Roberto Bertoni. Il 1° maggio, Emma la meraviglia dell’impegno

Roberto Bertoni. Il 1° maggio, Emma la meraviglia dell’impegno
Il 1° maggio può essere raccontato e vissuto in molti modi. Si può, ad esempio, ricordare il grande filosofo partenopeo Aldo Masullo, straordinario filosofo e intellettuale, alfiere dell’etica dell’impegno, deputato e senatore dapprima del PCI e poi dei suoi derivati, impegnato sui temi essenziali del diritto, della giustizia e del rispetto dei diritti umani. Purtroppo, ci ha detto addio lo scorso 24 aprile, pochi giorni dopo aver compiuto 97 anni, e non c’è dubbio che la sua perdita lasci un vuoto difficilmente colmabile nel già asfittico panorama intellettuale italiano. Questo 1° maggio senza piazze, senza la possibilità di manifestare la propria passione civile e il proprio amore per quel bene comune chiamato lavoro, segnato dal terrore fondato di molti dimperderlo per molto tempo o, forse, per sempre, questa ricorrenza costituzionale dev’essere, dunque, dedicata innanzitutto a persone come lui che, con i suoi scritti e il suo impegno in prima persona, hanno contribuito a rendere migliore il nostro Paese.
E poi c’è Emma Marrone, una giovane cantante di origini pugliesi che pochi mesi fa ha dovuto sconfiggere un cancro e persino in quei giorni tragici ha trovato il tempo di mostrare all’Italia la sua grandezza d’animo. Riflettendo sul valore della sanità, tema più che mai attuale, si è soffermata sul fatto di essere una privilegiata, di poter accedere a cure e servizi che, ahinoi, in molti casi, sono preclusi a chi non ha un reddito di un certo livello, così da aver creato disparità sociali intollerabili, scavando un solco fra poveri e ricchi che va a toccare il valore sacro della vita.
Emma non è solo una splendida cantante, dotata di una voce di cui pochi dispongono e di un talento fuori dal comune: è anche una ragazza dal cuore generoso, sempre in prima fila quando si tratta di difendere i diritti dei migranti e degli ultimi e per questo bersagliata, soprattutto ai tempi del governo gialloverde, da attacchi violentissimi e insulti che miravano a colpirla come donna e come persona.
Se fosse stato possibile, sicuramente avrebbe esibito la sua arte in qualche piazza, allietando una festa che è sì motivo di riflessione ma anche di gioia, di felicità e di comunione d’intenti, un giorno in cui, in tempi normali, sarebbe stato normale abbracciarsi, prendersi per mano e gremite piazza San Giovanni per partecipare al rito collettivo di quella meraviglia chiamata musica che è da sempre strettamente legata all’impegno civile e politico.
Emma Marrone e Aldo Masullo non hanno in comune praticamente nulla, se non il fatto di essere animati da un amore per il prossimo che oggi è merce rara, da un desiderio ardente di battersi contro ogni ingiustizia e dalla volontà di consegnare alle future generazioni un’Italia più giusta e più buona, ideali cardine della Resistenza che troppo spesso tendiamo a dimenticare.  Ora più che mai, di fronte al vuoto, all’assenza e al silenzio, rotto unicamente dalle meritorie esibizioni virtuali di tanti artisti che il mondo intero ci invidia, comprendiamo quanto sia prezioso il tessuto sociale di cui per troppi anni abbiamo ignorato l’essenzialità e quanto ciascuno di noi abbia un disperato bisogno dell’altro. Emma tutto questo lo ha sempre detto. A lei e alla sua bravura va, pertanto, oggi il mio plauso, insieme all’augurio di una vita lunga, serena e ricca delle soddisfazioni che merita.
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