Germania. La sentenza controversa della Corte Costituzionale sul Quantitave Easing della Bce allarma i governi europei

Germania. La sentenza controversa della Corte Costituzionale sul Quantitave Easing della Bce allarma i governi europei

Una lunga serie di accuse. Contro la Banca Centrale Europea, contro lo stesso governo della Germania, ma soprattutto, e forse saranno queste le più brucianti, contro i giudici della Corte di Giustizia dell’Unione europea. E’ quello che emerge dalla sentenza comunicata oggi dalla Corte costituzionale della Germania, tramite un comunicato subito diramato anche in lingua inglese, che pur senza spingersi a una bocciatura secca del programma di acquisto di titoli pubblici dell’istituzione monetaria, getta ombre e incognite su uno strumento fondamentale sulla tenuta dell’area euro. A finire nel mirino, in base a ricorsi presentati da diversi attori, è stato infatti il Pspp – acronimo di Public Sector Purchase Programme – avviato dalla Bce nel 2015 e riattivato nel 2019, sul finale del mandato dell’ex presidente Mario Draghi, in risposta a un rallentamento della crescita economica. Più di recente, contro la pandemia di coronavirus, la Bce ha attivato un ulteriore piano di acquisti di titoli, chiamato Pepp, che tuttavia non era oggetto del giudizio di oggi. La Bce ha giustificato questo programma con la necessità di favorire un ritorno dell’inflazione ai suoi valori obiettivo (inferiore ma vicino al 2%) e per garantire una corretta ed omogenea trasmissione della politica monetaria in tutte le regioni dell’area valutaria. Di fatto, è stato uno strumento essenziale per tenere a freno le spinte di mercato che sembravano mettere in discussione la tenuta dell’Unione, un poderoso argine contro gli aumenti dei tassi di interesse e degli spread tra titoli di Stato, tra cui in particolare anche sui Btp italiani.

Nel valutare queste operazioni, i giudici costituzionali tedeschi, la cui istituzione ha sede nella città di Karlsruhe, hanno innanzitutto lanciato dure accuse contro la Corte di Giustizia Ue. Perché quest’ultima, con una sentenza dell’11 dicembre 2018, aveva sancito la validità del Pspp, ritenendo fosse in linea con le competenze della Bce. “Questa visione manca di attribuire importanza al principio di proporzionalità” previsto dalle normative comunitarie, è l’accusa. Principio che riguarda anche la suddivisione di competenze tra Paesi membri e istituzioni comunitarie. Secondo i giudici tedeschi, poi “è semplicemente insostenibile la totale mancanza di valutazione degli effetti economici del programma di acquisti della Bce”. Sempre secondo l’Alta Corte teutonica, la sentenza del 2018 “contraddice le metodologie prese dalla corte di giustizia dell’Unione Europea virtualmente in tutte le altre aree del diritto comunitario”. Sulla base di questi e altri assunti, la Corte costituzionale federale dice apertamente di “non reputarsi legata dalle decisioni della Corte di Giustizia europea”, ma che “deve condurre la propria valutazione per determinare se le decisioni dell’Eurosistema sull’adozione e l’attuazione del Pspp restino nell’ambito delle competenze che sono state conferite in base alle normative europee” alla Bce. Poi vengono alle accuse alla stessa Bce, oggi guidata dalla francese Christine Lagarde.

Sempre secondo i giudici tedeschi ha “manifestamente disatteso il principio di proporzionalità”, dato che il suo Pspp ha perseguito gli obiettivi di politica monetaria ignorando gli effetti economici che avrebbero avuto le stesse operazioni. A questo punto, paradossalmente, sono gli stessi giudici costituzionali tedeschi che sembrano, loro, spingersi a valutazioni che vanno oltre le loro competenze. Ad esempio quando sostengono che il Pspp ha “effetti negativi che aumentano con il suo crescere in volumi e durata”. Una tesi tutt’altro che pacifica. Oppure, quando sostengono, non si sa in base a quali valutazioni che il Pspp – un piano di acquisti di titoli pubblici – “consente a compagnie economicamente non sostenibili di restare sul mercato”. Ad ogni modo il punto sollevato a più riprese è che secondo la Corte costituzionale tedesca la Bce non avrebbe “mai operato un bilanciamento” tra scopi e ricadute “nel portare avanti questo programma, né prima del suo lancio, né durante la sua attuazione”. E “fino a quando la Bce non fornirà una documentazione dimostrante che questo bilanciamento è stato effettuato, e in quale forma, non sarà possibile effettuare una valutazione sul se (la Bce) si sia mantenuta nell’ambito del suo mandato”. In pratica “non è possibile raggiungere una decisione definitiva sul se il Pspp sia compatibile” con gli articoli dei trattati europei che definiscono il mandato istituzionale alla Bce. I rilievi non finiscono qui, sono anzi molto numerosi, tra questi alcuni che potrebbero risultare ulteriormente insidiosi. Quando ad esempio i giudici costituzionali tedeschi inseriscono quale elemento di potenziale compatibilità con le regole Ue del Pspp quello che la Bce ha osservato nei suoi acquisti dei criteri di ammissibilità basati sui rating. Proprio ora che questi criteri potrebbero venire meno, in risposta all’ondata di declassamenti attesa con la pandemia. La decisione non è stata ancora presa dal Consiglio Bce, ma in pratica la consulta teutonica sembra mettere anche delle mine sul futuro di questo programma.

