Ilaria Romeo. Ciao Nilde: hai costruito la nostra democrazia

Ilaria Romeo. Ciao Nilde: hai costruito la nostra democrazia

Laureata in lettere e filosofia all’Università Cattolica di Milano (“Vivevo in un abbaino di fronte alla Scala; mia madre mi dava cinque lire al giorno per mangiare: due uova al tegamino o un piatto di riso al burro in latteria”) e insegnante in un istituto tecnico industriale di Reggio Emilia, Leonilde, per tutti Nilde, dopo l’8 settembre 1943 entra nelle file della Resistenza operando nei Gruppi di difesa della donna.

Segretaria dell’Udi a Reggio Emilia e membro del Consiglio comunale (“Non dimentico mai di essere anch’io una donna e non dimentico mai, per esperienza personale, come sia difficile per le donne partecipare alla vita politica, anche a livello comunale. Se oggi dovessi mettere in fila, per ordine di importanza gli incarichi che ho rivestito nella mia vita, al primo posto metterei la nomina a consigliere comunale, nel lontano 1946, nella mia città”), è tra le ventuno elette il 2 giugno 1946 all’Assemblea costituente. “Il debito di gratitudine che sento di riconoscere per il mio ingresso in politica – dirà anni dopo – è dunque solo quello con le compagne di Reggio che mi hanno sostenuto e difeso. Mi hanno sempre difeso anche in momenti delicati del mio legame con Togliatti (“Provi ad essere, per almeno dieci anni, in una organizzazione politica, il sospettato, ci vogliono buone spalle per reggere. Non avrei mai accettato, per nessuna ragione, di rinunciare alla lotta politica per il rapporto con Togliatti”)”.

Nel Partito comunista entra a far parte degli organismi dirigenti nazionali e, nel 1948, è eletta per la prima volta alla Camera dei deputati. Riconfermata per le successive legislature – unico parlamentare italiano ad essere stato eletto ininterrottamente per 13 volte (14, contando anche l’Assemblea costituente) – il 29 giugno 1979 ne è eletta, prima donna nella storia, presidente.

“Onorevoli colleghi – affermava nell’occasione – con emozione profonda vi ringrazio per avermi chiamato col vostro voto e con la vostra fiducia a questo compito così ricco di responsabilità e di prestigio. Voi comprenderete, io credo, la mia emozione. In questo alto incarico mi ha preceduto l’onorevole Pietro Ingrao, che fino a ieri ha diretto i nostri lavori con grande intelligenza e imparzialità, e prima ancora l’onorevole Sandro Pertini, oggi presidente della Repubblica, a cui va il mio deferente saluto. Ma in particolare comprenderete la mia emozione per essere la prima donna nella storia d’Italia a ricoprire una delle più alte cariche dello Stato. Io stessa – non ve lo nascondo – vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione. Essere stata una di loro e aver speso tanta parte del mio impegno di lavoro per il loro riscatto, per l’affermazione di una loro pari responsabilità sociale e umana, costituisce e costituirà sempre un motivo di orgoglio della mia vita”.

Manterrà la carica fino al 1992 (nel 1987 ottiene un incarico di governo con mandato esplorativo da parte del Presidente della Repubblica Cossiga che si conclude senza esiti; è la prima donna e la prima esponente comunista ad arrivare tanto vicino alla presidenza del Consiglio. Nel 1991, a seguito di indiscrezioni secondo le quali lo stesso Cossiga voleva nominarla senatrice a vita, fa sapere di non essere interessata, preferendo rimanere presidente della Camera. Nel 1992 è infine la candidata, ancora una volta senza esito, alla Presidenza della Repubblica), lavorando ininterrottamente sino al 18 novembre 1999, quando, già gravemente malata (morirà poco più di due settimane dopo), si dimetterà tra gli applausi unanimi dell’intero schieramento parlamentare.

“Le confermo il sentimento di gratitudine del popolo italiano”, le scriverà l’allora il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. E D’Alema da Istanbul: “Voglio sottolineare l’appassionato lavoro parlamentare degli ultimi anni per le riforme: Nilde Iotti si è conquistata sul campo il prestigio riconosciuto da tutte le forze politiche. Oggi si aggiunge la nobiltà di un atto che colpisce e dispiace per le condizioni di salute che lo motivano, ma le cui ragioni ideali esprimono la coerenza di fondo, con una concezione alta della politica e delle istituzioni”.

“La tua eredità politica e civile – dirà Walter Veltroni il giorno dei funerali – è un tesoro prezioso. Lo porteremo con noi nell’Italia che comincia il nuovo secolo”. “Purtroppo anche le stelle più belle cadono dal cielo – aveva già detto, commosso, il segretario dei Ds all’uscita dalla camera ardente – era una donna, una donna impegnata in politica, che ha costruito la democrazia italiana. Una donna che da giovane parlamentare della Costituente fino ai lunghi anni in cui è stata presidente della Camera, ha dimostrato un legame con le istituzioni democratiche di questo Paese assolutamente straordinario ed esemplare”.

“Presidente Iotti – aggiungerà commosso Luciano Violante – sei uscita per l’ultima volta da quella porta. È l’ultima volta che attraversi questa piazza. È l’ultima volta che questo popolo ti saluta. Noi portiamo nei nostri occhi la tua immagine, nei nostri cuori il tuo affetto severo, nelle nostre intelligenze la tua intelligenza”. “Con lei se ne va una parte della mia storia”, commenta qualcuno, mentre qualcun altro alza il pugno. “Ciao bella signora”, scrive un artista di strada a commento di un bellissimo ritratto.

Ciao Nilde, il tuo messaggio di una politica bella, pulita, onesta, ricca di cultura continua a essere per noi tutte un punto di riferimento. Buon 100° compleanno.

Share