Nuccio Iovene. Covid-19. Nonostante le buone notizie, la vera sfida si è aperta e si rischia di perdere

Nuccio Iovene. Covid-19. Nonostante le buone notizie, la vera sfida si è aperta e si rischia di perdere

Le politiche di contenimento del contagio hanno funzionato. Grazie alla collaborazione dei cittadini nel rispettare tutte le indicazioni per il cosiddetto distanziamento sociale ed all’impegno dei tanti al lavoro per garantire i servizi essenziali, a cominciare dalla tenuta del sistema sanitario nazionale, ed ai sacrifici di chi si è dovuto fermare e vede a rischio il proprio lavoro, da giorni assistiamo ad una diminuzione significativa dei contagi, ad una riduzione dei ricoveri anche nelle terapie intensive e dei decessi. Il virus è ancora circolazione, e come viene giustamente ripetuto non bisogna abbassare la guardia, ma la situazione drammatica vissuta appena un mese fa sembra, per fortuna, al momento superata, tanto da far con cautela muovere i primi passi verso una possibile ripartenza. In questo quadro risalta ancora di più la sproporzione tra quanto accaduto in alcune regioni del nord Italia, ed in particolare la Lombardia, e tutto il resto del Paese. Ancora oggi il grosso dei contagi, dei ricoveri e dei decessi (sebbene in discesa) continua a concentrarsi in quelle regioni ponendo interrogativi urgenti per l’oggi, perché ogni errore compiuto lì potrebbe far ripartire drammaticamente l’emergenza, e di fondo sugli errori commessi nelle primissime fasi della pandemia per i costi umani e sociali pesantissimi che ha comportato e che proprio per questo pretendono verità e chiarezza. Non dappertutto è andata così, basti ricordare gli Stati Uniti, dove ancora in queste ore il Presidente Trump è stato costretto ad ammettere che le vittime potranno ancora salire di molto e avvicinarsi alle centomila per non parlare delle conseguenze sociali che tutto ciò sta comportando in quel Paese.

Anche nel resto dell’Europa la situazione rimane difficile ed è ancora in corso, con qualche passo avanti comunque significativo, il confronto sulla qualità e sull’entità delle misure da mettere in campo per reagire alla crisi su scala continentale, dato che è l’intero pianeta ad esserne stato investito. In questo percorso non sono certo mancati ritardi ed errori, eccessi prescrittivi e pastoie burocratiche, molti dei quali endemici nel nostro Paese e quindi da mettere in conto fin da subito. Ma mentre la fase due riferita alla situazione sanitaria comincia a muovere i suoi primi passi, quella politica sembra tornare al vecchio copione di sempre. Le destre di Salvini e Meloni continuano cinicamente a soffiare sulle difficoltà delle persone e dell’economia, a mettere gli uni contro gli altri (le imprese contro i lavoratori, gli italiani contro gli immigrati, le Regioni contro lo Stato) senza tener conto dei pericoli che alimentano con i loro messaggi, a gridare all’attentato alla democrazia, senza rendersi conto che dal loro pulpito un allarme del genere è a dir poco incredibile. La maggioranza di governo invece di rilanciare compatta una iniziativa che superi l’immediata emergenza e cominci a delineare le possibili vie d’uscita strutturali, facendo tesoro delle debolezze messe in luce dall’esplodere della crisi sanitaria, sembra prigioniera dei giochi tattici e di posizionamento di alcune delle forze che la compongono. Irresponsabilmente si ipotizzano scenari di governi istituzionali, cambi di maggioranza, senza rendersi conto che questi non solo lasciano attoniti gli italiani, ma semplicemente sarebbero impraticabili. E così si perde drammaticamente tempo invece di regolarizzare gli immigrati, costretti nell’illegalità dalle sciagurate politiche dettate da Salvini, misura al contrario urgente ed indispensabile innanzitutto per la salute e la sicurezza di tutti e preziosa per alcuni comparti fondamentali come quello agricolo. Si arriva impreparati ad affrontare l’emergenza carceri che il contagio ha innescato, prima facendo scoppiare le rivolte e ritardando le misure di contenimento e messa in sicurezza e poi rinunciando ad un governo attento della situazione salvo scoprire che ad uscire dalle carceri sono stati anche centinaia di pericolosi mafiosi, tanto da dover correre ai ripari con misure correttive quando la frittata è fatta.

Anche gli interventi di sostegno alla ripresa dovrebbero puntare a sostenere un cambio di paradigma profondo: rafforzando il sistema sanitario, adeguando il sistema scolastico alle necessità di sicurezza che sono imprescindibili, investendo nella ricerca (settore sempre più strategico come questi mesi hanno dimostrato), ampliando il sistema di welfare e mettendolo in grado di accompagnare le persone più fragili ed esposte nella fuoriuscita dalle difficoltà in cui sono o rischiano di precipitare, orientando il sistema produttivo verso la green economy e le scelte di sviluppo sostenibile, investendo sulla messa in sicurezza del territorio e del suo patrimonio ambientale e culturale, cominciando a ragionare su come rilanciare settori strategici come la cultura ed il turismo. Questa è la vera sfida che si è aperta e che si rischia di perdere. A rendere precario e confuso questo cammino è anche la fragilità della politica, sempre più frammentata e con forze politiche deboli o inesistenti, senza un progetto collettivo e condiviso in grado di creare un clima di sostegno ed una vera e propria mobilitazione del Paese a sostegno del cambiamento che sarebbe necessario. Ecco che tutti i nodi, e gli errori, degli ultimi anni vengono al pettine. E sarebbe ora che si cominciassero ad affrontare seriamente, con determinazione e lungimiranza, altrimenti il rischio è quello di rimanere impantanati e senza una vera via d’uscita.

Share