Coronavirus. Come hanno risposto in alcune regioni e città gli italiani alla cosiddetta ripartenza della Fase 2

Coronavirus. Come hanno risposto in alcune regioni e città gli italiani alla cosiddetta ripartenza della Fase 2

La cosiddetta Fase 2, quella della riapertura di molte attività economiche, chiuse per oltre 70 giorni per effetto della diffusione del virus Covid-19, si è aperta lunedì in Italia a singhiozzo e a macchia di leopardo. Quasi dappertutto la gente è scesa in strada, per godersi un minimo di ebbrezza da ritrovato shopping dopo il lungo lockdown. Ovunque, però, restano i problemi connessi con le difficoltà di molti operatori economici e di tanti lavoratori, in gravissima crisi economica. Ma vediamo cosa è successo in alcune città e regioni.

A Roma in centinaia non aprono, sciopero e appello al governo

Come da disposizioni contenute nel dl Rilancio, è finalmente arrivato il giorno atteso da molti: quello delle riaperture di centri estetici e parrucchieri. Dopo oltre due mesi di lockdown e ‘fai da te’, da oggi ci si potrà dare quell’agognato restyling, in alcuni casi difficilmente rimandabile. Con le dovute accortezze, però, che fortunatamente non sono poche. A Roma nord, per fare partire l’assalto è necessario aspettare le 11 come previsto dall’ordinanza della sindaca Virginia Raggi, e già qualche minuto prima, si creano discrete file, con clienti rigorosamente distanziati tra loro: il più gettonato sembra essere il settore unghie, mani e depilazioni. A seguire parrucchieri e solarium. I servizi sono solo su prenotazione: non si accettano deroghe. Nel centro estetico ‘Suntime’ di Ponte Milvio la prassi e’ serratissima: mascherina e copriscarpe prima di entrare, quindi misurazione della temperatura con termoscanner e liquido disinfettante per le mani appena varcato l’ingresso. Ad accogliere i clienti, la titolare e tre dipendenti con camice, guanti, mascherina e visiera protettiva. Tutti gli oggetti personali devono essere riposti in una busta di plastica sempre all’entrata. Ma per molti questo è il primo giorno di sciopero nella storia del commercio. Sulla serranda abbassata del negozio di abbigliamento in viale Somalia di Giulio Anticoli, campeggia il cartello che grida “Senza aiuti del governo non possiamo ripartire”. Anticoli è il presidente di Roma produttiva che ha lanciato la protesta “Io non riapro” (un giorno di sciopero oggi, nel giorno delle riaperture degli esercizi commerciali) alla quale hanno aderito in centinaia tra viale della Conciliazione, il centro storico e Ostia. Convinto che il debito della messa in sicurezza del Paese sia stato messo sulle spalle dei piccoli e medi imprenditori, Anticoli chiede un incontro urgente con il ministro dell’Economia Gualtieri: “Così non si può andare avanti, si apre una guerra tra poveri, tra noi e i nostri creditori”. Domani Anticoli e compagni di protesta riapriranno i loro esercizi sperando, spiega, che ci siano le condizioni per andare avanti.

Torna a rianimarsi la Toscana nel primo giorno delle grandi riaperture per la fase 2.

Secondo Confcommercio regionale oggi ha riaperto al pubblico oltre il 90% dei negozi ma per i pubblici esercizi la ripartenza è più lenta: solo il 40% di bar e ristoranti è tornato ad accogliere i clienti e un 25%, invece, non riaprirà per il momento. Riaperte le boutique dell’alta moda nel centro storico di Firenze, così come l’outlet del lusso The Mall. Confartigianato fiorentina stima che gli incassi realizzati oggi nel centro storico sono stati, in media, più bassi del 60% rispetto a quelli ante Covid. A pesare soprattutto l’assenza di turisti. Positivo invece l’esordio di parrucchieri ed estetiste. Ne hanno subito approfittato il sindaco fiorentino Dario Nardella e quello di Pisa Michele Conti. In Versilia i balneari stanno lavorando per allestire spiagge e stabilimenti e qualcuno potrebbe riaprire questo fine settimana. “Le riaperture le avrei fatte graduali, magari sarei partito prima, ma così non è”, ha detto il presidente della Regione Enrico Rossi.

