Coronavirus. Fase 2. Non solo cattolici. Il governo firma il protocollo per la ripresa del culto per le altre fedi religiose. Evangelici: buona pratica da replicare

Coronavirus. Fase 2. Non solo cattolici. Il governo firma il protocollo per la ripresa del culto per le altre fedi religiose. Evangelici: buona pratica da replicare

Non solo cattolici. Dopo settimane di trattative, anche le altre principali confessioni religiose in Italia hanno i loro protocolli per riprendere le funzioni con il popolo in sicurezza, a partire dal 18 maggio. Le intese sono siglate a Palazzo Chigi dal premier, Giuseppe Conte, la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, e i rappresentanti delle comunità di fede presenti in Italia. Individuano, per ciascuna comunità, le precauzioni da adottare tenendo conto delle singole specificità (per tutte è comunque disposto il distanziamento sociale, l’obbligo di utilizzare mascherine e guanti e l’igienizzazione dei luoghi di preghiera). Al Viminale, garante della libertà di culto, si festeggia un “traguardo”, che valorizza il confronto con confessioni religiose diverse dal cattolicesimo: le comunità ebraiche, le comunità delle chiese di Gesù Cristo e dei Santi e degli ultimi giorni, le comunità islamiche, le confessioni induista, buddista, Bahai, Sikh, le Chiese Protestante, Evangelica, Anglicana e le comunità Ortodosse. Ringrazia “calorosamente” l’Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), guidata da Yassine Lafram, che però invita le comunità islamiche aderenti a far slittare la riapertura delle moschee a dopo il 24 maggio (“per una questione di responsabilità”). Non senza un “grande rammarico”, ribadisce la volontà di restare chiusi per l’ultimo periodo di Ramadan e per Eid al-Fitr, la festa di chiusura del mese del digiuno.

Negro (Federazione Chiese evangeliche): “Una buona pratica da replicare”

Il primo firmatario di parte evangelica è stato il pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) che ha firmato anche in rappresentanza dell’Unione delle chiese valdesi e metodiste, dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia, della Chiesa evangelica luterana in Italia. Pur membro della FCEI ha firmato a parte l’Esercito della Salvezza. Altri firmatari di parte evangelica sono stati i rappresentanti delle Assemblee di Dio in Italia, dell’Unione delle chiese cristiane avventiste e delle Assemblee di Dio. “L’incontro ha reso plasticamente visibile il pluralismo religioso dell’Italia di oggi – ha commentato il presidente Negro – e mostrato i frutti della collaborazione tra lo Stato e le varie confessioni religiose su materie anche delicate come quella delle misure antipandemiche da adottare nell’esercizio delle attività di culto. Mi fa piacere sottolineare, inoltre, che la FCEI ha firmato, lanciando così un importante segnale di unità nelle relazioni con le istituzioni italiane”. A tessere i rapporti con le varie confessioni è stato il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione all’interno del quale opera la Direzione centrale per gli affari dei culti che, per l’occasione, si è avvalso di consulenti esterni. “Un ringraziamento va al Ministero dell’Interno e a chi con competenza e impegno ha curato questi rapporti – prosegue Negro – impegnandosi in un dialogo serio coi rappresentanti delle varie confessioni, accogliendo osservazioni e proposte che queste hanno avanzato. Come evangelici abbiamo apprezzato, in particolare, l’uniformità dei criteri adottati per le diverse confessioni e l’attenzione al servizio dei ministri di culto che operano in diaspore ampie ai quali, eccezionalmente, viene riconosciuta la possibilità di spostamenti anche intraregionali. Si è così adottato – ha concluso – un metodo di riconoscimento e dialogo che valorizza le specificità confessionali nel quadro di un comune impegno alla responsabilità. E’ stata realizzata una buona pratica che ci auguriamo possa essere adottata anche in altre occasioni”.

Share