Coronavirus. 9 maggio. 218.268 contagi, 103.031 guariti, 30.395 vittime. 4 milioni i contagi nel mondo. Il Tar Calabria annulla l’ordinanza della presidente Santelli su bar e ristoranti, altre Regioni in fuga dall’11

Coronavirus. 9 maggio. 218.268 contagi, 103.031 guariti, 30.395 vittime. 4 milioni i contagi nel mondo. Il Tar Calabria annulla l’ordinanza della presidente Santelli su bar e ristoranti, altre Regioni in fuga dall’11

E’ salito a 218.268 il numero degli italiani colpiti dal coronavirus. Oggi c’è stato un aumento di 1.083 nuovi casi, numero in calo rispetto ai 1.327 di ieri e ai 1.401 di giovedì. Sono i dati forniti dalla Protezione Civile nel bollettino quotidiano delle 18. I guariti di oggi sono 4.008 (ieri 2.747) per un totale di 103.031. I nuovi decessi sono 194 (ieri 243) per un totale di 30.395 vittime. Continua, dunque, a scendere il numero delle persone attualmente positive: oggi sono 84.842 unità (-3.119 rispetto a ieri quando si era registrato un -1.663). Prosegue inoltre il calo dei ricoveri: quelli in regime ordinario si sono ridotti di altre 802 unità (ieri di 538) per un totale di 13.834. Si riduce il numero di chi è ricoverato in terapia intensiva: in tutto sono 1034 pazienti, 134 in meno di ieri quando il calo era stato di 143 unità. In isolamento domiciliare si trovano attualmente 69.974 positivi (ieri erano 72.157).  Zero contagi il Basilicata e zero decessi in sette regioni. Si tratta di Molise, Calabria, Valle d’Aosta, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Sardegna e della Provincia autonoma di Trento. Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 30.262 in Lombardia, 13.934 in Piemonte, 7.401 in Emilia-Romagna, 5.877 in Veneto, 4.448 in Toscana, 2.982 in Liguria, 4.345 nel Lazio, 3.230 nelle Marche, 1.965 in Campania, 830 nella Provincia autonoma di Trento, 2.729 in Puglia, 2.080 in Sicilia, 869 in Friuli Venezia Giulia, 1.676 in Abruzzo, 473 nella Provincia autonoma di Bolzano, 111 in Umbria, 550 in Sardegna, 118 in Valle d’Aosta, 612 in Calabria, 145 in Basilicata e 205 in Molise.

La situazione nel mondo, quasi 4 milioni i contagi. Si aggrava l’epidemia in Gran Bretagna e Stati Uniti

Si avvia velocemente verso la soglia dei 4 milioni il numero dei casi di coronavirus registrato a livello mondiale: secondo il conteggio aggiornato dell’università americana Johns Hopkins, i contagi globali segnano quota 3.951.905, mentre i decessi hanno superato la soglia dei 275.000 arrivando a quota 275.067. Finora sono guarite sempre a livello mondiale 1.330.209 persone.  Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha stimato che ci saranno 95 mila morti Covid-19 negli Stati Uniti, una proiezione inferiore rispetto a quanto precedentemente detto dalla task force sul coronavirus della Casa Bianca. Lo riferisce Fox Business News. Stando ai dati della Johns Hopkins University di ieri, negli Stati Uniti sono già stati registrati oltre 76 mila decessi per coronavirus. Tornano ai minimi dall’inizio dell’epidemia i decessi in Francia per Covid-19, a 2 giorni dalla riapertura dopo 7 settimane di lockdown. Per la direzione generale della Sanità sono stati 80 nelle ultime 24 ore fra ospedali, case di riposo e istituti per disabili. Il totale è ora di 26.310 vittime. Continuano a calare i pazienti in rianimazione, ormai soltanto 2.812 in tutto il paese, con un ulteriore calo di 56 unità. Diminuiti anche i ricoverati, 110 in meno, per un totale di 22.614. Il Regno Unito, dal canto suo, sta osservando “uno stabile e consistente calo” delle morti legate al Covid-19. Lo ha detto il vice chief medical officer britannico, Jonathan Van Tam, nel briefing a Downing Street, dove il segretario di Stato britannico ai Trasporti Grant Schapps, ha annunciato 346 nuovi decessi, portando il bollettino ufficiale ad almeno 31.587 morti. Shapps ha detto che un totale di almeno 215.260 persone sono risultate positive al tampone del coronavirus, un aumento di 3.896 casi da ieri. Nonostante “diverse migliaia di nuovi casi al giorno”, ha aggiunto Van Tam, il Paese sta sperando in un “solido declino” nel numero di pazienti che hanno bisogno di ricovero.

