Papa Francesco: “oggi in Europa discorsi populisti come quelli di Hitler nel 1933”. Come cambia la liturgia della settimana santa ai tempi del Covid

Papa Francesco: “oggi in Europa discorsi populisti come quelli di Hitler nel 1933”. Come cambia la liturgia della settimana santa ai tempi del Covid

“Oggi, in Europa, quando si cominciano a sentire discorsi populisti o decisioni politiche di tipo selettivo non è difficile ricordare i discorsi di Hitler nel 1933, più o meno gli stessi che qualche politico fa oggi. Mi viene ancora in mente un verso di Virgilio: ‘Meminisce iuvabit’. Farà bene recuperare la memoria, perché la memoria ci aiuterà. Oggi è tempo di recuperare la memoria. Non è la prima pestilenza dell’umanità”. Papa Francesco ha risposto a distanza alle domande del giornalista e scrittore britannico Austen Ivereigh. L’intervista è stata pubblicata simultaneamente in The Tablet (Londra) e Commonwealth (New York), mentre ABC offre il testo originale in spagnolo e La Civiltà Cattolica quello in italiano. Nell’intervista, ricca di temi e di spunti, Francesco cita tra gli altri un verso di Virgilio, “quando Enea, sconfitto a Troia, aveva perduto tutto e gli restavano due vie d’uscita: o rimanere là a piangere e porre fine alla sua vita, o fare quello che aveva in cuore, andare oltre, andare verso i monti per allontanarsi dalla guerra. È un verso magnifico: ‘Cessi, et sublato montem genitore petivi’. ‘Mi rassegnai e sollevato il padre mi diressi sui monti’. È questo che tutti noi dobbiamo fare oggi: prendere le radici delle nostre tradizioni e salire sui monti”. Intanto, il pontefice ha dedicato l’omelia della funzione nella cappella di Santa Marta al Mercoledì Santo che è chiamato anche “mercoledì del tradimento”, il giorno “nel quale si sottolinea nella Chiesa il tradimento di Giuda. Giuda vende il Maestro”.

“Quando noi pensiamo al fatto di vendere gente, viene alla mente il commercio fatto con gli schiavi dall’Africa per portarli in America – una cosa vecchia – poi il commercio, per esempio, delle ragazze yazide vendute a Daesh: ma è cosa lontana – afferma Francesco – Anche oggi si vende gente. Tutti i giorni. Ci sono dei Giuda che vendono i fratelli e le sorelle: sfruttandoli nel lavoro, non pagando il giusto, non riconoscendo i doveri… Anzi, vendono tante volte le cose più care. Io penso che per essere più comodo un uomo è capace di allontanare i genitori e non vederli più; metterli al sicuro in una casa di riposo e non andare a trovarli. C’è un detto molto comune che, parlando di gente così, dice che ‘questo è capace di vendere la propria madre’: e la vendono”. “Oggi il commercio umano è come ai primi tempi: si fa. E questo perché? Gesù lo ha detto: ‘Non si può servire Dio e il denaro’ , due signori. È l’unica cosa che Gesù pone all’altezza e ognuno di noi deve scegliere: o servi Dio, e sarai libero nell’adorazione e nel servizio; o servi il denaro, e sarai schiavo del denaro. Questa è l’opzione; e tanta gente vuole servire Dio e il denaro. E questo non si può fare. Alla fine fanno finta di servire Dio per servire il denaro. Sono gli sfruttatori nascosti che sono socialmente impeccabili, ma sotto il tavolo fanno il commercio, anche con la gente: non importa. Lo sfruttamento umano è vendere il prossimo. Giuda se n’è andato, ma ha lasciato dei discepoli, che non sono suoi discepoli ma del diavolo” sottolinea il pontefice. “Pensiamo a tanti Giuda istituzionalizzati in questo mondo, che sfruttano la gente – aggiunge il papa – E pensiamo anche al piccolo Giuda che ognuno di noi ha dentro di sé nell’ora di scegliere: fra lealtà o interesse. Ognuno di noi ha la capacità di tradire, di vendere, di scegliere per il proprio interesse. Ognuno di noi ha la possibilità di lasciarsi attirare dall’amore dei soldi o dei beni o del benessere futuro. ‘Giuda, dove sei?’. Ma la domanda la faccio a ognuno di noi: ‘Tu, Giuda, il piccolo Giuda che ho dentro: dove sei?'”.

