Giustizia nel caos. Bonafede vuole riformare il Csm, mentre l’Anm si spacca, e i progressisti di Area accusano i moderati di Unicost

Giustizia nel caos. Bonafede vuole riformare il Csm, mentre l’Anm si spacca, e i progressisti di Area accusano i moderati di Unicost

Quello che sta investendo le toghe è un “vero e proprio terremoto” e “impone una risposta tempestiva delle istituzioni” perché “ne va della credibilità della magistratura”. Dopo la pubblicazione delle nuove intercettazioni che riguardano l’inchiesta che ha travolto l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, Alfonso Bonafede rompe il silenzio. Il Guardasigilli intende riprendere il lavoro interrotto a causa dell’esplosione dell’emergenza CoVid-19. “Adesso non si può più attendere. Questa settimana porterò all’attenzione della maggioranza il progetto di riforma del Csm”, assicura, incassando l’ok del Pd che da giorni preme per accelerare. Il testo, sul quale Bonafede ricorda di aver raggiunto “un’ottima convergenza” con gli alleati, prevede un nuovo sistema elettorale “sottratto alle degenerazioni del correntismo”, l’individuazione di meccanismi che garantiscano che i criteri con cui si procede nelle nomine “siano ispirati soltanto al merito” e la “netta” separazione tra politica e magistratura con il blocco delle cosiddette ‘porte girevoli’. “Un uomo delle istituzioni non deve alimentare le polemiche ma risolvere i problemi con i fatti”, assicura il ministro della Giustizia.

I fatti, però, raccontano di un sistema Giustizia davvero in affanno. Sabato i componenti della giunta dell’Associazione nazionale magistrati appartenenti alle correnti di Area e Unicost, compresi il presidente Luca Poniz e il segretario Giuliano Caputo hanno lasciato l’organo che guida il sindacato delle toghe. Nella Giunta adesso rimane solo la corrente di Autonomia e Indipendenza, guidata da Piercamillo Davigo. Una nuova riunione del Comitato direttivo centrale è prevista per lunedì alle 19. I magistrati cercano un modo per andare avanti ma i rapporti sono ormai molto tesi. Area, corrente progressista, ha duramente attaccato Unicost, componente cui appartiene anche Palamara. “Ieri è emerso che la componente di Unicost non sembra in grado di mantenere la posizione di fermezza” relativa alla “questione morale” e al rilancio dell’Anm, assunta un anno fa. “Per questo – spiega una nota – sono venute meno le condizioni che ci avevano indotto ad assumere la guida dell’Anm e per questo – e solo per questo- il presidente Poniz e il gruppo di Area hanno fatto un passo indietro”. Impossibile per problemi tecnici, dal momento che le strutture non sono attrezzate per far votare in modo telematico circa 9mila magistrati, anticipare a luglio il voto previsto a ottobre. Bisogna quindi trovare, viene spiegato, un modo per andare avanti fino alle urne, ma lo scontro in atto tra Area e Unicost rende complicata ogni trattativa.

Tra le ipotesi ci sarebbe quella di proporre sei nomi in rappresentanza di tutte le correnti e creare una giunta unitaria, ma il clima ad ora non lo rende fattibile e in ogni caso la componente progressista sarebbe contraria. Possibile, quindi, che alla fine venga prorogata questa giunta fino a ottobre, nonostante i rapporti personali restino tutt’altro che semplici. “Serve la volontà politica”, ammette una fonte. A far scoppiare il nuovo “terremoto” le chat del telefono di Palamara pubblicate da alcuni quotidiani che fotografano il pm di Roma – attualmente sospeso – che in una conversazione con il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma dice che Matteo Salvini “va fermato”. Sono i giorni in cui l’ex ministro dell’Interno è sotto indagine in Sicilia per aver chiuso i porti ai migranti. Il leader della Lega è sul piede di guerra: “‘Salvini è una merda… Salvini ha ragione ma dobbiamo fermarlo…’. E questa sarebbe ‘Giustizia’? Processi brevi e certezza della pena, la riforma della Giustizia priorità del prossimo governo”, assicura su Twitter. Quanto all’oggi, aggiunge, “il problema non è Salvini, ma il cittadino italiano. Che da oggi ha il diritto di pensare che non sarà giudicato in base alla legge ma in base alle simpatie e il colore politico”. Lunedì, peraltro, la giunta per le Elezioni e le Immunità del Senato tornerà ad esaminare l’operato dell’ex ministro dell’Interno in relazione al caso Open Arms. Lo scontro è ingaggiato.

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