marcucci, che dichiara di non voler rinunciare al merito ed alla selezione. Su questa base è possibile trovare un accordo, purché la selezione sia davvero meritocratica e che si evitino soluzioni pasticciate. Restiamo aperti al dialogo ed al confronto, ma indisponibili a derogare a questi principi”. Ma dall’altra parte, Francesco Verducci, Pd, capogruppo in commissione Cultura al Senato, insiste: “dare certezza ai precari con assunzione per titoli e servizio, anno abilitante, e prova orale selettiva finale. Nessuna sanatoria. Ma un percorso che valorizzi la qualità delle competenze e dell’insegnamento, che certo non si misurano con un quiz a crocette”. Verducci, di fatto, riepiloga e sostiene, insieme con Liberi e Uguali, la posizione dei sindacati della scuola, che oggi annunciano al Ministero dell’Istruzione il raffreddamento delle relazioni sindacali, premessa per l’indizione dello sciopero generale. E il punto di vista di LeU è altrettanto chiaro: “Il merito non si stabilisce con un concorso a crocette peraltro fatto anche in piena emergenza sanitaria. Chi ha servito la scuola per tanti anni, magari coprendo le buche di organico, ha bisogno finalmente di una prospettiva stabile”. Più defilata appare la posizione di Italia Viva che interviene oggi con un comunicato stampa del capogruppo al Senato Davide Faraone, che però soprassiede sul concorso, per quanto sia importante. Non va dimenticato che Renzi e i parlamentari di Italia Viva ancora sostengono quella pessima legge 107 del 2015 che prevedeva il cosiddetto Fit, periodo di formazione iniziale e tirocinio, mai partito ed eliminato dal ministro Bussetti, e una ideologia “meritocratica” mai davvero problematizzata. Così è cristallizzata la situazione. Altri vertici di maggioranza non sono previsti per il momento.

Intanto, migliaia di genitori, insegnanti, educatrici, bambini e studenti in tutta Italia sono scesi in piazza, rispettando comunque le norme di distanziamento fisico, per chiedere al governo la riapertura delle scuole a settembre e “in presenza”. A Milano di fronte a 100 scuole circa 2mila persone alle ore 15.30 hanno affisso gli striscioni “Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza” (Antonio Gramsci). Alla stessa ora, nel centro di Firenze, in piazza SS. Annunziata, hanno manifestato oltre 1.200 persone, 500 a Roma, in prossimità della sede del Ministero dell’Istruzione, a Trastevere, 400 a Bologna in piazza Maggiore, 300 a Torino in piazza Castello, 500 persone a Napoli in piazza Dante, 300 a Genova, 250 a Faenza, 300 a Pontedera, 150 a Pistoia e poi altre centinaia di persone anche a Modena, Lucca, Pistoia, Arezzo, Cagliari, Trapani, Vicenza, Padova, Reggio Emilia, Taranto. Una mobilitazione nazionale che ha coinvolto 19 città italiane, promossa dal coordinamento del Comitato “Priorità alla Scuola”, composto da Costanza Margiotta, Filippo Benfante, Cristina Tagliabue, Maddalena Fragnito e Gloria Ghetti. Il gruppo promotore rileva che “né negli ultimi decreti del governo né nelle recenti dichiarazioni rilasciate dalla stessa Azzolina emergono linee chiare sulle modalità di apertura della Scuola a settembre”. Per questa ragione il Comitato ha deciso di organizzare una manifestazione in forma statica in luoghi simbolici e centrali di numerose città italiane per chiedere che tutte le scuole siano aperte a settembre, in presenza, in continuità e in sicurezza. Ad accompagnare la protesta il manifesto “Istruitevi: avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza”. Intelligenza che, secondo i manifestanti, serve anche a districarsi in questo frangente in cui, “la comunicazione del ministero è stata vaga: abbiamo date per tutte le riprese di tutte le attività, tranne che per la scuola”.

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