Coronavirus. 21 maggio. 228.006 contagi, 32.486 decessi (15.737 in Lombardia), 134.560 guariti, 640 in terapia intensiva. Inps: i decessi sono almeno 20mila in più. I dati dei pagamenti effettuati ai lavoratori

Coronavirus. 21 maggio. 228.006 contagi, 32.486 decessi (15.737 in Lombardia), 134.560 guariti, 640 in terapia intensiva. Inps: i decessi sono almeno 20mila in più. I dati dei pagamenti effettuati ai lavoratori

La curva epidemica continua a scendere, ma ancora con molta timidezza. È quello che si evince dai dati odierni della Protezione Civile, che dicono che per la prima volta dal picco il numero di pazienti ricoverati è inferiore a 10mila (-355 rispetto a ieri), ma anche che i nuovi positivi sono 642 e le vittime, nelle ultime 24 ore, sono 156. Ma è quello che si evince anche e soprattutto dai dati della Lombardia, dove anche se scende ancora il rapporto fra tamponi effettuati e casi positivi (oggi si attesta al 2,1%, il più basso dal 1° di aprile ad oggi) quello di nuovi positivi e vittime (rispettivamente 316 e 65) è sempre in linea, se non in lieve aumento.  A livello nazionale, il totale delle persone che hanno contratto il virus dall’inizio della pandemia sale a 228.006. Il numero totale di attualmente positivi è di 60.960, con una decrescita di 1.792 assistiti rispetto a ieri. Tra gli attualmente positivi, 640 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 36 pazienti rispetto a ieri. 9.269 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 355 pazienti rispetto a ieri. 51.051 persone, pari all’84% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi. Il totale dei deceduti sale a 32.486, di cui quasi la metà (15737) proprio in Lombardia. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 134.560, con un incremento di 2.278 persone rispetto a ieri. I numeri di oggi restano sull’onda di quelli dei giorni scorsi: Milano tiene, e a tre mesi di distanza dal primo caso a Codogno la Lombardia resta la sorvegliata speciale. “A mio parere, infatti, c’è un certo rischio di risalita proprio in questa regione, ecco perché il messaggio è quello di non abbassare la guardia. Non rilassiamoci, perché il virus circola ancora” afferma il virologo dell’Università di Milano, Fabrizio Pregliasco, che comunque sottolinea come “i dati oggi siano positivi. Ora poi c’è un buon tracciamento dei casi, e il sistema non segnala un aumento successivo alla riapertura del 4 maggio”. Nei tre mesi dal primo caso di Covid-19 in Italia, “sembra passata una vita: questa epidemia ha modificato in modo importante il nostro modo di vivere”. E il lockdown si è portato via la primavera, vissuta da molti chiusi in casa. “E’ stata dura, e per molti lo è ancora. Ecco perché è fondamentale non vanificare gli sforzi fatti per liberarci da questo virus”, conclude Pregliasco.

Superata la soglia di 5 milioni di casi nel mondo. Brasile in gravissima crisi

Secondo il conteggio della Afp sulla base di fonti ufficiali, almeno 5.006.730 persone sono state contagiate dal virus e 328.047 sono decedute. Il continente più colpito resta l’Europa con quasi 2 milioni di casi, 170mila dei quali mortali. In Russia i casi di Covid sono 317.500 mila, in Brasile 291.600, in Gran Bretagna 250mila, in Spagna 232.500, 227.334 in Italia 228.006, in Francia 182mila e in Germania 178.500. Sono invece 1.556.749 i casi confermati di persone contagiate dal nuovo Coronavirus negli Stati Uniti, mentre i decessi legati alla malattia sono almeno 93.606. Intanto secondo uno studio della Columbia University, ci sarebbero stati 36 mila morti in meno se le misure di lockdown fossero state prese prima. Il numero di morti per coronavirus in Brasile è cresciuto del 120% in due settimane, con un forte aumento dei casi soprattutto nello Stato di Rio de Janeiro e nelle province della regione amazzonica. A Rio il numero dei decessi per Covid-19 è passato da 1.205 registrati il 6 maggio a 3.237 di ieri, con un aumento del 270%, secondo un rapporto del portale di notizie Uol. San Paolo e Rio, entrambi nella regione sud-orientale, restano gli Stati più colpiti dalla malattia. Il rapporto di Uol ha messo inoltre in evidenza l’aumento dei decessi anche negli Stati della regione amazzonica, in particolare in quelli di Parà e Roraima, in entrambi i quali si è registrata una crescita dei casi nell’ordine del 400%.

