La Fca acquisisce il gruppo Gedi di Carlo De Benedetti, e diventa editore di Repubblica (in sciopero), Stampa, Espresso, 13 testate locali e Radio Capital, il cui Cdr protesta

La Fca acquisisce il gruppo Gedi di Carlo De Benedetti, e diventa editore di Repubblica (in sciopero), Stampa, Espresso, 13 testate locali e Radio Capital, il cui Cdr protesta

Il gruppo Cir (Carlo De Benedetti) rende noto di aver perfezionato la cessione delle sue quote in Gedi, il gruppo editoriale che controlla i quotidiani Repubblica, la Stampa e un nutrito fogli locali, nonché il settimanale L’Espresso e Radio Capital, a Giano Holding del gruppo Exor (FCA, Fiat-Chrysler Automotive) per un ammontare complessivo di 102,4 milioni di euro. In particolare, il pacchetto del 43,78% è stato venduto al prezzo di 0,46 euro per azione. A seguito del perfezionamento dell’operazione, Giano Holding promuoverà un’offerta pubblica di acquisto obbligatoria sulle azioni Gedi in circolazione non detenute al prezzo unitario fisso pari a 0,46 euro.

Dopo il perfezionamento del passaggio di proprietà dalla Cir di Carlo De Benedetti alla Fca, sono stati rinnovati i vertici di Gedi. John Elkann è il nuovo presidente, mentre Maurizio Molinari è il nuovo direttore di Repubblica.  Il Consiglio di Amministrazione di Gedi Gruppo Editoriale Spa – si legge in una nota -, a seguito del perfezionamento della compravendita delle azioni della Società comunicato in data odierna da Cir Spa e da Exor nv, comunica che Laura Cioli, Rodolfo De Benedetti, Francesco Dini e Monica Mondardini si sono dimessi dalla carica di consiglieri di Gedi”. “Dopo aver ringraziato i consiglieri uscenti per il lavoro svolto al servizio della Società – prosegue la nota -, il Consiglio ha cooptato quali nuovi consiglieri Turi Munthe, Maurizio Scanavino, Pietro Supino e Enrico Vellano”. “Il Consiglio così integrato – aggiunge – ha quindi nominato John Elkann Presidente e ha conferito a Maurizio Scanavino la carica di Amministratore Delegato e Direttore Generale, formulandogli gli auguri di buon lavoro. Il Consiglio ha inoltre nominato Maurizio Molinari Direttore della testata La Repubblica in sostituzione di Carlo Verdelli, al quale ha espresso gratitudine per il lavoro svolto nel corso dell’ultimo anno e piena solidarietà per le intimidazioni che sono state rivolte contro la sua persona”.

“Maurizio Molinari – prosegue la nota – è stato inoltre nominato Direttore Editoriale del Gruppo Gedi: in questo nuovo ruolo, Molinari avrà il compito di valorizzare la forza giornalistica, i prodotti editoriali e i contenuti intellettuali del gruppo anche attraverso lo sviluppo di progetti innovativi e multimediali”. Massimo Giannini assumerà l’incarico di direttore de La Stampa e di GNN (il network dei giornali locali del Gruppo Gedi), che dovrà ratificare la nomina; Pasquale di Molfetta (Linus) sarà il direttore editoriale del polo radiofonico del Gruppo, che riunisce tutte le radio di Gedi; e Mattia Feltri assumerà la direzione dell’Huffington Post, continuando a firmare il Buongiorno de La Stampa”.

Le prime spine per la nuova proprietà: il Cdr di Radio Capital chiede un direttore giornalista del calibro di Zucconi e Giannini

“I giornalisti di Radio Capital hanno accolto con sorpresa la decisione del Consiglio di amministrazione del Gruppo Gedi, che ha nominato Massimo Giannini direttore de La Stampa, scelta che chiude, sostanzialmente anche se non ancora formalmente, la sua esperienza alla guida della redazione di Radio Capital e interrompe bruscamente il suo lavoro di rilancio della radio, ispirato ad una forte vocazione informativa. Nel ringraziare Massimo Giannini per l’impegno e la passione mostrati in questi anni, il CdR di Radio Capital esprime con forza la preoccupazione per un cambiamento di prospettiva che genera una grande incertezza sul futuro della nostra emittente” scrive in una nota il Cdr di Radio Capital. “Il consiglio di amministrazione – si legge nella nota – non ha infatti ritenuto di designare un nuovo direttore per la redazione giornalistica, ruolo fin qui ricoperto da professionisti di assoluto valore come Vittorio Zucconi e Massimo Giannini. Confidiamo che questa lacuna venga colmata al più presto in modo adeguato, garantendo ai giornalisti la possibilità di svolgere al meglio il loro lavoro, più volte elogiato dallo stesso Giannini, e agli ascoltatori di Radio Capital il diritto di essere informati con la puntualità e la qualità alla quale sono stati abituati in questi anni”.

La Repubblica in sciopero per 24 ore. Il comunicato del Comitato di redazione

”Cari lettori, Repubblica non sarà in edicola venerdì 24 aprile, giorno in cui anche il sito internet sarà fermo, a seguito dello sciopero deciso a larghissima maggioranza dai suoi giornalisti dopo la decisione del Cda del Gruppo Gedi di sostituire il direttore Carlo Verdelli come primo atto della nuova compagine proprietaria nel giorno del suo insediamento”. Lo spiega il Comitato di redazione della testata che ha proclamato lo sciopero immediato a seguito dell’assemblea dei giornalisti. ”L’iniziativa dei giornalisti di Repubblica non vuol essere un atto ostile nei confronti del nuovo direttore Maurizio Molinari, al quale sin da ora la redazione offre la propria collaborazione con lo stesso impegno, la dedizione e lo spirito di sacrificio che hanno accompagnato tutte le precedenti direzioni di questo giornale. Ciononostante, la Redazione non può non rilevare come la scelta dell’editore cada in un momento mai visto prima per il Paese e per tutto il pianeta, aggrediti da una pandemia che sta seminando dolore e morte e sta chiamando tutti noi a uno sforzo straordinario. E proprio nel giorno indicato come data della morte del direttore Verdelli dagli anonimi che ormai da mesi lo minacciano, tanto da spingere il Viminale ad assegnarli una scorta. Una tempistica quanto meno imbarazzante. La Redazione di Repubblica, consapevole delle difficoltà che sta attraversando – e non da ora – il settore dell’editoria, continuerà a fare la sua parte, ma chiede al nuovo editore di rispettare i sacrifici che i giornalisti sopportano ormai da anni e di predisporre un piano industriale che preveda investimenti e non ulteriori tagli. Men che meno agli organici. Repubblica non è e non è mai stato un giornale come tutti gli altri. Ha sempre avuto una identità forte espressa in una linea chiara. ‘E’ un giornale d’informazione il quale anziché ostentare una illusoria neutralità politica, dichiara esplicitamente di aver fatto una scelta di campo’. Sono le parole usate dal fondatore Eugenio Scalfari nel suo primo editoriale del 1976. Parole che valevano allora. E valgono a maggior ragione oggi”.

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