Gualtieri fa il punto sul Def, e il papa parla di “prudenza e obbedienza” e rimette in riga i vescovi, sostenendo Conte. Nel governo, inutili attacchi di Renzi

Gualtieri fa il punto sul Def, e il papa parla di “prudenza e obbedienza” e rimette in riga i vescovi, sostenendo Conte. Nel governo, inutili attacchi di Renzi

Via l’Iva sulle mascherine e sgravi per la sanificazione, proroga della Naspi per due mesi, un indennizzo per colf e badanti, un reddito d’emergenza per le famiglie in difficoltà, la possibilità di usare il bonus baby sitter per i centri estivi e un corposo pacchetto di aiuti alle Pmi con la possibilità di un ingresso a tempo dello Stato nel capitale e di indennizzi a fondo perduto. Il dl aprile è in dirittura d’arrivo e il governo si prepara a mettere in campo “una manovra espansiva imponente, di una entità mai raggiunta dal dopoguerra ad oggi”, ha annunciato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, presentando in Parlamento il Def con il nuovo quadro dei conti. Un intervento che prevede la sterilizzazione completa delle clausole di salvaguardia con gli aumenti Iva e accise che determinerà “un calo della pressione fiscale di 1,1 punti percentuali di Pil”. L’obiettivo è di varare il decreto già in settimana ma non è escluso uno slittamento dei tempi e uno spacchettamento in più provvedimenti. Per finanziare le misure in cantiere il governo chiederà un aumento del deficit di 55,3 miliardi nel 2020 e 26,2 miliardi nel 2021, di cui 19,8 per la strilizzazione dell’aumento di Iva e accise. La richiesta di scostamento, che domani approderà al voto delle Camere insieme al Def, viene estesa a un decennio proprio per la disattivazione della clausole Iva e per sostenere gli investimenti a cui saranno destinati circa 6 miliardi l’anno fino al 2031. Il ministro ha assicurato che “per sostenere le spese dei cittadini e delle imprese per l’acquisto di presidi e dispositivi sanitari di protezione individuale” saranno esentate dall’Iva le cessioni di questi beni per tutto il 2020. Inoltre, verrà incrementato lo stanziamento per il credito di imposta al 50% concesso alle imprese che procedono alla sanificazione degli ambienti di lavoro e che acquistano dispositivi necessari a tutelare la salute dei lavoratori. Nel decreto un capitolo corposo sarà dedicato al sostegno alle imprese di tutte le dimensioni, con un pacchetto per le pmi che potrebbe arrivare a 15 miliardi, di cui circa 8 miliardi per gli indennizzi diretti. Un piano che da un lato vede in campo Cdp con un fondo equity con patrimonio separato dalla Cassa a cui saranno destinati tra i 40 e i 50 miliardi, per consentirle di entrare nel capitale di aziende strategiche, di tutte le dimensioni, in crisi per l’emergenza. L’ingresso nel capitale sarebbe temporaneo e si starebbe valutando un arco temporale di 4-6 anni. Ma sono anche allo studio, ha spiegato Gualtieri, “possibili iniziative volte al rafforzamento patrimoniale di imprese per contribuire all’assorbimento delle perdite generate dalla crisi”.

Il Dpcm sulla Fase 2 illustrato da Conte domenica sera e pubblicato in Gazzetta ufficiale, non ha convinto la maggioranza

