Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. “L’Europa trovi una linea comune per far fronte all’emergenza economica

Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. “L’Europa trovi una linea comune per far fronte all’emergenza economica

L’Eurogruppo ha trovato l’accordo sulla risposta economica alla pandemia: 240 miliardi di euro e credito speciale del Mes fino al 2% del Pil di ciascun paese dell’UE. Come valuta tale accordo?

È un compromesso. Come per tutti i compromessi ci sono luci e ombre, ma non c’è alternativa. Se non fosse stato raggiunto ci saremmo trovati dinanzi a un grave problema per Paesi rigorosi come la Germania mentre per noi invece sarebbe stata una tragedia. Mi sembra di poter dire che si tratta di una situazione in cui non possono esserci né vinti né vincitori. Tuttavia il compromesso non chiude la partita: rappresenta un passo in avanti, che peraltro ha intaccato il Patto di stabilità e condotto la Bce a fare una politica in continuità con la gestione di Draghi. Inoltre, vanno considerati i trentadue miliardi senza condizioni destinati all’Italia per far fronte all’emergenza sanitaria. So che il meglio è nemico del bene ma in questo caso è preferibile considerare il bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto. Insomma, tutto sommato si tratta di un’intesa ragionevole che non va compromessa. Piuttosto, in Italia abbiamo due problemi. Il primo, le risorse destinate a famiglie e imprese per far fronte alla quarantena non riusciamo a renderle operative; il secondo, l’eccesso di burocrazia. Sarà un miracolo se la cassa integrazione guadagni si riuscirà a erogarla a maggio, le mascherine sono ancora una rarità e i medici lavorano in condizioni drammatiche. Cose del genere non sono accettabili.

Riferendosi alla riunione dell’Eurogruppo il ministro Gualtieri ha parlato di un ottimo primo tempo. Il secondo si giocherà al Consiglio europeo del prossimo 23 aprile e in conferenza stampa il premier Conte ha insistito sugli Eurobond. Cosa pensa di questa posizione?

È una posizione tattica. Nel mio passato di sindacalista ho firmato decine di contratti e so che quando si è alla vigilia della riunione decisiva ognuno dei partecipanti alza la posta al massimo. Non so quanti scioperi sono stati dichiarati e poi annullati una volta raggiunto l’accordo. Comunque, le vie d’uscita ci sono. Certo il compromesso raggiunto si può migliorare, ma se si introducono strumenti innovativi quali appunto gli Eurobond si bloccano i sostegni economici fin qui ottenuti. Possiamo permetterci questo lusso? Direi proprio di no. Ecco perché la Francia ha proposto l’introduzione dei Recovery bond come fondo per la ripresa ed ecco perché la Spagna ha dato il suo assenso al compromesso raggiunto dall’Eurogruppo. È chiaro che gli aiuti decisi fin qui non bastano. E allora il secondo tempo di cui parla Gualtieri costituisce un’opportunità per allargare la capacità dell’Europa di realizzare un’iniziativa comune. Questo significa far politica. Sicuramente non aiutano gli attacchi al ministro Gualtieri da parte del maggior partito di governo proprio mentre si sta negoziando. Come non aiutano certe polemiche. Mi riferisco alle critiche nei confronti dell’Olanda perché è un paradiso fiscale. Ma noi siamo l’inferno fiscale e per giunta è di questi giorni la proposta della Covid-tax. È ovvio che chi può va in paradiso. Meno ovvio invece è che si allarghino le braccia quando grandi aziende italiane si trasferiscono in altri paesi europei per pagare tasse inferiori. Il prossimo Consiglio europeo potrebbe costituire l’occasione per iniziare a impostare un ragionamento su una politica fiscale comune.

Rispetto all’intesa raggiunta dall’Eurogruppo la Lega e Fratelli d’Italia hanno parlato di una Caporetto, di alto tradimento, fondo strozza-Stati, usura e così via…   

Guardi, in questo nostro Paese stiamo sperimentando cosa significa l’impreparazione politica. Chiediamo all’Europa di essere unita e solidale e poi al nostro interno non siamo in grado di avere un rapporto civile tra maggioranza e opposizione. Non intendo dire che non siano necessarie altre proposte. Ma finora di proposte credibili non ne vedo. Certo non lo è quella di uscire dall’Europa perché rischieremmo di buttare via il bambino e tenerci l’acqua sporca. Mi sembra che ci stiamo dimenticando che pochi mesi fa si parlava della necessità di trovare cinquanta miliardi di euro per scongiurare l’aumento dell’Iva e non sapevamo come fare. Oggi ci troviamo in una situazione in cui tutto è cambiato. Purtroppo per un motivo terribile, tutto è cambiato. Il compromesso raggiunto dall’Eurogruppo e le decisioni della Banca europea sono maniglie importanti. Così come è importante la posizione della Francia. Chi fa politica si aggancia alle opportunità. Noi non abbiamo l’autorevolezza di poter imprimere una direzione all’Europa. Perciò si deve lavorare sull’accordo raggiunto, si deve trattare. Non siamo in condizione di porre aut aut. Occorre il dialogo, occorre la capacità di fare politica.

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