Governo. Conte tra Fase 2, Def e un travagliato Consiglio europeo. Il confronto col comitato tecnico-scientifico, le parti sociali, Regioni e Comuni per la ripartenza

Governo. Conte tra Fase 2, Def e un travagliato Consiglio europeo. Il confronto col comitato tecnico-scientifico, le parti sociali, Regioni e Comuni per la ripartenza

Il piano per la Fase 2 dell’emergenza coronavirus a cui sta lavorando il governo “prevede un allentamento delle misure restrittive, ma non uno stravolgimento”. E’ quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi. Nella videoconferenza di stamattina, presieduta da Conte e alla presenza dei ministri, la task force ha presentato al governo una relazione contenente le indicazioni per l’organizzazione della fase due, con particolare riguardo alla riapertura delle attività produttive. Queste indicazioni sono state condivise nelle riunioni che Conte ha poi avuto prima con le parti sociali – Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, Confapi, Confimi, ReteImprese, Alleanza Cooperative, Ance – e a seguire con la cabina di regia (Regioni e Enti locali). Queste indicazioni, insieme a quelle che presenterà anche il Comitato tecnico-scientifico, rappresentano la base che il governo utilizzerà per definire il piano della fase due, che verrà annunciato entro la fine della settimana, chiariscono le fonti. “Dobbiamo dare per scontata la risalita della curva, mi sembra il modo più corretto per affrontare questa fase” avrebbe detto Conte, secondo quanto si apprende da chi partecipa al tavolo, durante l’incontro tra governo e parti sociali. “Gli scienziati vorrebbero tenere ‘R con zero’ a 0,1 o a 0,0, ma è chiaro che per ottenere pagheremmo un costo sociale ed economico insostenibile”, avrebbe spiegato. Sottolineando che “dobbiamo accontentarci di tenere sotto controllo la curva epidemiologica, evitare che si risalga oltre una certa soglia e soprattutto predisporre dei meccanismi predeterminati su cui sta lavorando il Cts in modo che in una determinata area territoriale se la curva dei contagi risale”, si possa intervenire secondo questi meccanismi nazionali. Le proposte avanzate dalla task force guidata da Vittorio Colao prevedono che “dal 4 maggio potrebbe ripartire la manifattura e anche il settore delle costruzioni” oltre a “qualche attività che possiamo genericamente inserire nel settore servizi, poi anche attività commerciali, soprattutto quelle più funzionali e collegati ai comparti che vogliamo riavviare”. Non si tratta, però, “di un menù bello e sistemato, c’è ancora tanto da lavorare”, avrebbe aggiunto.

Cgil, Cisl e Uil: impossibile ripartire il 27 aprile

“Il governo ha comunicato che non ha assunto ancora alcuna decisione sul tema della ripresa delle attività produttive”. Lo scrivono Cgil, Cisl e Uil in una nota diffusa dopo l’incontro con il governo in videoconferenza. “Il confronto continuerà domani (23 aprile, ndr) con i ministri Patuanelli, Catalfo e Speranza per discutere dei temi della sicurezza nella prospettiva della ripartenza. Il premier Conte – sottolineano i sindacati – ha prospettato l’ipotesi di avviare, a partire dal prossimo 4 maggio, la ripresa delle attività in alcuni settori del manifatturiero, delle costruzioni e dei servizi”. Le tre confederazioni ribadiscono che il Protocollo dello scorso 14 marzo “deve restare punto di riferimento imprescindibile per garantire la sicurezza dei lavoratori coinvolti, quale condizione necessaria a riprendere la produzione e a dare un futuro al Paese”. I dispositivi di sicurezza, gli strumenti di screening, le attività negli appalti, ad esempio, ad oggi, dicono, “non sono ancora sufficienti per garantire quella condizione. Così come si pone un problema di assicurare il distanziamento sociale sui mezzi di trasporto pubblico che saranno utilizzati dai lavoratori”. Inoltre i sindacati hanno chiesto un confronto sui temi del sostegno all’economia e al lavoro e di “attivare un tavolo di confronto a Palazzo Chigi sul problema della scuola e della pubblica amministrazione. Cosi come va affrontato il problema della cura dei figli per i genitori che riprenderanno il lavoro”. Comunque è “impercorribile” per i sindacati l’ipotesi di riprendere immediatamente tutte le attività, come richiesto da qualcuno, già a partire dal 27 aprile. Le aziende utilizzino il tempo a disposizione, scrivono ancora i sindacati, “per organizzare il lavoro sulla base delle indicazioni contenute nel Protocollo, che può essere migliorato e ampliato, ma certamente mai ridimensionato. Per noi, come convenuto anche dallo stesso Premier, quello resta una sorta di testo sacro per riprendere ovunque, gradualmente, la produzione e il lavoro in sicurezza. Cgil, Cisl, Uil sono pronte, come sempre, a confrontarsi e fare la propria parte per tornare alla normalità secondo criteri intelligenti e di buon senso, nel rispetto della salute di lavoratori, pensionati e cittadini”.

