Scuola. Concorso docenti, è muro contro muro: M5S e Italia Viva contro Pd e LeU. Ancora un rinvio. Sinopoli, Flc Cgil: stabilizzazione dei precari o sarà sciopero

Scuola. Concorso docenti, è muro contro muro: M5S e Italia Viva contro Pd e LeU. Ancora un rinvio. Sinopoli, Flc Cgil: stabilizzazione dei precari o sarà sciopero

E’ muro contro muro sul decreto scuola, sul quale da giorni va avanti un braccio di ferro nella maggioranza. Dopo tre ore di vertice a Palazzo Chigi ci si aggiorna a una nuova riunione, che potrebbe tenersi già sabato. Sarà il premier Giuseppe Conte, è stato deciso, ad avanzare una proposta di mediazione per arrivare a un accordo sul nodo dei concorsi e sulla norma del decreto scuola che dovrà essere votata lunedì. Ma i toni, da quanto si è saputo, questa sera sono stati molto accesi e le posizioni, assai distanti, non sarebbero state scalfite anche se le fonti governative confidano che si possa arrivare a trovare un’intesa. Nella riunione, che è stata descritta a tratti tesa, si sarebbero cristallizzati i due schieramenti: M5S e Italia Viva da una parte, Pd e LeU dall’altra. Al centro del ‘contenzioso’ il concorso straordinario, per circa 25 mila posti, per i precari che da più di tre anni insegnano: da un lato Pd e Leu si battono per un concorso per soli titoli, anche vista l’emergenza Covid e la possibile difficoltà nel fare svolgere i concorsi, dall’altra M5S con la ministra Azzolina e Italia Viva vogliono lo svolgimento delle prove come era stato previsto, salvo impennate dei contagi. “Per il Pd il concorso con le prove resta molto difficile da prevedere”, fanno sapere stasera fonti dem. Fonti M5S ribadiscono invece il no alle graduatorie per titoli. Ma un accordo, fanno sapere, e’ possibile tramite un concorso che garantisca il merito.

Quello dei concorsi è uno dei nodi più complessi da sciogliere a livello politico. La ministra Azzolina ha confermato il concorso straordinario per i docenti della secondaria superiore, previsto per agosto, ma la maggioranza è spaccata su questo punto. In particolare Pd e Leu sottolineano che i precari hanno già mostrato sul campo il loro valore e chiedono al governo di stabilizzarli snellendo le procedure del concorso e privilegiando invece titoli, servizio e prova orale finale. La ministra ha messo sul piatto una proposta di mediazione: una clausola di ‘emergenza’ da far scattare nell’eventualità di un ritorno della pandemia che renda impossibile lo svolgimento della prova. In quel caso, ci sarebbe l’assunzione a tempo determinato per i docenti e poi una prova scritta durante l’anno.

Sono troppe le chiacchiere distorte – commenta Maddalena Gissi leader della Cisl scuola – noi vogliamo premiare il merito di chi da anni ci mette in condizione di aprire le scuole, il merito di chi insegna in molti casi nelle scuole che hanno i risultati migliori”. La Cgil, la Uil e lo Snals si sono già dette pronte alla mobilitazione e a proclamare la fine della tregua sindacale se non si arriva al concorso per titoli. I tempi sono sempre più stretti: il decreto scuola, all’esame del Senato, a fine mese deve passare all’esame della Camera ed essere varato definitivamente entro il 7 giugno. “Sono necessari – ha dichiarato Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil –insegnanti e ATA in classe dal primo giorno di scuola e in numero sufficiente per il distanziamento interpersonale, in ambienti adeguatamente attrezzati. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo bisogno di dare una risposta immediata al reclutamento dei docenti che lavorano da anni nelle nostre scuole e pianificare un organico adeguato alla prevenzione dei contagi; per questo siamo disposti ad ulteriori forme di mobilitazione e di lotta, nessuno escluso”.

Inoltre, aggiunge Sinopoli, “per ridare centralità alla scuola pubblica i finanziamenti utilizzabili con il recovery fund sono un’occasione che non si ripeterà mai più. Il tema non è solo la riapertura di settembre, rispetto a cui non ci sono risorse sufficienti – scrive Sinopoli in una nota – ma il rilancio della scuola pubblica perché sia rispondente ai bisogni dei nostri studenti, quindi spazi adeguati e pensati per una didattica rinnovata e naturalmente in presenza, con un piano di formazione in servizio per i docenti. Il diritto allo studio e la priorità dell’inclusione, che la didattica a distanza non garantisce, rappresentano il rilancio della missione costituzionale della scuola. Stabilizzazione e ricorso alle risorse del Recovery Fund sono le risposte che ci aspettiamo ora dal governo Conte”. Insomma, chiude la leader della Cisl scuola Gissi, “la nostra azione è stata fin qui condotta con chiarezza di proposte e di obiettivi, e con altrettanta disponibilità al confronto e alle necessarie mediazioni. Quel tempo è finito, come avvenuto anche in tante altre circostanze il mondo della scuola saprà valutare nel merito le decisioni della politica”.

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