Coronavirus. 20 maggio. 227.364 contagi, 32.330 decessi, 132.282 guariti, 676 in terapia intensiva. Svezia, primato mondiale per tasso di mortalità. Cina: nuovo focolaio a Jilin

Coronavirus. 20 maggio. 227.364 contagi, 32.330 decessi, 132.282 guariti, 676 in terapia intensiva. Svezia, primato mondiale per tasso di mortalità. Cina: nuovo focolaio a Jilin

L’epidemia da Covid-19 fa registrare oggi un ulteriore rallentamento nel nostro Paese. Secondo i dati resi noti nell’ultimo bollettino della protezione civile, dopo l’impennata di ieri oggi si registra un deciso calo dei contagi: da 813 a 665, di cui quasi la metà (294) in Lombardia, che resta la regione di gran lunga più colpita dal virus, per un totale di 227.364 casi totali da inizio pandemia. Diverso il trend in un’altra regione duramente toccata dalla pandemia, il Piemonte, dove al contrario dopo i 108 contagi di ieri oggi se ne sono contati 158. Tornando al dato nazionale, è la prima volta dalla comparsa del Covid che il rapporto tra nuovi positivi e tamponi effettuati è pari a 1 su 100, mai così basso. Purtroppo, non si arresta l’onda lunga dei decessi, che oggi sono stati 161 (ieri erano stati 162), per un totale di 32.330 vittime, ma di contro non si sono segnalate vittime in Sicilia, Sardegna, Abruzzo, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Molise e Basilicata mentre nessun nuovo caso è stato diagnosticato in Umbria, Valle d’Aosta, Molise e Basilicata. Continua il calo dei pazienti ricoverati, soprattutto di coloro che necessitano della terapia intensiva dove restano 676 persone, 40 meno di ieri. Sono ancora ospedalizzate con sintomi 9.624 persone, 367 meno di ieri. In isolamento domiciliare restano 52.452 positivi (-1970 rispetto a ieri) mentre i guariti raggiungono quota 132.282, per un aumento in 24 ore di 2.881 unità (ieri erano state dichiarate guarite 2.075 persone). Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 26.671 in Lombardia, 9.151 in Piemonte, 5.098 in Emilia-Romagna, 3.532 in Veneto, 2.117 in Toscana, 2.178 in Liguria, 3.786 nel Lazio, 1.974 nelle Marche, 1.442 in Campania, 1.902 in Puglia, 126 nella Provincia autonoma di Trento, 1.523 in Sicilia, 596 in Friuli Venezia Giulia, 1.317 in Abruzzo, 272 nella Provincia autonoma di Bolzano, 66 in Umbria, 331 in Sardegna, 46 in Valle d’Aosta, 353 in Calabria, 198 in Molise e 73 in Basilicata.  “Oggi siamo in una situazione che è fortemente differenziata a livello regionale, ma il numero dei casi continua a decrescere” afferma il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro. “Fino ad oggi – ha proseguito Brusaferro – c’è ancora il blocco della mobilità interregionale, che fa un po’ da contenimento nel movimento di possibili positivi”. Le azioni programmate dal governo per la riapertura sono state “progressive – ha commentato il presidente dell’ISS – e certamente la strategia che oggi abbiamo punta a rafforzare il contact-tracing precoce a livello territoriale, anche attraverso un provvedimento che ha imposto un parametro specifico in termini di personale da dedicare a questo. È stata anche messa a punto una cabina di regia che ha identificato degli indicatori che vanno condivisi con le Regioni e che settimanalmente indicano un eventuale spostamento – ha concluso – così che si possa immaginare interventi precoci in casi di ripartenza della curva”.

