Mes. Dopo l’intesa, Conte tentenna e confida nel Parlamento. M5S in preda all’isteria irrazionale, gira lo sguardo a destra. Sassoli ne spiega la necessità. Varato il Dl scarcerazioni

Mes. Dopo l’intesa, Conte tentenna e confida nel Parlamento. M5S in preda all’isteria irrazionale, gira lo sguardo a destra. Sassoli ne spiega la necessità. Varato il Dl scarcerazioni

La sfida in Europa? I ‘Recovery fund’. E’ questa la linea di Giuseppe Conte che il M5S sposa, viene sottolineato. Si affaccia la crisi di governo? E chi può prevederlo. All’indomani dell’intesa dell’Eurogruppo sull’uso del fondo salva Stati per le spese sanitarie dei Paesi dell’Eurozona fino al 2% del Pil e senza condizionalità finanziarie, Giuseppe Conte conferma che sarà il Parlamento a decidere se non attivare una eventuale linea di credito con il Mes. “Sulla nuova linea di credito collegata al Mes, come ho più volte ripetuto, manteniamo un atteggiamento molto prudente”, premette il presidente del Consiglio, in un’intervista a ‘Euractiv.it’. “Lo strumento è stato pensato per shock asimmetrici ed è inserito in un quadro di regole che riflette questa sua origine. L’Eurogruppo ha chiarito che il regime di sorveglianza normalmente associato alle linee di credito del Mes non dovrà essere applicato nel caso della pandemic support line”, aggiunge. “Resta il fatto – precisa infine – che, in ogni caso, a decidere se all’Italia convenga attivare o meno tale linea sarà il Parlamento italiano”. Un appello all’unione arriva dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che pur si tiene lontano dal dibattito politico sul Mes. “Avvertiamo tutti la responsabilità di unirci nel sostegno alle vigorose misure di risposta alla crisi e alle sue conseguenze. Alle misure già decise e a quelle ancora da assumere”, chiede ai partner europei il capo dello Stato nel messaggio diffuso in occasione della Festa d’Europa. Il tema delle misure Ue, e in particolare del Mes, in realtà, divide profondamente le forze politiche, in maniera trasversale: sia all’interno della maggioranza che dell’opposizione. Un rimescolamento di fronti che mette in tensione il governo e prefigura avvicinamenti tra forze al momento in campi diversi su un terreno come quello del rapporto con l’Europa che l’anno scorso (con la nascita della cosiddetta maggioranza Ursula) anticipò tutte le novità dell’estate politica.

M5s, Lega e Fratelli d’Italia, fedeli al loro orientamento in Europa, si sono pronunciate contro l’uso del fondo sin dall’inizio della trattativa europea. A favore sono, invece, Partito democratico, Italia viva e Forza Italia. Il problema è che tutti i partiti, tranne ancora M5s e Leu, confermano con nettezza che il voto in Parlamento sarà coerente con la linea avuta finora. Quindi, nella maggioranza, dovrebbero votare a favore Pd e Italia viva. Mentre, nella minoranza, solo Forza Italia; con Lega e FdI contrari. Quindi, nel caso in cui M5s confermasse la posizione di contrarietà con un voto in Aula, Pd e Iv – anche con l’aiuto di FI – non avrebbero i numeri per dare il via libera all’adesione italiana al Mes (con una cinquantina di voti di scarto al Senato e un centinaio alla Camera non basterebbe neanche il soccorso del gruppo misto o singole defezioni da parte M5s). Il voto dei pentastellati è quindi dirimente.  Perplessità restano anche tra le fila di Leu. “Il governo italiano ha fatto un buon lavoro in Europa e quello che emerge sul Mes rappresenta una concreta risposta a molti dei dubbi e delle riserve sull’utilizzo mirato di questo strumento”, afferma il capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera, Federico Fornaro. “Sarà il Parlamento ad avere, come giusto, l’ultima parola sull’adesione dell’Italia alla nuova linea di credito del Mes dedicata alle spese sanitarie” ma “è giusto non fermarsi ai titoli e valutare con grande attenzione tutte le clausole del prestito”. Si attende, tuttavia, un segnale dal ministro della Salute, Roberto Speranza, soprattutto perché l’impiego dei fondi del Mes dovrebbero essere impiegati dal suo ministero, e si spera in qualche ripensamento dell’ultim’ora nel Movimento 5 Stelle, magari con l’intervento del capo storico, Beppe Grillo. Certo è che appare sconcertante e irrazionale la posizione politica dei 5Stelle, non solo sul Mes. Posizione che potrebbe aprire una pericolosissima crisi al buio, in cui le frange più estreme della destra parlamentare potrebbero incunearsi per far saltare letteralmente il governo e probabilmente la legislatura, col ricorso al voto anticipato. Davvero M5S vuole questo, con le sue irragionevoli posizioni sul Mes e migranti da regolarizzare? Davvero vuole contarsi fratturando in modo definitivo il Movimento? La speranza di un ritorno di dignità politica è certamente l’ultima a morire, ma le ultime dichiarazioni non lasciano molti spazi.

