Coronavirus. 26 maggio. 230.555 casi, 32.955 decessi, 144.658 guariti. Lombardia: la destra vota Baffi, Iv, presidente della commissione d’inchiesta sulla sanità. Bagarre. Sugli assistenti civici il no di Cgil e Terzo settore

Coronavirus. 26 maggio. 230.555 casi, 32.955 decessi, 144.658 guariti. Lombardia: la destra vota Baffi, Iv, presidente della commissione d’inchiesta sulla sanità. Bagarre. Sugli assistenti civici il no di Cgil e Terzo settore

Lieve aumento del numero di nuovi casi positivi al Covid-19 su base quotidiana ma con una netta crescita del numero di tamponi effettuati, 12 mila in più. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati 397 nuovi casi, 97 in più rispetto alla rilevazione precedente. Il totale delle persone contagiate nel nostro Paese da inizio emergenza arriva dunque a 230.555. Resta poi stabilmente sotto quota cento, e comunque in calo, il numero delle persone decedute nelle ultime 24 ore. Costante il calo delle persone attualmente positive che è di 52.942, con una decrescita di ben 2.358 assistiti rispetto a ieri. 78, come anticipato, le persone decedute nelle ultime 24 ore che portano il totale a 32.955. Ieri erano state 92. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 144.658 con un incremento di 2.677 persone rispetto a ieri. Tra gli attualmente positivi 521 sono in cura presso le terapie intensive, 20 pazienti in meno rispetto a ieri; mentre 7.917 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 268 pazienti. Quanto al numero di tamponi totali effettuati arriva a 3.539.927, nelle ultime 24 ore, 57.674, in netto calo, rispetto al giorno precedente quando erano stati 35.241. Sono invece 2.253.252 le persone sottoposte a test.

Sono quasi 5,5 milioni i casi di coronavirus nel mondo. Usa, Brasilee Russia in testa per numero di contagi

Secondo l’ultimo bilancio aggiornato dalla Johns Hopkins University, i contagi sono arrivati a 5.497.532, con gli Stati Uniti che guidano la classifica con 1.662.768 casi seguiti dal Brasile, con 374.898 contagi, e dalla Russia, con 353.427. Per quanto riguarda le vittime, in tutto il mondo sono 346.269, con gli Stati Uniti che contano 98.223, poi il Regno Unito con 36.996 e l’Italia con 32.955 decessi. La pandemia al momento si sta abbattendo con particolare virulenza in America Latina mentre in altre parti del mondo, come in Europa e Stati Uniti, seppure presente appare contingentata dalle misure di contenimento sociale tanto che anche Francia e Germania in un comunicato congiunto si sono aggiunte al coro dei paesi che chiedono la riapertura delle frontiere interne europee. Al momento la situazione peggiore si registra in America Latina, definita dall’Oms il “nuovo epicentro” della pandemia. Qui il virus è giunto in ritardo rispetto ad Europa e Stati Uniti ma in questo continente spesso non sono state adottate con efficacia quelle misure di distanziamento sociale in grado di depotenziarne gli affetti. Solo nella giornata di ieri, l’insieme dei paesi sudamericani ha fatto registrare un incremento di 31mila contagi che ne portano il totale a 765.662, nonché di 1.600 morti, per una cifra complessiva di 41.462 dalla comparsa del Covid.

Il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che la Russia ha superato il picco dell’epidemia di Covid-19, lo stesso giorno in cui il Paese ha registrato il più elevato numero di morti in 24 ore. Dopo aver raggiunto il picco a metà maggio con oltre 11.000 nuovi casi al giorno, il numero di infezioni quotidiane in Russia è sceso sotto 9.000. Oggi il Paese ha registrato il maggior numero di morti in un giorno, 174 per la precisione, un numero ancora molto più basso rispetto ai Paesi con tassi di infezione simili. Parlando alla televisione russa, Putin ha affermato che “secondo gli esperti, il picco può essere considerato superato”, secondo l’agenzia di stampa Afp. Il presidente russo oggi ha anche ordinato una parata per la vittoria nella Seconda guerra mondiale, rimandata a causa della pandemia, per il 24 giugno.

