Lavoratori dello spettacolo e della cultura in gravi difficoltà chiedono un salario. Proteste in 13 città

Lavoratori dello spettacolo e della cultura in gravi difficoltà chiedono un salario. Proteste in 13 città

Il mondo mondo dello spettacolo e della cultura in piazza per protestare. A Roma, Milano, Palermo e nelle principali piazze di altre 10 città, da Nord a Sud, i lavoratori hanno protestato, anche con piccole improvvisazioni e flash-mob, per porre l’accento sulle gravi problematiche vissute in seguito al blocco delle attività causato dal fermo dovuto all’emergenza sanitaria. I protagonisti dell’iniziativa hanno anche chiesto un incontro con il governo per spiegare a chiare lettere il disagio dell’intera categoria e dire “con fermezza e determinazione che la cultura non può essere più secondaria a niente”. “Scendiamo piazza per dire a voce univoca #convocateci e finché non ci sarà un incontro noi saremo pronti a mantenere uno stato di agitazione permanente dello spettacolo e della cultura in Italia”, avevano annunciato gli organizzatori della protesta dei lavoratori “che si riconoscono negli art. 4, 9 e 33 della Costituzione Italiana, nella cultura etica del lavoro, nei suoi doveri e nei suoi diritti”.

Tra le richieste un reddito di continuità che traghetti il comparto culturale fino alla ripresa piena dei singoli settori e ne tuteli e garantisca l’esistenza, salvaguardando i rapporti di lavoro in atto, anche attraverso incontri politici e tecnici, quindi alla presenza di ministeri e Inps; un tavolo di confronto tecnico-istituzionale immediato sulla riapertura, fra lavoratrici, lavoratori, sindacati, governo e istituzioni, che abbia come priorità: salute per lavoratori, lavoratrici e pubblico; protocolli di sicurezza; finanziamenti pubblici; strumenti di riforma, sia per la ripartenza in presenza, che per una virtualità sostenibile e democratica. “Protestano perché vedono in pericolo la loro sopravvivenza”, ha detto Giulio Rapetti, in arte Mogol, presidente della Siae. “I lavoratori del mondo dello spettacolo si trovano in grande difficoltà” ha aggiunto Mogol, poeta, paroliere e produttore discografico. La pandemia ha messo in ginocchio tutti, compresi gli autori e i compositori. Non essendoci più spettacoli di musica dal vivo da 3-4 mesi i diritti d’autore sono arrivati a perdere la maggior parte dei soldi. In questo periodo così buio la Siae si è attivata inviando pacchi di viveri ai suoi 90mila associati che, normalmente guadagnano meno di 1000 euro al mese, ma in questo momento purtroppo non riescono a ricevere quanto gli spetta”. “Come capiamo i nostri autori e compositori, capiamo anche le difficoltà di tutti i lavoratori del mondo dello spettacolo. Scendono in piazza – ha concluso – per cercare di portare avanti delle proposte a tutela della loro sopravvivenza. Ancora non si conoscono le sorti dello spettacolo e manifestando, in maniera pacifica, cercano di sollecitare una risposta. Credo che sia un loro diritto”.

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