Milano, riaprono bar e negozi, in duomo la prima messa con i fedeli 

E’ stata una ripartenza senza particolari criticità quella di questa mattina, a Milano, che ha inaugurato la ‘nuova normalità’ della fase 2 senza disagi nel settore dei trasporti pubblici. Molti milanesi hanno optato anche stamani, come nelle settimane scorse, per i mezzi di trasporto privati tra cui auto, biciclette, e moto. La seconda fase delle riaperture per i treni è cominciata con un’affluenza al 25% sui treni Trenord, in Lombardia, rispetto al periodo pre-Covid 19. Accessi stabili rispetto al 4 maggio, nel primo giorno di riapertura ufficiale dopo il lockdown di aprile, quando la giornata si era chiusa con un’affluenza al 25% e picchi del 30% solo negli orari di punta. Anche l’afflusso del traffico di automobili a Milano si è regolarizzato da stamattina alle 7, quando era apparso abbastanza intenso. Qualche episodio di traffico in tilt si è registrato nei pressi di Porta Venezia, viale Majno e in corso Buenos Aires, per via della nuova pista ciclabile. Sui mezzi Atm, invece, la situazione è rimasta “fluida”. Sia nella metropolitana, sia sui mezzi di superficie, non si sono registrati particolari disagi nel flusso di passeggeri con un’affluenza al 20% circa. Per quanto riguarda gli aeroporti, invece, resta al momento chiuso lo scalo di Linate per i voli passeggeri mentre Bergamo ha accolto oggi il primo volo di linea dopo il decreto di riapertura dello scalo al traffico passeggeri del 5 maggio scorso. Alle 6.51 è atterrato il volo Wizz Air W6 4351 proveniente da Sofia con a bordo 113 passeggeri, i primi a transitare in aerostazione dal 13 marzo scorso insieme agli 81 partiti da Bergamo con lo stesso aeromobile decollato alla volta della capitale bulgara dalle 7.50.

In Piemonte i bar, come pure i ristoranti, devono limitarsi fino al 23 maggio alla vendita da asporto, ma da oggi non c’è più l’obbligo di prenotazione. Una novità, contenuta nell’ordinanza firmata ieri dal presidente della Regione Alberto Cirio, che viene accolta con soddisfazione dai titolari dei locali. “E’ un bel sollievo, chi passa di qui e ha voglia di un croissant può comprarlo subito – spiegano in un bar in via Palazzo di Città, a Torino – Ora organizziamo gli interni del locale in vista della riapertura”. Secondo le stime dell’Epat torinese, chi aveva già aperto per l’asporto continuerà fino al 23 maggio mentre chi era rimasto chiuso riaprirà solo sabato definitivamente. “Qualche giorno in più permette di capire quali sono le incombenze da affrontare, anche se a organizzare le riaperture si sta pensando da giorni”, sottolinea Claudio Ferraro, direttore Epat. In mattinata numerosi clienti nel centro di Torino: tra via Garibaldi, piazza San Carlo e via Po si sono create brevi file ordinate, davanti ai bar, per la prima colazione.

 Napoli, torna a tazzulella e cafè ma i big non aprono

Dopo oltre due mesi di lockdown, i napoletani riabbracciano il rito della “tazzulella e cafè”, celebrato da Pino Daniele come toccasana per dimenticare i guai e cominciare bene la giornata, ma non in tutti i bar della città. Nel giorno della riapertura, spiccano infatti le saracinesche abbassate di alcuni degli esercizi più gettonati dai turisti, dallo storico caffè Gambrinus alla Caffetteria di piazza dei Martiri. L’ordinanza della Regione Campania emanata nella tarda serata di ieri in esecuzione del decreto del governo sulle riaperture degli esercizi commerciali giunto poche ore prima, rinvia a giovedì 21 maggio la possibilità del servizio ai tavoli nei bar limitando per il momento le consumazioni al solo banco. Aperti i piccoli bar, chiusi quasi tutti quelli di maggior tradizione che hanno nel servizio ai tavoli il loro punto di forza. Per questi saracinesche abbassate e appuntamento rinviato a giovedi’ per avere il tempo assieme ai ristoranti – questa la ratio del provvedimento regionale – di adeguarsi alle misure richieste in fatto di distanziamento.

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