Nel mondo quasi 5 milioni di contagi, e 323.341 morti. Critica la situazione in Usa, Russia e Brasile ma è in Svezia il più alto tasso mortalità al mondo

Il numero complessivo di casi di contagio legati alla pandemia del nuovo coronavirus ha superato quota 4,9 milioni a livello mondiale, secondo i dati raccolti dal Johns Hopkins Coronavirus Resource Center. Più precisamente le infezioni sono 4.900.356 a livello planetario. Si contano 323.341 morti complessivi. Gli Stati Uniti guidano la triste classifica con la maggior parte dei casi, un terzo del totale: 1.528.566 contagi e 91.921 decessi. Seconda per contagi la Russia con 299.941 e poi il Brasile che conta 271.885 casi. Per il numero di morti, invece, al secondo posto a livello mondiale si piazza il Regno Unito con 35.704 decessi e poi l’Italia con 32.330. Ma la Svezia ha superato la Gran Bretagna, l’Italia e il Belgio per ciò che riguarda il più alto tasso di mortalità pro capite per coronavirus nel mondo. Lo riferisce il Daily Telegraph online citando i dati raccolti dal sito web Our World in Data, secondo cui la Svezia ha avuto 6,08 decessi per milione di abitanti al giorno su una media mobile di sette giorni tra il 13 maggio e il 20 maggio. Questo, secondo la stessa fonte, è il più alto del mondo, al di sopra del Regno Unito, del Belgio e degli Stati Uniti, che hanno rispettivamente 5,57, 4,28 e 4,11.  La Svezia, di fronte all’epidemia di coronavirus, non ha introdotto i blocchi visti altrove in Europa, optando invece per un approccio basato sull’assunzione di responsabilità dei propri cittadini. Il paese scandinavo ha tenuto aperte le scuole per i bambini di età inferiore ai 16 anni, insieme a caffè, bar, ristoranti e aziende e ha esortato le persone a rispettare le linee guida sul distanziamento sociale. Ad oggi, secondo i dati della Johns Hopkins University, il Paese ha registrato 31.523 contagi e 3.831 morti.

Trump, primato Usa nei casi di coronavirus un onore

Il fatto che gli Usa abbiano il più alto numero di casi di coronavirus nel mondo “lo considero, in un certo senso, una buona cosa perché significa che i nostri test sono molto meglio. Quindi lo vedo come un distintivo d’onore” ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti dopo la prima riunione di gabinetto alla Casa Bianca dall’inizio dell’epidemia. A Trump – riferisce la Bbc – era stato chiesto se stesse valutando un divieto di viaggio in America Latina, soprattutto in Brasile, terzo al mondo per contagi. Secondo Trump aver registrato un così alto numero di contagi “è un grande tributo ai test e a tutto il lavoro svolto da molti professionisti”. Secondo il Center for Disease Control, gli Stati Uniti hanno condotto fino a martedì 12,6 milioni di test di coronavirus.

Pechino in allarme per il focolaio di Shulan, ma il virus potrebbe essere mutato

Il governo cinese appare più allarmato di quanto non sia disposto ad ammettere per i nuovi focolai di coronavirus individuati nelle province di Jilin e Heilongjiang, nel nord-est del paese. A destare preoccupazione è in particolare il focolaio nella città di Shulan, una contea sotto la giurisdizione della città di Jilin al confine con la Russia, dove è stata imposta la seconda più grande serrata in Cina dall’inizio dell’epidemia, dopo quella applicata a Wuhan lo scorso 23 gennaio. Shulan, con una popolazione di oltre 700 mila abitanti, ha visto aumentare i casi di infezione da coronavirus nell’ultimo periodo, fattore che ha portato le autorità locali a elevare l’emergenza al massimo livello. Secondo i media cinesi, la città ha riportato 42 casi a partire dal 7 maggio, quando è stato identificato il primo paziente contagiato dal coronavirus. I numeri potrebbero però essere diversi, come suggerisce il fatto che almeno 8 mila residenti sono stati posti in quarantena e che nel capoluogo Jilin sono stati designati due ospedali con un totale di 1.300 posti letto per i pazienti. Nel frattempo, tuttavia, i nuovi casi sembrano suggerire la possibilità che il coronavirus stia mutando. I contagi a Jilin presentano caratteristiche diverse da quelli originati nella provincia di Hubei, focolaio della pandemia di coronavirus nella fase iniziale dello scoppio.

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