Coronavirus. 17 maggio. 225.435 contagi, 31.908 decessi,125.176 guariti. Conte firma il Dpcm, dal 18 maggio. Scontro con i presidenti di regione, che si credono “governatori”, carica inesistente

Coronavirus. 17 maggio. 225.435 contagi, 31.908 decessi,125.176 guariti. Conte firma il Dpcm, dal 18 maggio. Scontro con i presidenti di regione, che si credono “governatori”, carica inesistente

Torna a calare il numero di nuovi positivi al coronavirus, mai così pochi dal 4 marzo scorso, prima del lockdown. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati 675 nuovi positivi che portano il totale nel nostro paese a 225.435. Si tratta di 200 casi in meno rispetto al dato di ieri. Calano anche i decessi su base quotidiana, 145 da ieri, mentre il numero di tamponi effettuati da inizio emergenza supera quota 3 milioni, secondo il consueto bollettino della Protezione civile sulla diffusione del Covid-19 nel nostro Paese. Continua invece il calo costante delle persone attualmente positive che è di 68.351, con una decrescita di ben 1.836 assistiti rispetto a ieri. 145, come detto, le persone decedute nelle ultime 24 ore che portano il totale a 31.908. Ieri erano stati 153. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 125.176, con un incremento di 2.366 persone rispetto a ieri. Tra gli attualmente positivi 762 sono in cura presso le terapie intensive, 13 pazienti in meno rispetto a ieri; mentre 10.311 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 89 pazienti. Sono invece 1.734 le persone uscite dall’isolamento domiciliare. Infine, il numero di tamponi totali effettuati arriva a 3.004.960, 60.101 nelle ultime 24 ore ed in calo rispetto ai 69.179 del giorno precedente. 1.922.272, invece, il totale delle persone sottoposte a test. Rispetto a ieri si registrano zero decessi nelle regioni Campania, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Sardegna, Calabria, Molise, Basilicata. Non si registrano morti anche a Trento e Bolzano.

Fase 2. Conte firma il Dpcm sulle riaperture, alcuni presidenti di Regione emanano le ordinanze. Ma il caso politico è il no del presidente della Campania, De Luca.

Ha probabilmente ragione il senatore di LeU, Francesco Laforgia, quando in una nota condensa tutte le difficoltà di queste convulse ore in questo modo: “presidenti di Regione che si fanno chiamare governatori, che parlano di confini regionali, che fanno a gara con il governo emanando ordinanze che si sovrappongono alle scelte dello Stato centrale, che portano in alcuni casi (vedi la Lombardia) la responsabilità di un disastro sanitario, che oggi dopo un’estenuante trattativa sulle regole delle riaperture dichiarano, come in Campania, di non firmare l’intesa Stato-Regioni. Con questa confusione rischiamo una ripartenza nel caos. Questa babele istituzionale è insostenibile”. In realtà, è da tempo che nel lessico politico e mediatico è entrato il termine di “governatore” a proposito dei presidenti delle Giunte regionali, come se l’Italia fosse uno Stato federale e le Regioni degli staterelli, sul modello tedesco o statunitense. Non è così, e lo sappiamo tutti, primi tra tutti proprio i presidenti, che certo non obiettano affatto quando vengono definiti “governatori”, dal momento che a loro piace tanto ormai il potere che hanno acquisito soprattutto in questi mesi di pandemia (e tanti guai hanno combinato in alcuni casi). Passiamo al caso politico sollevato, con qualche ragione, dal presidente della Campania De Luca. Il no è stato annunciato dopo la maratona notturna a cui ha partecipato per la Campania il vicepresidente Fulvio Bonavitacola. La diatriba che ha portato alla mancata firma, che coinvolgerebbe anche il Molise, riguarda la previsione di inserimento nel Dpcm della necessità da parte di ogni Regione di operare un accertamento preventivo sulle condizioni epidemiologiche prima di dare il via libera alle riaperture. La Campania ha contestato il punto, ricordando che il decreto legge 33 pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale dispone le aperture delle attività e prevede si possano poi sospendere nuovamente in presenza di condizioni particolari di ripresa del contagio. La Campania ha poi sottolineato che le valutazioni epidemiologiche devono essere gestite a livello nazionale dal Ministero della Salute, sulla base dei dati trasmessi dalle Regioni come da protocollo. La Campania ha ricordato anche che il Ministero della Salute ha una banca dati epidemiologica che valuta le singole Regioni sulla base di 21 parametri, e che ha prodotto il report che vede, ad esempio, Lombardia, Molise e Umbria ancora in una situazione di rischio moderato e che quindi la metodologia per l’indagine epidemiologica è in mano al governo centrale a cui spetta la valutazione.