I cambiamenti nella liturgia cattolica ai tempi del Covid

Giovedì Santo, all’Altare della Cattedra, nella Basilica di San Pietro, alle ore 18, papa Francesco celebra la Santa Messa nella Cena del Signore. La processione iniziale si svolge come la Domenica delle Palme, dall’altare della Confessione a quello della Cattedra passando dal lato “altare di San Giuseppe”. Nel corso della celebrazione non ha luogo il rito della lavanda dei piedi (già facoltativo) e la processione offertoriale. Si omette, inoltre, la reposizione del Santissimo. Lo rende noto la Sala Stampa della Santa Sede. Come è già noto, il papa non presiederà la Messa del Crisma con i sacerdoti di Roma: la celebrazione si terrà a crisi finita.

Il Triduo pasquale. Il Venerdì Santo, sempre all’Altare della Cattedra, nella Basilica di San Pietro, alle ore 18, papa Francesco presiede la Celebrazione della Passione del Signore. Dopo la processione iniziale, il pontefice compie la prostrazione sotto i gradini del presbiterio. Il triplice svelamento della Croce precede l’atto di adorazione. Il bacio alla Croce è limitato al solo celebrante. Padre Raniero Cantalamessa, Predicatore della Casa Pontificia, tiene l’omelia. Alle 21 sul Sagrato della Basilica di San Pietro, ha luogo la Via Crucis. Il cammino della Croce è condotto da due gruppi, di cinque persone ciascuno: quello della Casa di Reclusione “Due Palazzi” di Padova e quello della Direzione Sanità e Igiene del Vaticano. Il percorso ha inizio nei pressi dell’obelisco, gira attorno allo stesso per 8 stazioni e poi procede verso il ventaglio per 4 stazioni. Sotto il ventaglio è collocato il Crocifisso di San Marcello, rivolto verso il Santo Padre. Qui è collocata la dodicesima stazione. La tredicesima stazione è a metà del ventaglio, mentre l’ultima è sopra la piattaforma. Tutto l’itinerario è segnato da fiaccole a terra. Le meditazioni quest’anno sono proposte dalla cappellania della Casa di Reclusione “Due Palazzi” di Padova.

Sabato Santo, all’Altare della Cattedra, nella Basilica di San Pietro, alle ore 21, papa Francesco presiede la Veglia pasquale nella notte santa. Il rito della Benedizione del fuoco si svolge ai piedi dell’Altare della Confessione. La processione iniziale sarà dall’altare della Confessione a quello della Cattedra passando dal lato “altare di San Giuseppe”. Viene omessa la preparazione del Cero pasquale, così come l’accensione dei lumini ai fedeli. Si conserva, invece, la progressiva accensione della Basilica, fino all’illuminazione completa al canto del “Gloria”. Nel corso della cerimonia non hanno luogo i battesimi: resta la sola Rinnovazione delle promesse battesimali.

Infine la Domenica di Pasqua, Risurrezione del Signore, all’Altare della Cattedra, nella Basilica di San Pietro, alle ore 11, papa Francesco celebra la Santa Messa, nel corso della quale è omesso il rito del “Resurrexit”. Tolte le vesti liturgiche in sagrestia, a conclusione della celebrazione, papa Francesco si reca davanti ai cancelli della Confessione, dove rivolge il proprio Messaggio pasquale al mondo. Dopo l’annuncio della concessione dell’indulgenza dato dal cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro, il pontefice impartisce la Benedizione “Urbi et Orbi”.

 

 

Share