Tar ferma la “fuga in avanti” della presidente della Calabria Santelli. Vince il governo

Si ferma davanti al ‘semaforo rosso’ acceso dal Tar Calabria la ‘fuga in avanti’ del presidente della Regione, Jole Santelli, che, a prezzo di un aspro conflitto con il governo, aveva anticipato la “fase 2” con la famosa ordinanza 37 del 29 aprile con la quale consentiva, tra le varie misure, anche l’apertura ai tavoli esterni di bar e ristoranti. “Emerge chiaramente l’illegittimità dell’ordinanza del presidente della Regione Calabria”, ha sentenziato oggi, in forma breve, il Tar calabrese con un provvedimento che, in 24 pagine, dà evidentemente ragione al governo Conte. E’ questo l’epilogo di uno scontro istituzionale piuttosto serrato, che ha tenuto banco nel dibattito nazionale anche per i suoi risvolti politici, visto che Santelli è alla guida, da pochi mesi, di una Giunta regionale di centrodestra, anche se il presidente calabrese ha sempre negato una volontà politica (e l’esistenza di “suggeritori” politici) dietro la sua linea. In ogni caso, adesso per l’ordinanza ormai conosciuta come “riapri bar” di Santelli, arriva lo stop del Tar Calabria, che accoglie in pratica tutti i motivi di ricorso del governo nazionale. Nella sua impugnazione, basata su una memoria del ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, il governo aveva eccepito che l’ordinanza regionale contrasta con i provvedimenti nazionali, è “emanata senza previa interlocuzione” e dopo “un iter istruttorio lacunoso, privo di argomentazione scientifica”. Dal suo canto, la Regione, nella sua difesa, aveva rimarcato la “inammissibilità del ricorso” del governo per difetto di giurisdizione, ritenendo che la controversia configurasse un conflitto di attribuzione e quindi ricadesse nella competenza della Corte costituzionale, e la “assoluta legittimità” del provvedimento adottato dal presidente Santelli. In più, secondo il Tar Calabria, non c’è alcun motivo di portare la controversia davanti alla Corte costituzionale, visto che – spiegano nell’odierna sentenza i giudici amministrativi – “spetta al presidente del Consiglio dei ministri individuare le misure necessarie a contrastare la diffusione del virus Covid-19”. Immediate le reazioni del protagonisti del conflitto. “Le sentenze e le leggi non si discutono ma si applicano. Il governo sta facendo ripartire il Paese in sicurezza. Non è la stagione delle divisioni, dei protagonismi e dell’individualismo”, commenta il ministro Boccia. Non tarda però a farsi sentire nemmeno la stessa Santelli, che esprime “il rammarico per una pronuncia che provoca inevitabilmente una battuta d’arresto ai danni di una regione che stava ripartendo dopo due mesi e dopo immensi sacrifici dei cittadini”, mantiene sul tavolo “la possibilità di sollevare un conflitto di attribuzione alla Consulta” e poi attacca il governo Conte che – per il presidente della Calabria – “comunque ha poco da esultare: si tratta di una vittoria di Pirro che calpesta i diritti dei cittadini, dopo che per 11 giorni l’ordinanza ha avuto validità”.

Altre Regioni pronte a riaprire lunedì 11

Intanto, si fanno sempre più numerose le fughe in avanti di alcune regioni che anticiperanno le riaperture a partire già dall’11 maggio. Alto Adige e Friuli Venezia Giulia alzeranno la serranda di negozi, bar e ristoranti, mentre Maurizio Fugatti, presidente del Trentino, ha annunciato l’avvio della fase 3 per la sua regione già da martedì 12. In Sicilia dal 18 maggio riapriranno i servizi socio-sanitari, in Puglia parrucchieri, estetisti, barbieri, saloni di bellezza. “Abbiamo individuato criteri di sicurezza – spiega il presidente della Regione Puglia Emiliano – che sono e saranno utili anche al governo nazionale per far riaprire prima, io mi auguro ovunque, tutte queste categorie”. A scalpitare soprattutto le Regioni a guida leghista, che non risparmiano attacchi all’esecutivo. “Il governo indichi le linee guida e poi ogni Regione decida. Il principio dev’essere non più quello dei divieti, ma delle regole” attacca Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia. Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente del Veneto Luca Zaia: “Io spero che in queste ore il governo si decida a dire qualcosa. Se avessero deciso di riaprire tutto dal 18 è fondamentale che lo si dica ai cittadini. Non possiamo dirlo il 17 sera”. Insomma, si tratta di una sfida ancora aperta, e i conflitti tra queste Regioni e il governo centrale non finisce certamente qui. Si spera che tutti abbiano a cuore esclusivamente la salute delle persone.

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