Cosa si potrà fare da lunedì 18 maggio secondo il Dpcm firmato da Conte

Ai fini del contenimento della diffusione del coronavirus Sars-Cov-2, è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi al chiuso accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza. Il testo dà dunque indicazioni su come dovremo usare le mascherine nella Fase 2, di convivenza con Covid-19, e precisa anche chi è esonerato dall’indossarle. Secondo quanto previsto nell’articolo 3, non sono infatti soggetti all’obbligo di mascherina “i bambini al di sotto dei sei anni, nonché i soggetti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina ovvero i soggetti che interagiscono con i predetti”. Gli anziani e le persone con malattie croniche dovrebbero restare in casa il più possibile,  evitando di uscire salvo che nei casi di stretta necessità. Da domani l’accesso in chiesa è consentito solo nel rispetto della distanza di almeno un metro. “L’accesso ai luoghi di culto -si legge nel testo definitivo del provvedimento- avviene con misure organizzative tali  da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e  delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro”. E ancora: ”le funzioni religiose con la partecipazione di persone si  svolgono nel rispetto dei protocolli sottoscritti dal governo e dalle rispettive confessioni di cui agli allegati da 1 a 7″. Prevista la riapertura anche per le moschee e “centri islamici in Italia. Riapertura che, seppur possibile da domani, è stata posticipata a lunedì 25. Su moschee e sale di preghiere è stata concordata la riapertura mediante un protocollo firmato anche con le comunità ebraiche, gli evangelici, gli ortodossi, buddisti e induisti”. Sono sospesi i servizi educativi per l’infanzia e le attività didattiche in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché la frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, nonché i corsi professionali e le attività formative svolte da altri enti pubblici, anche territoriali e locali e da soggetti privati, ferma in ogni caso la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza. Sono esclusi dalla sospensione i corsi di formazione specifica in medicina generale.

Le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite a condizione che le regioni e le province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio. Resta consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché la ristorazione con asporto, anche negli esercizi siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situati lungo le autostrade. Le attività commerciali al dettaglio si svolgono a condizione che sia assicurato, oltre alla distanza interpersonale di almeno un metro, che gli ingressi avvengano in modo dilazionato e che venga impedito di sostare all’interno dei locali più del tempo necessario all’acquisto dei beni. Per le attività negli stabilimenti balneari e nelle spiagge di libero accesso deve essere in ogni caso assicurato il mantenimento del distanziamento sociale, garantendo comunque la distanza interpersonale di sicurezza di un metro, secondo le prescrizioni adottate dalle regioni, idonee a prevenire o ridurre il rischio di contagio, tenuto conto delle caratteristiche dei luoghi, delle infrastrutture e della mobilità.

La situazione della pandemia nel mondo. Russia e Brasile vivono la fase più critica. Ma gli Stati Uniti non riescono a contrastarla

Sono 4.635.830 i casi di coronavirus segnalati in tutto il mondo, secondo l’ultimo conteggio della Johns Hopkins University. Almeno 311.827 persone sono morte a causa del coronavirus. Gli Stati Uniti sono il paese più colpito del mondo. I funzionari hanno registrato 25.060 nuovi casi di coronavirus sabato e 1.224 morti, portando il totale a 1.467.884. Almeno 88.754 persone sono morte a causa del virus. La Russia ha scavalcato la Spagna per numero di contagi da coronavirus ed è ora il secondo Paese al mondo dietro gli Stati Uniti. Le autorità russe hanno annunciato altri 9.709 contagi nelle ultime 24 ore che portano il totale a 281.752 contro i 277.719 della Spagna. Numeri in aumento soprattutto in Sudamerica. Con 15 mila nuovi casi in 24 ore il numero di contagi in Brasile supera quello di Italia e Spagna e arriva ad un totale di 233.511. Secondo i dati della Johns Hopkins University il Brasile diventa così il quarto paese per numero di contagi, dopo Usa, Russia e Gran Bretagna. Sale inoltre a 15.662 il numero delle vittime. Altri gravi focali si registrano in Perù, con 88.541 casi contagi e 2.523 morti, e Messico (47.144 e 5.045).

 

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