Tutti chiedono chiarezza, qualcuno chiede di affrettare i tempi delle riaperture. Su tutti, Matteo Renzi su Repubblica accusa il premier di aver varato un Dpcm che “calpesta la Costituzione” perché incide su alcune libertà inalienabili come andare dalla fidanzata senza avere i vigili a chiederti se è “saltuaria o stabile”. Una evidente forzatura del leader di Rignano, che nasconde l’assenza di idee chiare e chiare alternative sul che fare. Renzi, soprattutto, paventa una “carneficina di posti di lavoro in ottobre” se non si velocizza la ripartenza di tutte le attività economiche. Conte ribatte e tiene il punto e torna ad assumersi la piena responsabilità delle scelte fatte: “Libertà di opinione”, dice a Lodi, primo focolaio dell’epidemia in Italia: “Poi tocca a me decidere”. Sulla stessa linea è anche il segretario del Partito Democratico che non vede alcuna violazione quanto la volontà di qualche leader di guadagnare “uno zero virgola in più di consenso” dando giudizi “non sul merito delle idee quanto su chi quelle idee le esprime”. Non si tratta però, aggiunge Zingaretti, di “fare un dispetto a questo o a quell’altro leader, quanto di salvare la vita a donne e uomini”. “Renzi sta giocando l’ennesima mano della sua infinita partita di poker. Nell’intervista di oggi a Repubblica, di fatto, mette una data di scadenza al governo, sommergendolo di critiche, alcune davvero insensate e pretestuose, sulle quali non entro nel merito. A me era chiaro già da qualche settimana e l’avevo detto: un pezzo dell’establishment economico e politico del Paese, di cui Renzi fa parte, si sta attrezzando per buttare giù questa esperienza di governo. Evidentemente perché questo governo preferisce il principio di precauzione sulla salute delle persone, piuttosto che una rincorsa cieca e forsennata al profitto di qualcuno” scrive su Facebook Nicola Fratoianni portavoce nazionale di Sinistra Italiana.

L’emergenza sanitaria, infatti, è tutt’altro che superata, come stanno a dimostrare i dati di nuovo in crescita in alcune regioni, e lo stesso premier rimarca che il rischio di una recrudescenza del contagio è concreto. E se i contagi dovessero tornare a crescere in misura rilevante, Conte non esiterebbe a “chiudere i rubinetti delle riaperture”. La difesa del Pd, tuttavia, si ferma qui. Nei gruppi parlamentari dem circola da settimane una certa insofferenza per una strategia che definiscono vaga e una comunicazione considerata opaca. La linea della segreteria rimane, però, quella del sostegno leale all’iniziativa del governo. Per questo, alle critiche, Zingaretti e compagni sostituiscono i pacchetti di proposte. Ieri quello sul sostegno all’infanzia, oggi quello per accelerare le riaperture, fatto salvo il rispetto del Decreto del presidente del consiglio: autorizzazioni semplici e veloci, con autocertificazioni e controlli ex post.

Il Papa interviene nello scontro tra la Chiesa e il governo e lancia un appello alla “prudenza” e alla “obbedienza”

“In questo tempo nel quale si comincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e dell’obbedienza alle disposizioni perché la pandemia non torni”, ha detto nella messa a Santa Marta. Difficile, per le orecchie sensibili della Curia vaticana, non avvertire il senso preciso delle parole del papa: smettetela di criticare il governo e di porre malamente al centro del dibattito politico una questione inesistente come la violazione della libertà di culto. Prudenza e obbedienza, nelle parole del papa, sono un’indicazione precisa per il rispetto della dignità umana in una fase così drammatica del mondo, non solo dell’Italia. La questione ‘messe’ agita anche la Francia ma alle richieste dei vescovi il premier Edouard Philippe ha risposto che “i luoghi di culto potranno restare aperti, ma credo sia legittimo chiedere di non organizzare funzioni e cerimonie” prima del 2 giugno. E se le parole del papa risuonano come un richiamo alla dura posizione della Cei, i vescovi danno una diversa lettura rispetto alle dure posizioni di ieri, una vistosa retromarcia: “Il richiamo del Santo Padre è un servizio alla Chiesa e al Paese, siamo nel tunnel e la prudenza e l’obbedienza sono la condizione per uscirne”, dice il sottosegretario e portavoce don Ivan Maffeis confermando che il dialogo con il governo non si è mai interrotto e va avanti “tutti i giorni”. Ma non è la prima volta che il papa, in questa pandemia, ha richiamato i ‘suoi’. A metà marzo, quando alcune diocesi, compresa quella di Roma, decisero di chiudere del tutto le chiese, tuonò che “le misure drastiche non sempre sono buone”. Sul fatto che il papa voglia tornare a vedere le messe partecipate dalla gente non c’è dubbio. Qualche giorno fa, parlando delle liturgie on line, aveva detto che “questa non è la Chiesa”. Ma allo stesso tempo richiama alla responsabilità, anche perché in questi giorni ha sentito tanta gente, compresi sacerdoti e vescovi, che hanno duramente sofferto su un letto di ospedale a causa del virus. In queste ore il confronto più stretto, tra governo e Cei, è sul protocollo da adottare per la celebrazione dei funerali che partiranno dal 4 maggio. Ma si lavora anche sulle messe. L’ipotesi più probabile è che all’inizio (ma “una data ancora non c’è”, precisa don Maffeis) si possano celebrare all’aperto.