Inps: tra marzo e aprile 47 mila morti in più rispetto al 2019. Dati protezione civile poco attendibili

Ci sarebbero 20mila morti in più in Italia per coronavirus. Un numero che rivela un maggiore impatto del Covid-19 sui decessi in Italia rispetto ai dati forniti quotidianamente dalla Protezione civile. A fare chiarezza statistica è l’analisi della mortalità nel periodo di epidemia da Covid-19 redatta dall’Inps, secondo cui nel periodo tra marzo e aprile è stato registrato un aumento di 46.909 decessi rispetto ai 109.520 attesi. Il numero di morti dichiarate come Covid-19 nello stesso periodo era invece di 27.938. Questi dati, dice l’Istituto, “sono considerati ormai poco attendibili” perché escludono un’ampia fascia di persone che muoiono in casa e non in ospedale. Inoltre, il dato sarebbe influenzato non solo dalla modalità di classificazione della causa di morte, ma anche dall’esecuzione di un test di positività al virus. “A questo punto ci si può chiedere quali sono i motivi di un ulteriore aumento di decessi pari a 18.971?”. La risposta, per l’Inps, è semplice: visto che il numero di decessi è piuttosto stabile nel tempo, con le dovute cautele, “possiamo attribuire una gran parte dei maggiori decessi avvenuti negli ultimi due mesi, rispetto a quelli della baseline riferita allo stesso periodo, all’epidemia in atto”.

La ministra Catalfo e l’Inps: ecco i numeri dei pagamenti effettuati e in via di esecuzione

Sono 4,6 milioni i lavoratori che hanno già ricevuto il sostegno della cassa integrazione. E’ il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, a fornire la fotografia dello sforzo compiuto dal governo per sostenere i lavoratori alle prese con la crisi economica da Coronavirus ribadendo come siano state “velocizzate le procedure di erogazione” dopo i problemi dei giorni scorsi. Dall’atto della domanda di cig del datore di lavoro entro 15 giorni l’Inps erogherà il 40% al lavoratore. Subito dopo l’ulteriore comunicazione del datore di lavoro che dettaglierà le ore di cui ha usufruito lo stesso lavoratore, la restante parte”, prosegue il ministro. Buone notizie anche sul fronte del reddito di emergenza: “dalla prossima settimana si potrà presentare la domanda all’Inps”, dice ancora Catalfo ricordando come l’assegno possa oscillare tra i 400 e gli 800 euro a secondo della composizione del nucleo familiare. Poi è lo stesso Inps che sciorina i dati relativi ai pagamenti effettuati e da effettuare in questi giorni. I pagamenti accreditati oggi sui conti correnti riguardano: 957.000 lavoratori autonomi; 239.000 operai agricoli a tempo determinato; 106.000 professionisti titolari di partita Iva e lavoratori con rapporti di collaborazione coordinata e continuativa; 75.000 lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali. La distribuzione dei pagamenti su tre giornate lavorative si è resa necessaria in considerazione dei vincoli tecnici di funzionamento della rete interbancaria nazionale, che consente la gestione di non oltre 2,2 milioni di bonifici al giorno. Nella giornata di venerdì 22 maggio lo spazio era quasi interamente impegnato da pagamenti già pianificati da altre amministrazioni pubbliche. Il pagamento in contanti per i 190.000 lavoratori che, all’atto della domanda inviata ad aprile scorso hanno scelto questa modalità di pagamento, avverrà a partire da martedì 26 maggio (74.000), mercoledì 27 maggio (19.000) e giovedì 28 maggio (97.000). Per riscuotere la seconda rata dell’indennità, questi lavoratori potranno recarsi presso qualsiasi sportello postale del territorio nazionale muniti necessariamente della comunicazione che riceveranno da Poste Italiane, oltre che del documento di identità e di un documento attestante il proprio codice fiscale.

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