Scuola ed election day, le nuove spine della maggioranza. Sinopoli, Flc Cgil: la tregua è finita, mobilitazione fino allo sciopero dell’istruzione

Scuola ed election day, le nuove spine della maggioranza. Sinopoli, Flc Cgil: la tregua è finita, mobilitazione fino allo sciopero dell’istruzione

L’ultima riunione c’è stata ieri sera. Ed è andata male. Nessun avvicinamento e in giornata nessun nuovo incontro. Così a sera la questione scuola che sta dividendo la maggioranza con Pd-Leu da una parte e i 5 Stelle con la ministra Lucia Azzolina dall’altra, arriva a palazzo Chigi alla presenza del premier Conte, i capidelegazione e i capigruppo di maggioranza. Riunione poi sconvocata e rinviata nuovamente. Il nodo del contendere è sempre lo stesso, da giorni: il concorso per docenti. Azzolina lo vorrebbe ‘normale’ con il quiz a crocette e i vari step da superare. Pd e Leu, vista la situazione con la minaccia virus in corso, propongono un concorso per titoli, insomma un canale più diretto per le assunzioni. Sostenuti anche dai sindacati che potrebbero scioperare. In giornata giunge un tentativo di mediazione da parte della ministra.  Convocare il concorso per gli insegnanti della scuola secondaria ma inserire una clausola che faccia scattare l’assunzione a tempo determinato, secondo le graduatorie, nel caso in cui l’emergenza renda impossibile svolgere la prova. Nella proposta di sintesi della ministra ci sarebbe, in caso di impossibilità di tenere la prova scritta in presenza a causa del mutato quadro epidemiologico, l’ipotesi di svolgere una prova scritta durante l’anno. I sindacati, dunque, sono ora sul piede di guerra, anche contro il tentativo di mediazione. Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil, non è affatto d’accordo con la clausola: “Per noi esiste l’unica possibilità reale che è quella del concorso per titoli. Prima se ne prende atto e meglio è per la scuola”, e annuncia la mobilitazione dell’istruzione fino allo sciopero, se necessario. “Il governo sta seguendo una strada sbagliata e se si prosegue su questa strada, la tregua determinata dall’emergenza è finita. Noi avevamo già proclamato uno sciopero per i precari” ha detto Sinopoli nel corso di una diretta social. “E’ bene che il sindacato assuma l’iniziativa senza alcun timore perché siamo nel giusto” ha aggiunto. “Noi adesso abbiamo il problema dei precari – ha sottolineato – ma abbiamo anche quello della ripartenza a settembre, problema che non è affatto risolto perché nel dl Rilancio le risorse che servono non ci sono. Se in queste ore non c’è un orientamento diverso del governo – ha ribadito – allora il sindacato deve fare scelte coerenti”. Insomma, conclude Sinopoli, “abbiamo capito che il problema persiste nonostante ci sia una convergenza in Parlamento sulle nostre proposte e io credo sia arrivato il momento di dare un segnale chiaro al governo e cioè serve la ripresa della mobilitazione della scuola. La tregua ora è finita” ha ribadito.

Intanto, entra nel vivo il decreto legge che dovrà disciplinare le elezioni amministrative e il referendum costituzionale

La partenza però è tutta in salita. All’esame della commissione Affari costituzionali della Camera è stato consegnato l’emendamento che propone come date per la tornata elettorale quella del 13 e 14 settembre. La firma è della relatrice M5S, Anna Bilotti, e prevede che si voti la domenica fino alle 23 e il lunedì fino alle 15 con tutte le misure di prevenzione per il coronavirus per assicurare il necessario distanziamento sociale. Una ipotesi immediatamente bocciata dagli stessi componenti della maggioranza giallo-rossa. I primi ad opporsi, secondo quanto trapela dopo i lavori della commissione, sono stati i deputati di Italia viva e Leu. L’obiezione è infatti quella di affrontare la campagna elettorale sotto l’ombrellone e poi, ragionano: “Se Conte invita gli italiani ad andare in vacanza per noi sarà difficile invitarli a partecipare alla campagna elettorale”. Altro nodo la raccolta delle firme che dovrebbe essere completata e consegnata entro un mese dalla data stabilita, quindi poco prima di Ferragosto. Anche sul fronte del Partito democratico emergono non pochi dubbi: anche se dal Nazareno si preferisce la strada del confronto consapevole, è quanto emerge, quella di metà settembre non sarebbe la scelta ideale. Su questa ipotesi, spiega Stefano Ceccanti “occorre fare una verifica da qui alla seduta di martedì con le Regioni ed anche con le varie forze politiche, sia per le date sia per la questione delle firme con cui sottoscrivere le liste, per raggiungere un esito condiviso con la massima disponibilità possibile da parte di tutti, trattandosi di regole che impegnano tutti”. Condivisione che lo stesso presidente Giuseppe Brescia ha auspicato in vista della presentazione dei submendamenti, scadenza fissata per lunedì alle 15. A spingere per il “prima possibile” sono i 5Stelle che vorrebbero chiudere la partita sul taglio dei parlamentari e incassare la legge votata all’alba del Conte II, sfruttando anche una soglia dei sondaggi che ha arrestato la sua decrescita. A questo punto qualora l’ipotesi avanzata oggi non trovasse la condivisione neanche tra le forze che compongono l’esecutivo, la data più probabile potrebbe essere quella del doppio turno il 27 e 28 settembre, con ballottaggio, dove previsto, quindici giorni dopo: quindi in pieno autunno.

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