Nuccio Iovene. I luoghi comuni fatti fuori dalla pandemia: “destra e sinistra non esistono più”, non è vero

Nuccio Iovene. I luoghi comuni fatti fuori dalla pandemia: “destra e sinistra non esistono più”, non è vero

Tra i tanti luoghi comuni, imperanti da lungo tempo, spazzati via dalla pandemia del Covid-19 c’è certamente quello relativo alla scomparsa della destra e della sinistra, categorie superate e non più utili ad interpretare la politica. Anche in questo caso il virus ha squarciato il velo e fatto vedere al mondo intero la differenza tra l’una e l’altra in maniera elementare: le destre al governo sono quelle che hanno dapprima minimizzato e poi relativizzato la minaccia affacciatasi pochi mesi fa e a lungo negata quando gli scienziati ne prevedevano una possibile comparsa negli anni passati. Quelle stesse destre hanno cinicamente rispolverato il darwinismo sociale (per poi vacillare quando quello si è abbattuto direttamente su di loro come nel caso di Boris Johnson, il premier britannico) e la cosiddetta immunità di gregge come unica strada per convivere con il virus in attesa del vaccino (ma le ragioni dell’economia non possono aspettare tanto) con buona pace per chi non ce la farà.

Ora che la diffusione del contagio è sempre più globale e le vittime si contano a decine di migliaia in moltissimi Paesi sviluppati, mentre le cose non sembrano per il momento migliorare significativamente lì dove non sono state prese drastiche misure di contenimento, e tutti temono il possibile ripresentarsi di nuovi focolai, gli esponenti di quelle stesse destre sentono vacillare il consenso intorno a loro e rischiano di essere ricordati come coloro i quali scelsero di non fare tutto quello che sarebbe stato in loro potere, allo scopo di fermare la più grave catastrofe sanitaria degli ultimi tempi. L’altro luogo comune considerato indiscutibile (ogni tentativo del genere era paragonato ad una vera e propria bestemmia) e spazzato via dall’attuale pandemia è quello di una globalizzazione oltre che inarrestabile anche progressiva e positiva a prescindere. Ora quella stessa globalizzazione senza regole e idolatrata per oltre vent’anni è la stessa che ha consentito una diffusione planetaria così rapida e senza precedenti del contagio e ha fatto trovare la gran parte dei Paesi vulnerabili ed esposti (a cominciare dalla mancata produzione di mascherine sanitarie nella gran parte dei Paesi sviluppati e quindi della loro indisponibilità nel momento di massimo bisogno) e le sue conseguenze sociali mostrano l’insostenibilità, oltre che l’intollerabilità, di un modello economico fondato sulla precarizzazione del lavoro, la concentrazione delle ricchezze in pochissime mani, l’impotenza degli stati nazionali, il dominio della finanza internazionale, la fuga verso i paradisi fiscali, i pericoli derivanti dal cambiamento climatico in larga misura indotto proprio da questo modello di sviluppo, le politiche migratorie affrontate testardamente come questioni di ordine pubblico, alimentando un perverso circuito dell’irregolarità salvo oggi a scoprire che interi settori produttivi, a cominciare dall’agricoltura, sono a rischio per carenza di manodopera.

E così arriviamo al terzo luogo comune spazzato via dalla pandemia: le politiche di austerità, il dogma del pareggio di bilancio, i tagli alla spesa pubblica a cominciare dalla sanità ed al welfare, per arrivare alla scuola e alla ricerca. Oggi quei dogmi risultano a tutti assurdi per far fronte alla crisi che si è determinata e alle sfide che occorrerà affrontare, si scopre quanto miopi siano state le scelte adottate e che hanno indebolito ad esempio la sanità territoriale, ridotto i posti letto negli ospedali comprese le terapie intensive, adottato il numero chiuso per l’accesso nelle università, e si tenta tardivamente e nell’emergenza di correre ai ripari. L’Europa della Troika, che solo qualche anno addietro umiliava la Grecia senza che nessun altro Paese si alzasse a sua difesa, perché non direttamente coinvolto, oggi rischia la sua stessa sopravvivenza ed è costretta,  sebbene riluttante e con tanti ancora rimasti ancorati ai vecchi schemi, a cercare nuove ed inedite strade, e ancora non è detto che riesca a trovarle. Mai come in questo momento la sinistra ha un senso ed una funzione, ammesso che riesca ad esercitarla e sia in grado di uscire definitivamente dalla subalternità al neoliberismo di cui si è colpevolmente resa vittima.  Per farlo però dovrà avere il coraggio di dire, a tutti quelli che non vedono l’ora di tornare a “com’era prima”, che niente potrà più esserlo, che quel com’era prima è esattamente ciò che ci ha precipitato in questa situazione ed è per questo che è urgente e necessario cambiare tutto.

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