Infine, le accuse alle stesse istituzioni della Germania, in particolare governo e Parlamento. Secondo i giudici tedeschi non hanno sufficientemente incalzato la Bce e per assicurarsi che il suo programma di acquisti rispettasse le normative comunitarie. E per questo adesso “hanno il dovere di assumere iniziative attive contro il Pspp nella sua forma attuale chiuse”, dicono chiaro e tondo i giudici costituzionali tedeschi. Governo e Parlamento “devono condurre passi che puntino ad assicurare che la Bce conduca una valutazione di proporzionalità” del suo programma di acquisti”. Ed è a questo punto che arriva uno degli aspetti più problematici di questa sentenza. In assenza di nuove decisioni della Bce, che dimostrino una consistente e riscontrabile conduzione del Pspp in maniera non disproporzionata, le diverse autorità della Germania potranno astenersi dal parteciparvi. In particolare la Bundesbank “potrà non partecipare più all’attuazione” delle decisioni Bce sul piano. Non solo, ma “dovrà” anche assicurarsi che si proceda a una dismissione coordinata dei titoli eventualmente accumulati in eccesso. Valutazioni potenzialmente molto problematiche e su cui si è immediatamente aperto un dibattito tra osservatori e istituzioni coinvolte.

La Bce sta analizzando la sentenza e ha subito convocato un Consiglio direttivo, alle 18 italiane, per discutere della questione. Commenterà la vicenda “a tempo debito”, ha riferito un portavoce. Per parte sua la Commissione europea ha commentato con una certa durezza, ribadendo il primato delle decisioni della Corte di giustizia europea su questi argomenti. Domani la questione potrebbe essere sollevata al commissario europeo all’Economia, l’italiano Paolo Gentiloni, durante la presentazione delle previsioni di primavera. Il giorno successivo potrebbero intervenire i vari esponenti dell’Eurogruppo. Ma certo la vicenda sembra dare un assaggio di quello che potrebbe scatenarsi, con eventuali ricorsi analoghi, nel caso nel caso in cui si andassero a creare eurobond o titoli simili. La Commissione, infatti, ribadisce tramite il suo portavoce che il diritto comunitario prevale su quello nazionale. E questo è anche l’avviso del Commissario agli Affari Economici dell’Ue, Paolo Gentiloni, e del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Il primo ribadisce l’indipendenza della Banca centrale come “base della politica monetaria europea”. Il ministro dell’Economia precisa invece che l’attuale programma di acquisto di titoli della Bce, il Pandemic Emergency Purchase Program (Pepp) “non è minimamente intaccato” dalla sentenza di Karlsruhe e che questa “non ha nessuna conseguenza sul programma in corso”. Di più: “Sono certo che il chiarimento avverrà in tempi rapidi e quindi la sentenza non avrà alcuna conseguenza pratica e la Bundesbank continuerà a essere parte attiva della politica monetaria europea”, aggiunge Gualtieri. E dalla Germania arrivano rassicurazioni dalla stessa Bundesbank. “La Bce ha un periodo di 3 mesi per presentare le sue deliberazioni sulla proporzionalità del programma di acquisto. Sosterrò l’adempimento di questo compito, nel rispetto dell’indipendenza del consiglio direttivo della Bce” afferma infatti il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann in una nota pubblicata sul suo account twitter. “Nel suo giudizio la corte costituzionale mette in luce caratteristiche importanti del Pspp (Public Sector Puchase Programme), che complessivamente garantisce un margine sufficiente di sicurezza al finanziamento monetario dei governi. Avevo indicato l’importanza di questo margine già in passato”, aggiunge Weidmann.

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