Il caso della commissione d’inchiesta sulla sanità della Lombardia. Eletta presidente una renziana. Bagarre e polemiche

Minoranza spaccata in Lombardia sull’elezione del consigliere di Italia Viva Patrizia Baffi alla presidenza della commissione di inchiesta istituita dal Consiglio regionale per far luce sulla gestione dell’emergenza Covid. Ruolo che spetta per statuto a un esponente dell’opposizione, ma in questo caso assegnato con quasi solo i voti della maggioranza di centrodestra. La renziana, ex Pd e originaria di Codogno, il primo focolaio del virus in Italia, è stata eletta a sorpresa dopo due fumate nere con 46 voti, sbaragliando il candidato del Pd Jacopo Scandella, sostenuto anche dai 5 Stelle, e l’autocandidato Michele Usuelli di +Europa. A sbarrare la strada a Scandella, bergamasco, il veto imposto dal centrodestra legato alla mozione di sfiducia firmata dal Pd contro l’assessore al Welfare Giulio Gallera. Baffi, invece, era stata l’unica esponente della minoranza a non aver partecipato al voto. “Una coalizione e una Giunta che non hanno nulla da nascondere non si scelgono il presidente della commissione d’inchiesta che compete all’opposizione” ha commentato dal Pd il vice segretario Andrea Orlando. “Abbiamo chiesto alla consigliera Baffi un passo indietro, per responsabilità e perché è stata eletta con i soli voti della maggioranza. Se si sente ancora parte dell’opposizione l’unica cosa che può fare è dimettersi” ha aggiunto il capogruppo del Pd Fabio Pizzul, annunciando “le dimissioni dei nostri consiglieri per creare insieme al Movimento 5 Stelle una commissione alternativa”. Di “scambio politico” tra Lega e Italia Viva ha parlato il consigliere del Movimento 5 Stelle Dario Violi, dopo che oggi il partito di Renzi al Senato ha salvato l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini dal processo per il caso Open Arms. “Non c’erano accordi di nessun tipo con nessuno” ha replicato Baffi, dicendo di non essere a conoscenza di queste “illazioni”.

Cgil, assistenti civici? No a proposte improvvisate. La rabbia del terzo settore

Sugli assistenti civici sembra sia tornato il sereno nella maggioranza e nel governo. Ma è ancora forte la polemica da parte delle organizzazioni del terzo settore e della Cgil. Intanto, gli uffici legislativi dei ministeri degli Affari regionali e del Lavoro opereranno assieme nelle prossime ore per predisporre l’arrivo dei volontari sui territori al più presto, secondo quanto sarebbe stato concordato nella riunione dei capidelegazione della maggioranza stamani con il premier Giuseppe Conte e, tra gli altri, i ministri Francesco Boccia (Affari regionali) e Luciana Lamorgese (Interni). Tra i compiti affidati ai 60 mila volontari, esclusa la sorveglianza della movida, ci saranno tra gli altri la consegna della spesa agli anziani, delle medicine a chi non può andarle ad acquistare, e l’aiuto nel contingentare gli ingressi ai parchi o alle chiese.

“L’idea del ministro Boccia di attivare degli assistenti civici a presidio del rispetto delle norme sul distanziamento sociale non solo è un’arma spuntata, ma è anche pericolosa. L’azione di controllo del territorio è una cosa seria e, come prevede e indica la nostra Costituzione, va affidata allo Stato” dichiarano i segretari confederali della Cgil Giuseppe Massafra e Tania Scacchetti, dicendo no a proposte “improvvisate” e sostenendo, invece, la necessità del confronto con le parti sociali. “Competenze, esperienza e preparazione non si possono improvvisare, a maggior ragione – sottolineano i dirigenti sindacali – in un periodo in cui rischia di crescere il disagio sociale. Sui cittadini dobbiamo e possiamo contare pretendendo un atteggiamento improntato al senso civico e al rispetto della legalità”. Per Massafra e Scacchetti occorre quindi “rafforzare l’azione di educazione e di civismo dei sindaci e delle amministrazioni territoriali” e “sarebbe utile e corretto intervenire sugli organici degli enti preposti al controllo e alla sicurezza. Se invece si vuole aprire una riflessione più ampia su come rispondere ai tanti bisogni che l’emergenza sanitaria ha reso indispensabili – concludono – non lo si faccia con proposte improvvisate, ma con un confronto con le parti sociali sulle soluzioni possibili”. E dal terzo settore giunge l’accusa di “statalizzazione del volontariato”. Ne parla Luigi Bobba, sottosegretario al Welfare nei Governi Renzi e Gentiloni e ora presidente di Terzjus- Osservatorio del Terzo settore, che invita il Governo a “cambiare strada” sugli assistenti civici, puntando di più sul servizio civile e creando una app per i volontari da far gestire alle grandi reti associative. “Ci stiamo avvicinando silenziosamente – afferma Bobba – a una sorta di statalizzazione soft del volontariato. Attraverso un linguaggio che richiama parole tipiche del terzo settore, come civismo e utilità sociale, si vogliono ingaggiare con un bando dello Stato cittadini volontari per compiti legati all’emergenza, saltando completamente le reti associative e del volontariato. E i Comuni dovrebbero gestire queste 60 mila persone a risorse invariate”. Al contrario, prosegue Bobba, “propongo di incrementare di 150 milioni il Fondo per il Servizio civile. Questo significa raddoppiare il numero dei giovani che potranno accedere al Servizio civile universale. Il Governo è ancora in tempo a cambiare rotta e a cogliere questa occasione”.

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