Coronavirus. 7 maggio. 215.858 contagi, 96.276 guariti, 29.958 decessi. Gli scienziati chiedono più tamponi. La Francia riapre dall’11 con una strategia a scacchiera

Coronavirus. 7 maggio. 215.858 contagi, 96.276 guariti, 29.958 decessi. Gli scienziati chiedono più tamponi. La Francia riapre dall’11 con una strategia a scacchiera

In Italia scende il numero dei decessi – oggi 274, ieri 369, per un totale di 29.958 dall’inizio della pandemia – pur risultando ancora alto rispetto ai numeri dei giorni scorsi (sotto i 200), e cala ancora il numero delle persone attualmente positive al coronavirus, che oggi sono 89.624. Questo l’aggiornamento odierno della Protezione civile sulla diffusione del Covid-19 in Italia. Nel dettaglio, oggi sono stati effettuati 70.359 tamponi, tra questi 1.401 sono risultati positivi (portando il totale di chi ha contratto il virus finora a 215.858). Tra i positivi, 1.311 sono in cura presso le terapie intensive, 22 in meno rispetto a ieri. Calano anche i ricoverati con sintomi: 15.174, con un decremento di 595 unità. I positivi in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi sono l’82% del totale (73.139 persone). Sale il numero complessivo dei dimessi e guariti: 96.276, con un incremento di 3.031 persone rispetto a ieri.  Un calo dei decessi di circa cento unità molto simile a quello registrato oggi anche nel Regno Unito, dove Downing Street ha purtroppo ufficializzato la morte di 539 persone con il coronavirus nelle ultime 24 ore (649 ieri). Oltremanica il drammatico totale è ora di 30.625 decessi. Passo in avanti sul fronte dei tamponi, però, dove l’NHS ha oggi superato quota 86.500 (ieri erano stati poco meno di 70mila). E’ ancora lontana, però, la soglia dei 100mila test sbandierata dal segretario per la Salute, Matt Hancock. Anche in Spagna lieve riduzione dei decessi: sono 213 le nuove vittime del coronavirus. Il numero cala di 31 unità rispetto a 24 ore fa, portando il totale a quota 26.070. Con l’aggiornamento odierno, il numero dei contagi dall’inizio della pandemia supera le 221 mila persone in terra iberica. Sono 1.231.992 i casi confermati di persone contagiate dal nuovo coronavirus negli Stati Uniti, mentre i decessi legati alla malattia sono almeno 73.573.

La pandemia causata dal Covid-19 ha ucciso più di 150.000 persone in Europa, tre quarti delle quali nel Regno Unito, Italia, Spagna e Francia. I morti nel mondo sono 264 mila, e i contagiati 3,768 milioni secondo i dati della Johns Hopkins University. Si continua a parlare del dopo: riaperture, vaccini. Ma già si vedono i segnali di recessione globale: in Francia e Germania crolla la produzione, in Usa ormai sono 33 milioni quelli che si mettono in fila per il sussidio di disoccupazione. Uno studio australiano avverte del rischio suicidi. E intanto, mentre l’Unicef ha stimato in 116 milioni il numero di bambini nati o nascituri durante la crisi sanitaria mondiale, c’è un nuovo allarme Onu: la pandemia di Covid-19 può causare carestie e conflitti.

Brusaferro, ISS: “i tamponi sono l’unico strumento per individuare l’Rna virale”

“Si fanno circa 70.000 tamponi al giorno, numero che crescerà nelle prossime settimane ma inizialmente era molto più limitato”, segnala il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, in audizione in commissione Affari sociali alla Camera. “A oggi – è il suo mantra – sul piano diagnostico i tamponi sono l’unico strumento per individuare l’Rna virale. Di test sierologici ce ne sono oltre 100 sul mercato” e “non sono stati raccomandati dal ministero, perché non danno patenti di immunità”. A detta del numero uno dell’Iss, “il virus si diffonde nella stessa maniera in cui si diffondeva all’inizio” e “ogni caso positivo ne può generare due o tre alla volta”. D’altro canto, per il capo dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, in commissione Affari costituzionali a Montecitorio, “da quello che dicono gli esperti, i decessi sono l’ultimo dato ad avere una diminuzione. Quindi, ancora adesso il numero è basso ma importante. Ci auguriamo che presto possa scendere”. E, in ogni caso, “sulla fase 2 c’è un attento monitoraggio. È anche prevista la possibilità di inasprire misure di contenimento in relazione a fenomeni che dovessero rimarcare una ripartenza della diffusione del virus”. Eppure, la speranza – espressa anche da Borrelli – è che non si debba tornare indietro, dopo due mesi di lockdown. “La fase 2 si può articolare dal punto di vista sanitario fondamentalmente in tre gambe: la prima è quella del cosiddetto ‘monitoraggio stretto’, cioè poter avere continuamente un monitoraggio di quanto avviene a livello nazionale ma soprattutto regionale, in modo da intercettare precocemente eventuali situazioni o focolai che possano poi facilitare la diffusione del virus” continua il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, in audizione in video conferenza alla XII Commissione Affari Sociali della Camera. “La seconda gamba – ha proseguito Brusaferro – è quella di garantire allo stesso tempo una serie di servizi e strutture che siano in grado di far fronte, in modo qualitativo e quantitativo, alle esigenze delle persone che sono affette da questa infezione”. In merito alla terza gamba, Brusaferro ha sottolineato quindi l’importanza che “anche le funzioni base preesistenti o quelle tipiche dei servizi sanitari vengano garantite”.

