Scuola. Concorsi, la maggioranza trova un accordo nella notte respinto da sindacati e docenti precari. La task force immagina la ripartenza a settembre

Scuola. Concorsi, la maggioranza trova un accordo nella notte respinto da sindacati e docenti precari. La task force immagina la ripartenza a settembre

La notte scorsa, dopo giorni di scontri, la maggioranza ha raggiunto un accordo sul concorso straordinario che riguarderà complessivamente circa 32 mila precari. Le polemiche di questi giorni sul concorso per i precari hanno attirato sulla ministra dell’Istruzione una pioggia di insulti social volgari e sessisti. Azzolina ne era già stata vittima in passato. Solidarietà è arrivata alla titolare del ministero di viale Trastevere da numerosi parlamentari. Indignazione è stata espressa anche da molti docenti e dirigenti scolastici. L’accordo raggiunto nella notte fa sì che la procedura concorsuale straordinaria prevederà un punteggio per titoli, servizio e un esame. Il test a crocette – inviso al Pd e a LeU – sarà sostituito da una prova scritta che si svolgerà a fine emergenza, probabilmente a novembre, con la possibilità di retrodatazione dei contratti al primo settembre 2020 dei vincitori. Ci sarà la riapertura e l’aggiornamento delle graduatorie di terza fascia e sarà su base provinciale; infine si prevederà anche una nuova modalità per l’ingresso in ruolo degli specializzati TFA sul sostegno. Se le dichiarazioni dei partiti politici sono pressoché tutte improntate alla soddisfazione, molto critici sono però i sindacati.

Sinopoli, segretario generale Flc Cgil: a settembre 200 mila cattedre scoperte

“Ci troveremo di fronte a un nuovo anno scolastico che comincia con oltre 200 mila cattedre scoperte, avvicendamento di supplenti e difficoltà per famiglie e alunni”, ammonisce Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil.  Per il dirigente sindacale, “la procedura straordinaria nasce dall’esigenza di riparare ad un torto che lo Stato ha commesso verso lavoratori precari che lavorano da anni nella scuola con contratti a termine, a dispetto delle norme europee che prevedono la stabilizzazione. Ma l’accordo raggiunto non snellisce la procedura, perché sostituisce il quiz con una prova scritta a risposte aperte, a cui poi seguiranno formazione e prova orale selettiva, con il risultato che i tempi di espletamento del concorso si allungheranno piuttosto che accorciarsi”. Infine, “il Paese ha bisogno di un sistema scolastico che sia davvero in grado di recuperare il debito maturato nei confronti di studenti e famiglie in questi mesi di sospensione delle attività scolastiche. Senza tutti i docenti in cattedra a settembre, si parte davvero col piede sbagliato”, conclude Sinopoli. “Oggi è più che mai evidente che la scuola non è importante, è parte di una scacchiera politica e degli equilibri di partito ma non è al centro delle scelte per il futuro di questo Paese”, dice la segretaria generale della Cisl scuola, Maddalena Gissi. Molto critici anche Pino Turi della Uil scuola e Rino di Meglio della Gilda. Per Pino Turi, “le ragioni della politica hanno travisato il fine con il mezzo. Il fine era, e resta, mettere in ruolo i precari al 1 settembre. Il mezzo era lo strumento per realizzare questo obiettivo. Si è stravolto tutto. Resta la stessa realtà: resta il balletto dei docenti, resta l’aumento dei contratti precari, resta l’amarezza di un governo che si concentra sulla gestione piuttosto che sulla strategia di fondo”.

La task force del Ministero dell’Istruzione consegna il documento per la riapertura delle scuole a settembre

Si va delineando con sempre maggiore chiarezza come sarà strutturato il rientro in classe a settembre degli 8,3 milioni di studenti delle scuole italiane. Oggi il Comitato di esperti per la riapertura delle scuole presieduto dal professor Patrizio Bianchi ha consegnato alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina il Rapporto che contiene le indicazioni per la ripartenza: si fa leva innanzitutto sull’autonomia spinta delle scuole – nei diversi territori saranno possibili soluzioni diverse – con accordi con gli enti locali, con i mezzi di trasporto e l’utilizzo del terzo settore per poter garantire più tempo scuola fisico soprattutto ai bambini della scuola di primo ciclo. Ma soprattutto, come ha chiarito Amanda Ferrario, dirigente scolastico che fa parte della task force, si tornerà alla scuola in classe alla scuola dell’infanzia, alle elementari e pure alle medie. “Non vogliamo che si torni a settembre con una didattica a distanza o una didattica mista, i bambini della scuola dell’infanzia, elementare e media devono poter essere in un contesto di socialità”, ha detto. Diversa la situazione alle scuole superiori: qui i ragazzi sono più grandi e quindi la possibilità di intervallare un tempo scuola in presenza e un tempo a scuola a distanza è possibile. Quindi per le superiori la didattica a distanza – secondo i suggerimenti forniti dal gruppo di lavoro presieduto da Bianchi – ci sarà ancora, quanto meno nella prima parte dell’anno nella quale le misure di distanziamento in ambienti che sono antichi o piccoli non si prestano a poter ospitare tutti gli studenti con il distanziamento fisico. Tra le linee fornite dal Comitato, la ridefinizione dell’unità oraria che non deve essere necessariamente di 60 minuti, in modo tale da poter garantire il tempo scuola a tutti gli studenti; il farli entrare in maniera scaglionata durante l’arco della giornata e non tutti alle otto; l’ utilizzare per le lezioni non soltanto le aule ma anche parchi e giardini, gli oratori messi in sicurezza con le necessarie precauzioni, le strutture dei comuni. Le scuole, inoltre, possono fare accordi per progetti con gli enti locali per integrare la didattica: più musica più sport più cinema e teatro e più arte.

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