Mes, Meccanismo europeo di stabilità. Breve cronistoria a beneficio dei lettori

Mes, Meccanismo europeo di stabilità. Breve cronistoria a beneficio dei lettori

Chi firmò il Mes, il Meccanismo europeo di Stabilità, sorta di “trattato del diavolo” per opposizione e parte della maggioranza? Nelle ultime ore, complice lo scontro tra Giuseppe Conte e Lega-Fdi, la storia del fondo Salva Stati è diventata oggetto di contesa, accuse reciproche, date fornite in maniera perlomeno nebulosa. “Un Paese che vuole autodistruggersi quello in cui mentre la gente muore, è psicodramma su fatti che dovrebbero essere (e sono) giuridicamente certi e noti, come le date e le responsabilità sulla decisione della nascita del Mes”, scrive su Twitter l’ex premier Enrico Letta. In effetti, le date del fondo salva Stati elaborato dopo la crisi del 2008 sono scritte nero su bianco.

Il Mes era inserito nella riforma dei Trattati europei approvata dal Parlamento europeo il 23 marzo 2011. Relatori del testo erano gli eurodeputati Elmar Brok e Roberto Gualtieri. Il sì del Consiglio europeo arrivò il 25 marzo. E, in quell’occasione, ricorda Mario Monti in una lettera al Corsera, fu certificato che “la concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità”. Erano le settimane della grande crisi, quella che portò lo spread in Italia a oltre i 570 punti e la troika in Grecia. In Italia, il 5 agosto, fu recapitata la lettera di Jean Claude Trichet e Mario Draghi, rispettivamente governatore uscente e numero uno in pectore della Bce. Lettera che imponeva, di fatto, condizioni draconiane all’economia italiana per non perdere il sostegno dell’Eurotower. L’obiettivo – scriveva il governo Berlusconi nella nota stampa diffusa nei giorni in cui lo spread galoppava – è “far sì che tutti gli Stati dell’Eurozona possano istituire, se necessario, un meccanismo che renderà possibile affrontare situazioni di rischio per la stabilità finanziaria dell’intera area dell’euro”.

Al governo c’era dunque il centrodestra. Il premier era Silvio Berlusconi, il titolare del Mef Giulio Tremonti. Anche Giorgia Meloni era ministro, alla Gioventù. La maggioranza era sostanzialmente composta dal Partito della libertà e dalla Lega Nord. Il via libera dell’Italia al Mes arrivò con il Consiglio dei ministri del 3 agosto, due giorni prima della lettera Trichet-Draghi. Poi il governo Berlusconi, sotto i colpi della crisi, e dello spread, cadde. Nel frattempo, il 2 febbraio 2012 arrivò la ratifica ufficiale del Mes: a firmare furono gli ambasciatori dei Paesi della zona euro e non i leader Ue, per avviare in fretta le ratifiche nazionali. Ratifiche che in Italia arrivarono in estate.

Il 12 luglio del 2012 il Senato approvò il Mes con 191 sì. Sette giorni dopo il via libera della Camera, con 380 sì. Il governo era quello tecnico di Mario Monti. A votare il Mes furono Pdl, Pd, Futuro e Libertà, Udc e parte del Misto. La Lega Nord votò contro. E l’attuale leader di Fratelli d’Italia, Meloni non prese parte alle votazioni. Da quella data il Mes è ufficialmente in campo. Tanto che nella discussione, nei mesi scorsi, sulla firma dell’Italia del fondo si è perso di vista un punto: l’Ue sta ultimando la riforma del Mes, meccanismo già esistente e al quale fa riferimento l’accordo dell’Eurogruppo sulle misure anti-virus. E la discussione sulla riforma, complice la contrarietà del M5S e il sopraggiungere della crisi Covid-19, si è attualmente arenata.

 

 

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