Nuccio Iovene. 25 aprile, l’antifascismo non è un rito, è intimamente legato alla parte sana del Paese

Nuccio Iovene. 25 aprile, l’antifascismo non è un rito, è intimamente legato alla parte sana del Paese

Ci hanno provato anche quest’anno. La Russa, Meloni, Salvini, fascisti vecchi e nuovi ancora una volta hanno provato a raccontare che il 25 aprile è una ricorrenza superata, divisiva, e che ormai occorre usarla per ricordare altro, ad esempio le vittime del coronavirus. La strumentalità del ragionamento è addirittura oscena. Dovranno rassegnarsi, anche quest’anno nella giornata del 25 aprile, nonostante non si possa scendere in piazza, verrà ricordata la Resistenza, la lotta partigiana, la Liberazione dal nazifascismo e da milioni di balconi, al nord come al sud, raccogliendo l’invito dell’ANPI verrà cantata Bella Ciao. Una canzone simbolo globale di resistenza e libertà, come ci hanno ricordato solo pochi giorni fa, intonandola, i vigili del fuoco inglesi per farsi e darci coraggio.

Sono passati 75 anni dal 1945 ma il 25 aprile non è passato di moda. Non lo è proprio perché ancora oggi c’è chi tenta di confondere le acque, cancellare la memoria di quel ventennio e della tragedia che ha comportato per il nostro Paese e per il mondo intero, nascondere il proprio passato invece di farci i conti una volta per tutte. Non lo è perché purtroppo il nostro Paese con il fascismo, e con i fascisti, ha dovuto farci i conti anche dopo quel 25 aprile del 1945, pagandone un prezzo altissimo. Ricordate i tentativi di colpo di stato del generale De Lorenzo e poi di Junio Valerio Borghese? Nel Mediterraneo altri Paesi europei che vi si affacciavano erano ancora vittime di regimi fascisti: la Grecia dei colonnelli, la Spagna di Franco, il Portogallo di Salazar. Dittature terribili e sanguinarie si stavano diffondendo in America Latina dall’Argentina al Brasile e al Cile. Quindi nonostante la fine della seconda guerra mondiale il virus del fascismo ancora circolava e stava infettando Paesi vicini e lontani, e poteva tornare. Quel pericolo era presente e forte qui da noi e portò alla lunga e drammatica strategia della tensione: Piazza Fontana, Piazza della Loggia, l’Italicus fino alla strage della stazione di Bologna. Una strategia stragista accompagnata da una violenza diffusa, portata avanti oltre che dagli eredi del partito fascista da organizzazioni neofasciste (Avanguardia Nazionale, Ordine Nuovo, i Nar) fin dentro le scuole, i luoghi di lavoro, le piazze di tutta Italia. Tanti giovani militanti antifascisti uccisi, tante sedi incendiate e prese di mira.

In tutti quegli anni l’antifascismo e con esso il 25 aprile furono nel nostro Paese tutt’altro che un rito, ma una battaglia quotidiana e rinnovata per difendere ancora una volta la democrazia , la libertà conquistata e la Costituzione Antifascista nata dalla Resistenza. Ancora oggi su quella lunga stagione non si è fatta del tutto chiarezza e giustizia. Tanti punti oscuri, tante complicità ancora nascoste. Negli anni più recenti poi, dopo la fine della cosiddetta Prima Repubblica, la scomparsa delle forze politiche del patto costituente e lo sdoganamento da parte di Berlusconi dei neofascisti portati con se al governo hanno nuovamente riaperto una ferita che ancora oggi fa sentire i propri effetti. Fu una grande manifestazione per il 25 aprile del 1994 a Milano, a neanche un mese dalle elezioni, a segnare l’inizio di una riscossa dopo il primo governo Berlusconi. Dal punto di vista politico e culturale quello sdoganamento aveva portato ad un tentativo, più volte ripetuto negli anni successivi, di chiudere una fase storica, liquidare appunto l’antifascismo ed il patto costituzionale, ridare fiato a sentimenti razzisti, strizzando l’occhiolino alle nuove formazioni neofasciste come ha fatto Salvini negli ultimi anni con Forza Nuova e CasaPound.

Da allora i partigiani e tutti gli antifascisti hanno ripreso con più convinzione, comprendendone l’urgenza e la necessità, a difendere la memoria della Resistenza, a salvaguardarne i valori, e la Costituzione Repubblicana sottoposta a continui attacchi. E lo hanno fatto con forza e dignità anche quando ad attaccarli non erano solamente i nostalgici di ieri e i fascisti di oggi, ma anche alcuni, teorici di una modernità senza qualità, tra quelli che avrebbero dovuto difenderli e rispettarli. Ecco perché il 25 aprile è tutt’altro che un rito stanco, ecco perché è così intimamente legato alla parte sana del Paese, a tutti quelli hanno a cuore la Costituzione ed i suoi valori, perché è un giorno particolare e di festa, capace di dare speranza, anche nei momenti più bui, in un futuro migliore. Proprio quello di cui abbiamo bisogno in questi tempi difficili. Ancora una volta.

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