Intanto, la linea di Conte verrà illustrata al Senato dove giovedì prenderà la parola sulla ‘fase due’.

L’obiettivo è di metterci la faccia, affinché sia il Parlamento a valutare e a decidere sull’operato del governo, ora e nei prossimi passaggi. “Molti cittadini sono delusi ma io non godo affatto a tenere il Paese” in queste condizioni – ha spiegato ribadendo che in caso di nuovo focolaio ci sarebbe un lockdown ‘selettivo’. Le critiche insomma non hanno scalfito le sue convinzioni. “Scelte dolorose e difficili” ma portate avanti per il bene dell’Italia, non per riscuotere consenso. Ecco perché il presidente del Consiglio sarebbe rimasto in qualche modo deluso anche dall’atteggiamento di una parte dell’opposizione – vedi Lega e il ‘flash mob’ di Fdi davanti palazzo Chigi – che ha evocato la piazza. In questo momento delicato per il Paese – questo il suo ‘refrain’ o si rema tutti nella stessa direzione o si rischia di affondare. La visita a Genova per il varo del ponte ha pure questo valore simbolico: “è il modello per l’Italia che si rialza, da qui si irradia una nuova luce sull’Italia”. Poi a suo dire ci sono i dati, “quel rischio molto concreto” di una nuova ondata visto che dal 4 maggio 4,5 milioni di italiani torneranno al lavoro. Per questo motivo la fase due “è la più complicata”. Ma il nuovo dpcm ha creato una nuova spaccatura nella maggioranza. Renzi ha rimandato ogni considerazione sulla stabilità del governo a giugno ma – spiegano fonti parlamentari renziane – ormai si sta valutando ogni variabile possibile. “Voteremo la fiducia sulle misure economiche e non vogliamo aprire crisi in questo momento così difficile”, la premessa. Ma se prima dell’emergenza coronavirus non si escludeva l’ipotesi di un esecutivo di larghe intese ora lo ‘schema’ per il futuro potrebbe essere diverso. Il ‘piano B’ sarebbe quello di non ‘attendere’ Berlusconi, Salvini o la Meloni in un governo istituzionale per il post-coronavirus ma di puntare su un nuovo premier, magari anche a guida Pd (c’è chi riparla addirittura di Franceschini), con la convinzione che pure i Cinque stelle alla fine possano convergere. Non ora ma al termine dell’emergenza sanitaria. Sempre però che si attenui la curva dei contagi e che nessuno eventualmente ostacoli un cambio in corsa. Un ‘piano B’ che ovviamente non è detto che venga preso in considerazione, soprattutto se ci dovesse essere un cambiamento di marcia da parte del governo sulla fase due.

Infine, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per chiedere “un incontro sulle scelte che si intendono assumere nei prossimi provvedimenti sull’Istruzione e sulla Pubblica amministrazione” si legge in una nota congiunta. Nella lettera i sindacati chiedono disponibilità per “un incontro sulle scelte che si intendono assumere nei prossimi provvedimenti sull’istruzione e sulla Pubblica amministrazione, anche in riferimento alla stagione contrattuale, nazionale e di secondo livello”. L’avvio della “cosiddetta Fase 2 – si legge ancora – dovrà vedere scelte che, nel garantire le misure a tutela della salute e della sicurezza di lavoratori e cittadini, possano innovare e qualificare la risposta pubblica con adeguati investimenti, nella consapevolezza del valore sociale del sistema pubblico come presidio di cittadinanza e di garanzia dei diritti costituzionalmente definiti”. Tali scelte, concludono, “dovranno essere sviluppate attraverso il rafforzamento delle relazioni sindacali e con la più ampia condivisione possibile”.

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