La Francia divisa in due riparte dall’11 maggio

Dall’11 maggio in una Francia “divisa in due” prenderà avvio il graduale allentamento delle misure anti-coronavirus, con un percorso differenziato a seconda di dipartimenti ‘verdi’ e ‘rossi’. Lì dove il Covid-19 circola ancora con insistenza e gli ospedali sono sotto stress, in primis l’Ile-de-France con la capitale Parigi, ma anche in Hauts-de-France, Grand Est e Bourgogne-Franche-Comte, saranno previste restrizioni; si tratta di 32 dipartimenti e quasi 27 milioni di abitanti. Discorso a parte per Mayotte, arcipelago d’oltremare, dove la riapertura è rinviata. Presentando l’atteso piano il primo ministro, Edouard Philippe, ha parlato di “una buona notizia per i francesi”, avvertendo però che “non deve essere (visto) come il segno di un allentamento della nostra vigilanza”. In tutto il Paese riapriranno scuole materne ed elementari: come ha riferito il ministro dell’Istruzione, Jean-Michel Blanquer, ad aprire i battenti sarà “l’80-85% di 50.500 mila” istituti, ma che nelle classi rientreranno solo un milione di alunni, sui 6,7 complessivi, accolti da 130 mila docenti. Per venire incontro alle lamentele dei genitori e alle polemiche dei sindaci dei giorni scorsi, è stato deciso che la scelta sarà volontaria e anche i comuni avranno voce in capitolo. Quanto alle medie, nelle zone verdi se ne riparla il 18 maggio mentre nelle zone rosse la chiusura resta in vigore; ugualmente per i licei, lì dove la situazione è tranquilla a inizio giugno si ragionerà se farli ripartire, così come per cafè e ristoranti. Verrà ripristinata la libertà di circolazione, senza certificazione entro i 100 km dalla residenza abituale, con documentazione che dimostri “motivi professionali o familiari impellenti” al di sopra di tale raggio. I confini resteranno chiusi, ha spiegato il ministro dell’Interno Cristophe Castaner, mentre le restrizioni alle frontiere con i Paesi europei saranno “estese almeno fino al 15 giugno”. Da lunedì prossimo riapriranno “400 mila aziende che rappresentano 875 mila posti di lavoro”, tra cui “77.000 parrucchieri, 33.000 negozi di abbigliamento, 15.000 fiorai, 3.300 librerie”. Per quanto riguarda i centri commerciali di oltre 40.000 metri quadrati, ha aggiunto il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, “potrebbero riaprire in accordo con i prefetti, tranne che nell’Ile-de-France” dove la situazione dell’epidemia di coronavirus ancora non lo consente. Quanto ai trasporti pubblici, il ministro Elisabeth Borne ha confermato che l’uso della mascherina sarà obbligatorio a partire dagli 11 anni, pena una multa di 135 euro. Nell’Ile-de-France, l’accesso sarà “riservato nelle ore di punta alle persone con un certificato rilasciato dal datore di lavoro o con un motivo valido per viaggiare”, ha aggiunto. Nessun allentamento delle misure restrittive invece per le case di cura, dove sono stati registrati finora quasi 10 mila degli oltre 25 mila morti complessivi, ha sottolineato il ministro della Salute, Olivier Veran, annunciando un aiuto “eccezionale” di 475 milioni di euro per gli istituti per anziani, nonché un bonus di 1.500 euro per il personale delle case di cura nei 33 dipartimenti “dove l’epidemia è stata più forte” e 1.000 euro per tutti gli altri. A partire da lunedì, ha assicurato Veran, “siamo pronti a testare in modo massiccio” sia le persone con sintomi che quelle con cui sono venute in contatto.

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