Coronavirus. 28 maggio. 231.732 casi, 33.142 decessi, 150.604 guariti, 489 in intensiva. Usa, superati i centomila morti. Ue, le istituzioni si preparano al Recovery Fund

Coronavirus. 28 maggio. 231.732 casi, 33.142 decessi, 150.604 guariti, 489 in intensiva. Usa, superati i centomila morti. Ue, le istituzioni si preparano al Recovery Fund

Nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del Coronavirus sul nostro territorio, a oggi, 28 maggio, il totale delle persone che hanno contratto il virus è di 231.732, con un incremento rispetto a ieri di 593 nuovi casi, a pesare ancora una volta i numeri della Lombardia che da sola totalizza 382 nuovi casi, il 64% del totale del Paese. Lo fa sapere la Protezione civile nel consueto bollettino quotidiano. Il numero totale di attualmente positivi è di 47.986, con una decrescita di 2.980 assistiti rispetto a ieri. Tra gli attualmente positivi, 489 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 16 pazienti rispetto a ieri. 7.379 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 350 pazienti rispetto a ieri. 40.118 persone, pari all’84% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi. Ancora, rispetto a ieri i deceduti sono 70 e portano il totale a 33.142. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 150.604, con un incremento di 3.503 persone rispetto a ieri. Per quanto riguarda le regioni, nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 22.913 in Lombardia, 6.072 in Piemonte, 3.750 in Emilia-Romagna, 2.025 in Veneto, 1.380 in Toscana, 1.145 in Liguria, 3.405 nel Lazio, 1.346 nelle Marche, 1.012 in Campania, 1.395 in Puglia, 458 nella Provincia autonoma di Trento, 1.145 in Sicilia, 336 in Friuli Venezia Giulia, 824 in Abruzzo, 157 nella Provincia autonoma di Bolzano, 33 in Umbria, 200 in Sardegna, 23 in Valle d’Aosta, 170 in Calabria, 163 in Molise e 34 in Basilicata.

La situazione nel mondo. Gli Usa superano i centomila morti, ma il Regno Unito detiene il record per il maggior incremento di decessi per pandemia

 Il Regno Unito detiene il triste record del maggior incremento di decessi nel mondo rispetto alla media degli ultimi cinque anni, a causa della pandemia di coronavirus. Secondo i dati raccolti dal Financial Times, in Gran Bretagna sono morte 59.537 persone in più rispetto alla media precedente al 20 marzo: il virus, in particolare, ha ucciso direttamente o indirettamente 891 persone ogni milione di cittadini. Un bilancio che ha consentito al Regno Unito di raggiungere percentuali più elevate di quelle di Stati Uniti, Italia (poco meno di 800 decessi ogni milione di persone), Spagna o Belgio. Secondo il bilancio ufficiale del governo, il Regno Unito è il secondo Paese al mondo con più vittime da Covid-19 dopo gli Stati Uniti, con 37.460 morti da Covid-19. Anche altri paesi come Cina, Brasile e Russia hanno subito gravi perdite durante la pandemia. Ma i loro tassi di mortalità sono molto al di sotto di quelli del Regno Unito. “Abbiamo appena raggiunto il tristissimo traguardo di 100 mila morti per la pandemia di coronavirus” scrive in un tweet il presidente Usa Donald Trump, che negli ultimi giorni era stato criticato per non aver più fatto riferimento all’alto numero di vittime statunitensi del Covid-19. “A tutte le famiglie e gli amici di coloro che sono scomparsi, voglio estendere la mia sincera solidarietà e amore per tutto ciò in cui queste grandi persone credevano e rappresentavano. Dio sia con voi”, conclude Trump. Secondo l’ultimo aggiornamento della Johns Hopkins University, negli Usa ci sono stati 100.442 decessi da coronavirus, con 1.699.933 casi positivi.

Recovery Fund, un negoziato lungo e delicato, ma che alla fine porterà a un’intesa

All’indomani del piano ‘monstre’ presentato dalla Commissione europea per aiutare l’Unione a uscire dalla più devastante crisi economica della sua storia, a Bruxelles trapelano segnali di ottimismo. I 27 iniziano a ragionare sui documenti e si preparano all’assetto politico-diplomatico da mettere in campo per arrivare a un accordo: la partita non è semplice e molto probabilmente non si chiuderà al Vertice dei Capi di Stato e di governo previsto per il 19 giugno, ma dal 1 luglio la Germani assumerà la presidenza di turno dell’Unione ed è opinione diffusa che Angela Merkel metterà sul tavolo tutto il peso di Berlino per chiudere entro l’estate, anche per dare ai parlamenti nazionali il tempo di ratificare il piano e al Parlamento europeo di mettere il sigillo definitivo in autunno. Secondo la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, la cancelliera tedesca intende impiegare la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue per “rafforzare il ruolo dell’Europa” a livello globale. La presidenza tedesca, sostiene la ‘Faz’, si concentrerà sulla gestione della crisi del coronavirus e sulle sue conseguenze economiche, in particolare sul fondo per la ripresa legato al quadro finanziario pluriennale 2021-2027. La Germania intende, inoltre, promuovere la protezione del clima, la digitalizzazione e il ruolo dell’Europa nel mondo. Una dichiarazione di leadership forte che porterà certamente a dei risultati. Diverse fonti diplomatiche sottolineano il fatto che la proposta della Commissione, tra sfumature e distinguo, sia stata accolta favorevolmente da tutti. E perfino i 4 ‘frugali’ che si erano messi di traverso a febbraio sull’approvazione del bilancio e avevano presentato una contro-proposta al piano Merkel-Macron da 500 miliardi, lasciano intendere che un accordo è possibile. Ieri, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, a nome di Olanda, Svezia e Danimarca, ha detto di non valutare negativamente il piano von der Leyen: “Ciò che riteniamo positivo è che esiste un limite di tempo e che il fondo sarà una misura di emergenza una tantum e non il primo passo verso una mutualizzazione del debito”, ha detto Kurz. “Considerando che ci sono molti in Europa che desiderano una tale unione del debito, è importante per noi che questo venga chiarito per iscritto una volta per tutte”. Con i Paesi frugali “l’accordo non sarà facile, ma ci si arriverà”, dice Paolo Gentiloni. Secondo quanto emerge a Bruxelles comunque, il vertice del 19 giugno sarà solo un primo test per mettere sul tavolo le posizioni in campo. I paesi del sud, i più colpiti dalla pandemia, insisteranno per una maggiore solidarietà europea, peraltro ampiamente offerta dalla proposta di Bruxelles. I ‘frugali’ dovranno portare ai loro Parlamenti e alle loro opinioni pubbliche una serie di ‘trofei’, a partire dal fatto che il Recovery Fund sia solo temporaneo e che rimanga limitato nel tempo, che il denaro non sarà distribuito senza condizioni e che non si parli di una mutualizzazione del debito. Il summit di giugno dunque, dovrebbe essere solo una sorta di ‘prima chiama’ in cui ciascuno farà valere le sue ragioni, anche in chiave di politica interna, ma si uscirà dal Consiglio senza accordo. L’ipotesi più probabile è che la firma dei 27 arriverà ai primi di luglio, a presidenza tedesca già avviata, e probabilmente con un vertice in presenza dei Capi di Stato e di governo. A quel punto sarebbe una vittoria di Merkel e l’accordo sarebbe salutato come un momento storico per l’Unione.

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