Roberto Biscardini. Perché centralizzare, anziché dare più potere ai Comuni? Una battaglia della sinistra

Roberto Biscardini. Perché centralizzare, anziché dare più potere ai Comuni? Una battaglia della sinistra

Mi è capitato di ascoltare in una diretta Facebook un lungo intervento di Giuseppe Sala, sindaco di Milano, sul coronavirus e sugli errori commessi dalla Regione Lombardia. Errori recenti, ma anche frutto di quel modello introdotto dal centrodestra dopo il 1995, che, per favorire l’aziendalizzazione e la privatizzazione del sistema, aveva depauperato le strutture territoriali, i presidi ospedalieri diffusi, gli ambulatori, i consultori di prevenzione e riabilitazione e persino il ruolo dei medici di base. Sala ha voluto rimarcare le differenze tra la velocità e l’efficienza del Veneto rispetto all’azione confusa e inappropriata della Lombardia. Tuttavia non ha dedicato neppure una parola sul ruolo dei Comuni e sull’assenza pressoché assoluta dei Comuni più grandi, come Milano.

Da tempo abituati a considerare la sanità non un problema loro, nonostante il sindaco in virtù del Testo unico degli enti locali, mai abrogato, sia ancora rappresentante delle comunità locali in caso “di emergenze sanitarie” e pienamente responsabile dell’assistenza sociale (agli anziani per esempio, che tanto hanno sofferto in questi mesi). E sottolineo questo aspetto, non per auspicare ulteriori conflitti istituzionali tra i diversi livelli di governo, ma per affermare che la competenza sostanziale, politica e persino morale dei comuni non dovrebbe considerarsi svanita, quando di mezzo c’è la salute dei cittadini. Infatti, nonostante le competenze delle Regioni, anche prima del famoso Titolo V, e nonostante gli effetti di una legge sciagurata del 1992 (legge De Lorenzo-governo Amato), che ha totalmente esautorato i comuni dalla gestione e dal controllo diretto della sanità pubblica, il ruolo politico dei comuni non è stato cancellato, esiste e deve esistere.

E’ vero che quella legge ha abolito i comitati di gestione delle USL nominati direttamente dai consigli comunali e mortificato la mitica riforma Mariotti del 1968 che obbligava gli ospedali, trasformati in enti pubblici, a fornire assistenza gratuita a tutti i cittadini senza distinzione. Ha colpito al cuore anche la riforma istitutiva del Servizio sanitario nazionale del 1978, che prevedeva appunto un sistema territoriale potente garantito dalle Unità Sanitarie Locali sotto il diretto controllo dei comuni, trasformando le USL in ASL di nomina regionale. Ma non ha abolito i comuni che, nell’interesse generale dei propri cittadini, non avrebbero mai dovuto subire passivamente la logica della rigida separazione delle competenze, o far propria questa logica come alibi per lavarsene le mani.

Questo, per arrivare a due considerazioni.

La prima, per sottolineare come, anche in questa fase, i comuni avrebbero potuto e dovuto fare di più (come per la verità è stato fatto da alcuni piccoli comuni, soprattutto sul terreno dell’assistenza, con capacità e sensibilità, andando incontro alle esigenze delle persone, così come l’hanno fatto giovani volonterosi e comunità religiose). E nello stesso per evidenziare come i comuni dovrebbero, almeno oggi (di fronte al disastro), ammettere la responsabilità di essersi arresi da anni, rinunciando ad esercitare le proprie prerogative e a far sentire la propria voce contro i processi di privatizzazione della sanità pubblica portati avanti dalle Regioni.

La seconda questione è ancora più inquietante.

Essa riguarda il coro di voci, che si sono levate, non solo a destra ma anche a sinistra, a favore di una ricentralizzazione dei poteri verso lo Stato centrale. Proponendo persino l’abolizione delle Regioni e confondendo così la necessità di una diversa organizzazione e ridefinizione del loro ruolo con la voglia esasperata di ridare fiato all’antico centralismo romano. Come se a Roma tutto funzionasse benissimo. E contemporaneamente nessuno e nemmeno i diretti interessati, i comuni delle grandi città, hanno speso una sola parola per un decentramento dei poteri a loro favore, anziché assistere inerti alle proposte di ricentralizzare i poteri verso l’alto.

Una battaglia che in altri tempi si sarebbe fatta sentire alla grande.

Sarebbe stata naturale, e non parlo dei tempi di Carlo Cattaneo, quando i comuni sapevano di essere “l’essenza della libertà”. Ma anche dopo, quando, dagli albori del movimento socialista fino agli anni ’80, i comuni, anche sulla spinta di una cultura socialista entrata nelle vene delle amministrazioni locali, conoscevano bene il significato della loro missione e fecero del riformismo municipale il punto più alto delle loro azione politica. Perché non pensare che la battaglia per il rafforzamento del ruolo dei comuni ritorni ad essere oggi una battaglia fondamentale dei socialisti e di tutta la sinistra democratica?

Concludo con una breve nota. Un’ amica che vive da anni in Germania mi scrive: “Sono soddisfatta dei politici tedeschi sia a livello federale che locale. Il nostro sindaco Peter Tschentscher (SPD) sta gestendo la situazione in maniera molto oculata e competente. Abbiamo la fortuna di avere un sindaco che sta favorendo una riapertura a piccoli passi: nel settore scolastico ad esempio il 27 aprile hanno iniziato  con le classi che quest‘ anno devono affrontare gli esami. I primi a rientrare a scuola sono stati i ragazzi che devono affrontare la maturità, seguiti una settimana successiva da quelli di 16 anni che devono fare l‘ esame intermedio (Mittlere Reife) per decidere se continuare ad andare a scuola o apprendere una professione. Questa settimana sono tornati a scuola i bambini della scuola primaria che devono anche loro fare gli esami. Poi l‘Istituto di Patologia della clinica universitaria di Amburgo ad esempio ha esaminato il maggior numero di autopsie su malati morti per COVID per stabilire le cause principali delle morti che sono avvenute o per trombosi (soprattutto nelle gambe) o per emboli polmonari. Questo ha migliorato la terapia e ai malati sono stati somministrati nuovi farmaci”.

Ecco, in Germania, con tutti i suoi limiti, esiste sia lo Stato centrale sia quello autorevole dei comuni, e naturalmente quello dei Lander, e non sembra che siano in conflitto tra loro.

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