“No, anche alla luce delle parole del premier, che sta conducendo una giusta battaglia e che non vuole limitare ad un solo strumento l’azione di solidarietà fra stati”, sottolineano fonti pentastellate che non temono possano mancare i numeri all’esecutivo. Certo, sul Mes – “che Mes più non è”, c’è chi giustamente osserva – il dibattito resta acceso. Lo stanziamento da 37 miliardi di euro rimane ‘un prestito’, è “inadeguato” e non va utilizzato, sottolinea la maggioranza dei 5 stelle, vicina alla posizione del capo politico, Vito Crimi. Il tema è già al centro di un lungo confronto interno, ma questo “non è sufficiente” a chiudere il dialogo fra forze politiche nazionali ed europee. E non è oggetto “né di crisi di governo né di ripicche all’interno della maggioranza” – viene ancora osservato – ma è “questione che riguarda il futuro del Paese”. E poi? Come si è andati finora ad ora avanti se non con prestiti? Mettiamoci dall’altra parte. Se fossimo noi i ricchi a cui vengono chiesti i soldi li daremmo gratis? Ad ora gli interessi sono pari allo 0,1 per cento e le risorse stanziate riguardano un settore in piena emergenza, quello della Sanità, si rileva ancora.

Una riflessione che vorrebbe ancora una volta chiarire il senso dell’intesa sottoscritta sul Mes arriva dal presidente del Parlamento europeo, Sassoli. Grazie alla decisione sull’utilizzo del MES presa ieri dall’Eurogruppo, “adesso possiamo concentrarci sulla fase 2. Perché è vero che usciremo diversi da questa crisi, ma dobbiamo fare ogni sforzo per uscirne migliori” afferma David Sassoli, ospite sulla piattaforma Immagina dei ‘Dialoghi sul cambiamento’ insieme alla presidente del Pd, Valentina Cuppi, nel giorno della Festa dell’Europa. “In tre settimane – ha ricordato il presidente dell’Europarlamento – l’Europa ha messo a disposizione dei Paesi 820 miliardi di risorse e di strumenti, a cui vanno aggiunti gli 870 miliardi della Bce. Adesso dobbiamo concentrarci sulla fase 2 con visione e pragmatismo”. La cosa più importante, adesso, “è lavorare giorno e notte per capire dove mettere i soldi. I governi devono concentrarsi sui meccanismi giusti per far arrivare i soldi ai cittadini. Perché se le risorse non arrivano ai cittadini, non è un problema dell’Europa ma dei governi, che sono un pezzo dell’ingranaggio europeo e nel giorno della Festa dell’Europa è bene ricordarlo”, prosegue Sassoli. Sul meccanismo deciso per il MES “abbiamo ottenuto l’istituzione di una linea sanitaria senza alcuna condizionalità, e l’accesso è libero – conclude Sassoli – Abbiamo ottenuto un tasso dello 0,1% sotto cui c’è solo la donazione”.

Varato dal Consiglio dei ministri il decreto sulle scarcerazioni

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del presidente Giuseppe Conte e del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti in materia di detenzione domiciliare o differimento dell’esecuzione della pena, nonché in materia di sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari, per motivi connessi all’emergenza sanitaria da COVID-19, di persone detenute o internate per delitti di criminalità organizzata di tipo mafioso o terroristico o per delitti di associazione a delinquere legati al traffico di sostanze stupefacenti o per delitti commessi avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare l’associazione mafiosa, nonché di detenuti e internati sottoposti al regime previsto dall’articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, nonché, infine, in materia di colloqui con i congiunti o con altre persone cui hanno diritto i condannati, gli internati e gli imputati. Il decreto modifica il regime relativo al beneficio della detenzione domiciliare per gli imputati in custodia cautelare e per i condannati, nonché, per questi ultimi, a quello del differimento della pena, nei casi di reati associativi a fini sovversivi, di terrorismo, di tipo mafioso o connessi al traffico di stupefacenti. Il testo prevede che, nel caso in cui tali benefici siano concessi per motivi connessi all’emergenza sanitaria da COVID-19, il magistrato di sorveglianza o il tribunale di sorveglianza che ha adottato il provvedimento, acquisito il parere del Procuratore distrettuale antimafia del luogo in cui è stato commesso il reato e, in specifici casi, del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, valuta la permanenza dei motivi legati all’emergenza sanitaria entro il termine di quindici giorni dall’adozione del provvedimento e, successivamente, con cadenza mensile. La valutazione è effettuata immediatamente, anche prima della decorrenza dei termini indicati, nel caso in cui il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria comunichi la disponibilità di strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta adeguati alle condizioni di salute del detenuto o dell’internato ammesso alla detenzione domiciliare o ad usufruire del differimento della pena. Inoltre, il testo prevede che, ai fini dell’eventuale revoca del beneficio, l’autorità giudiziaria debba prima sentire l’autorità sanitaria regionale, in persona del presidente della Giunta della Regione, sulla situazione sanitaria locale e acquisire, dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, informazioni in ordine all’eventuale disponibilità di strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta in cui il condannato o l’internato ammesso alla detenzione domiciliare o ad usufruire del differimento della pena possa riprendere la detenzione o l’internamento senza pregiudizio per le sue condizioni di salute. L’autorità giudiziaria provvede quindi a valutare se permangano i motivi che hanno giustificato l’adozione del provvedimento di ammissione alla detenzione domiciliare o al differimento di pena, nonché la disponibilità di altre strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta idonei ad evitare il pregiudizio per la salute del detenuto o dell’internato. Il provvedimento con cui l’autorità giudiziaria revoca la detenzione domiciliare o il differimento della pena è immediatamente esecutivo. Tale normativa si applica anche ai provvedimenti già adottati.

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