Governo. La partita a scacchi tra Conte, il Pd, i 5Stelle e Italia Viva. Sul tavolo, pedine importanti: migranti da regolarizzare, Bonafede da difendere, decreto da scrivere…

Governo. La partita a scacchi tra Conte, il Pd, i 5Stelle e Italia Viva. Sul tavolo, pedine importanti: migranti da regolarizzare, Bonafede da difendere, decreto da scrivere…

Un’intesa sulla regolarizzazione dei migranti sarebbe più vicina, ma la maggioranza sta ancora trattando sulla durata dei permessi di soggiorno temporanei da concedere ai lavoratori in nero dell’agricoltura e a chi svolge la mansione di colf o di badante. Al termine del colloquio tra Giuseppe Conte e Italia viva è stato Ettore Rosato a dire che sulla vicenda “nel governo sta maturando un orientamento positivo”, ma a fine giornata ancora non risultano sciolti tutti i nodi. Secondo quanto riferiscono fonti ministeriali, sarebbe ormai deciso che potranno beneficiare della regolarizzazione braccianti, colf e badanti che lavorano in nero, anche italiani. Nel caso dei lavoratori stranieri verrà previsto un permesso di soggiorno, che però Iv, Pd e Leu vorrebbero di sei mesi, mentre M5s non intende andare oltre un mese. La mediazione sulla quale starebbe lavorando la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese prevederebbe permessi di 3 mesi, una durata che sarebbe accettata dai democratici e anche da Iv, ma che vede la contrarietà di Leu. Resta da capire se M5s alla fine arriverà a dare l’ok ad un permesso di 3 mesi. In ogni caso, Pd, Iv e ministero dell’Interno puntano ad inserire la norma nel “decreto maggio”.

E’ una partita a scacchi. Tanto è vero che, a microfoni spenti, per i renziani l’incontro da “positivo” diventa “interlocutorio”. “Abbiamo chiesto al premier un documento politico, vediamo se lo fa, cosa ci sarà scritto e ragioneremo di conseguenza”, spiega chi è presente al vertice. Il documento che Renzi chiede a Conte dovrà essere “totale” e riguardare “dalla ripartenza alla giustizia, dalla prescrizione (nota dolente, ndr), ai cantieri, ai dpcm”. “Da qui alla mozione di sfiducia del centrodestra a Bonafede c’è una settimana – viene riferito – vediamo che succede e noi decideremo cosa fare”. Se non è un ultimatum poco ci manca. Conte e il Pd, in realtà, sono convinti che si tratti dello “ennesimo bluff” di Renzi. Per provare a stanarlo Nicola Zingaretti mette subito le cose in chiaro: “Se questo governo non ce la fa, vedo difficile un’altra maggioranza” in Parlamento, taglia corto, tornando a brandire la possibilità del voto. Sembra invece rientrare lo scontro sui migranti. Sarà un tavolo politico tra i capidelegazione previsto nelle prossime ore a sciogliere il nodo. Altro dossier aperto è quello degli aiuti alle imprese. Sembra tramontare l’ipotesi di qualsiasi tipo di ingresso dello Stato e anche qui il presidente del Consiglio avrebbe fatto intuire di poter convergere sui ‘desiderata’ di Italia viva e di Confindustria. Tuttavia in un’altra giornata di fibrillazione per la maggioranza il provvedimento resta in stand by e il varo del decreto maggio dovrebbe slittare a domenica o lunedì.

Continua rovente lo scontro politico sulle scarcerazioni dei mafiosi

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che si è sottoposto al fuoco di fila del question time alla Camera e al Senato, non ha convinto le opposizioni e anzi è riuscito a coalizzarle nella presentazione di una mozione di sfiducia. A depositarla, a Palazzo Madama, è stato il leader della Lega Matteo Salvini, con il supporto di Fratelli d’Italia e dei forzisti di Silvio Berlusconi. “Vogliono sfiduciarlo perché è un ministro scomodo. C’è tutto un mondo di potenti ammucchiati in difesa del loro potere e dei loro interessi per cui Bonafede è un ministro scomodo”, si legge in un post sul blog del M5s. Sta di fatto che il 13 maggio la mozione sarà discussa e l’unica strada per evitarla è che il ministro intervenga con una informativa ad hoc.

E si fa bollente la questione dei numeri relativi ai boss scarcerati. In realtà, sono 456 i boss mafiosi, ristretti al carcere duro, in regime “di alta sicurezza”, che hanno presentato istanza di scarcerazione per il coronavirus, come emerge dalla nota inviata dal vicecapo del Dap Roberto Tartaglia al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Dei 456 boss che vorrebbero lasciare il carcere “225 sono detenuti definitivi”, come si legge nella relazione e “231 sono detenuti in attesa di primo giudizio, imputati, appellanti e ricorrenti”. Il Dap ha subito dato inizio “all’acquisizione dagli istituti penitenziari delle istanze presentate e alla conseguente attività di analisi finalizzata alla predisposizione di idonee misure organizzative”. Nel documento emerge che attualmente sono 745 i detenuti sottoposti al regime del carcere duro e 9.069 detenuti appartenenti al circuito penitenziario dell’alta sicurezza. Di questi, 273 detenuti “appartengono al sottocircuito alta sicurezza 1”, 80 detenuti “al sottocircuito alta sicurezza 2” e 8.716 detenuti appartengono al sottocircuito alta sicurezza 3. D’altro canto la questione dei veri numeri era stata posta da Stefano Anastasia, in un articolo sul Riformista. Anastasia è ricercatore di filosofia e sociologia del diritto nell’Università di Perugia. E’ stato tra i fondatori dell’associazione Antigone, della quale è stato Presidente dal 1999 al 2005, quando è stato eletto Presidente della Conferenza nazionale del volontariato della giustizia. Dunque, personalità da sempre impegnata nel garantire diritti e tutele alle persone detenute. Secondo i calcoli di Anastasia, “solo 155 sono stati invece i provvedimenti di scarcerazione per motivi di salute adottati dai magistrati di sorveglianza, motivati come sappiamo, alla luce della legge e delle Convenzioni internazionali in materia di diritti umani, che ritengono preminente la tutela della salute individuale a quello della esecuzione della pena in forma detentiva, che può essere commutata in detenzione domiciliare o sospesa, a seconda delle necessità. Infine, a conti fatti, è possibile ipotizzare che per 376 scarcerazioni siano stati coinvolti almeno 200 magistrati della Repubblica, servitori dello Stato al pari dei più famosi vocianti da ogni pulpito giornalistico e televisivo: tutti pericolosi eversori dell’ordine costituito?”. L’interrogativo retorico contiene in sé la risposta.

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