Scuola. Il Senato approva la fiducia sul decreto con 148 sì e 87 no. Sindacati sconcertati e preoccupati. E per la maturità presidenti e commissari fuggono in massa

Scuola. Il Senato approva la fiducia sul decreto con 148 sì e 87 no. Sindacati sconcertati e preoccupati. E per la maturità presidenti e commissari fuggono in massa

 Il concorso con quesiti a risposta aperta per 32 mila precari, ma anche il ritorno al giudizio per le elementari al posto del voto decimale. Sono alcune delle principali novità approvate al Senato con un maxiemendamento al decreto scuola, su cui il governo ha posto la questione di fiducia, approvata dall’aula di Palazzo Madama con 148 sì, 87 contrari e nessun astenuto. Il testo passerà alla Camera dove è atteso dal 3 giugno.

“Il testo è stato migliorato in Senato – ha commentato la ministra Lucia Azzolina – grazie al lavoro della maggioranza, che ha guardato all’interesse e alla qualità del sistema di Istruzione, mettendo al centro le studentesse e gli studenti”. Intanto prosegue il lavoro per l’organizzazione degli esami di maturità e per la ripresa, a settembre. “Forniremo a breve alle scuole le regole per poter avviare l’anno in piena sicurezza dal punto di vista sanitario e con indicazioni anche sotto il profilo didattico”, promette Azzolina. Tra le principali novità approvate al Senato c’è il ritorno ai giudizi descrittivi, nella scuola primaria, al posto dei voti in decimi, già dal prossimo anno scolastico. Sulla base di specifiche e motivate richieste da parte delle famiglie, gli alunni con disabilità, potranno essere iscritti all’anno frequentato nell’anno scolastico 2019/2020 così recuperare il mancato conseguimento degli obiettivi didattici e inclusivi per l’autonomia, stabiliti nel Piano educativo individualizzato. Novità per i privatisti che dovranno sostenere l’esame di maturità a settembre: in attesa di conseguire il diploma, potranno partecipare con riserva alle prove di ammissione ai corsi di laurea a numero programmato per le università e altre istituzioni di formazione, oltre che anche a concorsi pubblici, selezioni e procedure di abilitazione per le quali sia richiesto il diploma di II grado. Velocizzata l’esecuzione degli interventi di edilizia scolastica: fino al 31 dicembre 2020 i sindaci e i presidenti delle Province e delle Città metropolitane potranno operare con poteri commissariali. Cambia il concorso straordinario per l’ingresso nella scuola secondaria di I e II grado: niente prova a crocette, ma con quesiti a risposta aperta. Le prove si svolgeranno appena le condizioni epidemiologiche lo consentiranno. Ai vincitori di concorso immessi in ruolo nel 2021/2022 che rientrano nella quota di posti destinati all’anno scolastico 2020/2021 sarà riconosciuta la decorrenza giuridica del contratto, anche ai fini dell’anzianità, dal 1° settembre 2020. Le graduatorie dei supplenti saranno aggiornate, ma anche provincializzate e digitalizzate. Saranno gli Uffici territoriali del Ministero a seguire il processo e assegnare le supplenze. La presentazione delle domande sarà, poi, informatizzata per tagliare i tempi e rendere il processo più efficiente. È prevista l’istituzione di un apposito Tavolo di confronto per avviare “con periodicità percorsi abilitanti” e fare chiarezza sul percorso per diventare insegnanti.

La dura reazione dei sindacati della scuola: dopo mesi e mesi di promesse, dal governo solo caos

La reazione di sconcerto, rabbia e preoccupazione dei sindacati della scuola è tutta nelle parole del segretario generale della Uil, Pino Turi. “Un clima mai visto, una confusione preoccupante. Bisognerebbe cambiare titolo al decreto” sottolinea il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi, ricordando che si sta dibattendo di “misure urgenti sulla regolare conclusione e l’ordinato avvio dell’anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato”. Di urgente non c’è rimasto più niente. Tutto è rinviato al prossimo anno. Inoltre, “sugli esami abbiamo firmato un protocollo e lo rispetteremo perché le scuole hanno bisogno di elementi di supporto e di chiarezza. Per il resto il clima è di conflitto. Con una decisione che ha rari esempi paragonabili, premier e ministra, hanno stracciato due accordi sottoscritti con loro a Palazzo Chigi, mesi e mesi di lavoro, di riunioni, di confronti tecnici, emendamenti, mediazioni parlamentari. Pacta sunt servanda. Per noi vale ancora. Ciò che abbiamo firmato rispettiamo”. La domanda oggi è: sappiamo come riapriranno le scuole? “Non a settembre, tra qualche giorno”, aferma Turi. L’ultimo Dpcm “prevede la chiusura delle lezioni fino al 14 giugno. Le scuole dell’infanzia chiudono il 30. Che faranno i bambini? Dove andranno? Li affideremo ai volontari? Stiamo scherzando?”. Turi poi spiega che abbiamo scuole chiuse e lavori fermi. Mentre l’Europa sostiene la ripresa, l’esecutivo pensa alla scuola come in passato. Ci sono pochi soldi, non si può fare. Logiche vecchie per una scuola che deve ripartire. “Le cifre a disposizione – 331 milioni di euro – suddivise per tutte le scuole diventano poche migliaia di euro a istituto. Il Dl rilancio così come articolato rischia di mettere in piedi un castello di carte che scarica sulle scuole e quindi sui dirigenti tutte le incombenze e le responsabilità”, continua Turi. “Responsabilità che si accentueranno a settembre in quelle scuole senza dirigente e senza Dsga, visto che i facenti funzione non accetteranno, a giusta ragione, alcun incarico. Come potrà deliberare il consiglio di istituto le misure da adottare, nel periodo estivo, senza personale a disposizione? Chi darà indicazioni e supporto alle segreterie? Non dovrebbero essere gli uffici amministrativi territoriali a dare supporti necessari? Possibile che i lavori di adeguamento e manutenzione vadano in carico alle scuole? Bisogna cambiare approccio – aggiunge Turi – altrimenti le scuole non saranno in condizione di riaprire, e settembre è dietro l’angolo”. Altrettantp severo è giudizio della segretaria generale della Cisl, Maddalena Gissi. “Il testo del decreto continua a conservare più ombre che luci. La questione concorso straordinario ed assolutamente insufficiente visto che non permetterà alle scuole di avere in cattedra i docenti in settembre. Molti emendamenti promossi dal governo sono stati ritirati per mancanza di copertura economica, tra questi l’impegno per le assunzioni degli specializzati su sostegno e la card per i precari”. Gissi chiosa: “siamo in attesa di leggere con attenzione il testo pubblicato ufficialmente e le relazioni tecniche che ci spiegheranno in modo chiaro e definitivo i contenuti. Domani ci sarà il tavolo di conciliazione convocato a seguito della nostra richiesta. Ci aspettiamo molte risposte e altrettanti impegni da parte del Ministero. La riapertura delle scuole è alle porte ma non abbiamo ancora discusso di scenari”.

E per l’esame di Stato c’è la fuga dei presidenti e dei commissari che temono di ammalarsi

Maturità quasi alle porte considerando il ponte e l’insediamento delle Commissioni il prossimo 15 giugno, ma mancano ancora i presidenti. Le regioni a maggiore rischio ad oggi sono Lombardia al -40% e Lazio al -30%, seguite da Toscana con il -25% e Piemonte con il -20%. Numeri allarmanti a causa delle percentuali ed in vista di un’aggravante: nel caso di nomine da parte degli uffici scolastici provinciali, che saranno fatte entro la prossima settimana, potrebbero cascare a pioggia sull’esame di Stato 2020 i certificati medici. Così in previsione dei malati dell’ultimo momento è necessario che gli Uffici preposti si organizzino con elenchi di riserva. “Una certa carenza si è manifestata anche negli anni precedenti ma stavolta la platea delle persone che non ha aderito è incredibilmente più grande – spiega Mario Rusconi, presidente dell’Anp di Roma e del Lazio – Mancano ancora diversi presidenti di Commissione di Maturità, che possono essere presidi di scuole elementari, medie e superiori. Oppure docenti di scuola superiore con almeno 10 anni di insegnamento”. Inoltre, “molti presidi di elementari e medie si sono messi a disposizione essendo saltati gli esami di terza media – racconta Rusconi – Sono scesi in campo anche i presidi degli Istituti comprensivi. Ma i numeri non sono sufficienti a risolvere, pertanto è ormai sicuro che i direttori generali dei vari Uffici scolastici regionali faranno nomine d’ufficio, individuando insegnanti con più di 10 anni di servizio e che non facciano parte già di commissioni di Maturità come membri interni. E gli insegnanti non si potranno sottrarre ammesso che non siano malati”.

 

Share