Intanto il Consiglio dei Ministri che avrebbe dovuto approvare il Def e l’ulteriore scostamento di bilancio da almeno 50 miliardi di euro slitta da stasera alle 21 a domani. Sempre domani, nel pomeriggio, è previsto il Consiglio europeo in videoconferenza che dovrà discutere di Mes senza o con condizionalità, European Recovery Fund, Sure e degli altri strumenti per affrontare l’emergenza coronavirus. Conte rimarca che “Cina, Usa e Giappone hanno stanziato trilioni di dollari. La Ue deve essere all’altezza e non accetteremo compromessi al ribasso”. Finora la Ue ha sospeso il Patto di Stabilità tanto che l’Italia può pensare di aumentare il suo debito di ben 75 miliardi. La certa riduzione del Pil 2020 e l’aumento del debito produrranno però un effetto notevole sul rapporto debito/pil che, secondo alcuni, potrebbe arrivare al 150%. Lo spread Btp/Bund è a quota 252. Papa Francesco sta pregando perché la Ue abbia “l’unità fraterna sognata dai padri fondatori”. La Spd preme perché “il Consiglio europeo di domani non si trasformi nell’ennesimo rinvio delle decisioni”. La Cancelliera tedesca Angela Merkel presterà orecchio  a queste sirene? Ma sul fondo per la ripresa che dovrebbe finanziarsi con titoli di debito comune, le posizioni restano molto distanti e l’accordo è lontano. Tanto che i leader non si impegneranno nemmeno in conclusioni comuni alla fine del vertice, ma a un documento che sarà redatto dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.

I 27 attendono che la Commissione europea metta sul tavolo la sua proposta il 29 aprile: sulla base del piano presentato da Ursula Von der Leyen ripartirà il negoziato che farà slittare i tempi almeno fino al prossimo vertice europeo di giugno. Le divisioni sul Recovery Fund e la frattura che continua a dividere il fronte sud dell’Europa, Italia e Spagna in testa, dai ‘rigoristi’ del nord, resta principalmente quella della mutualizzazione del debito. “I Paesi del Sud hanno l’impressione che alcuni Stati oggi più forti dal punto di vista economico, useranno questa crisi per esserlo ancora di più. E quelli del Nord pensano che i loro vicini del Sud trarranno vantaggio dalla pandemia per lasciare loro il peso del debito del passato”, riassume un alto funzionario europeo, intervistato dal quotidiano Guardian, sottolineando appunto che proprio “la mutualizzazione del debito rimane controversa e non c’è consenso al momento”. Ma un nodo importante è anche quello delle dimensioni del fondo stesso (si parla di una cifra tra i 1000 e i 1.500 miliardi, ma le stesse fonti Ue hanno precisato che non si parla di cifre finché non saranno messi a punto lo scopo e la dimensione dello strumento). Il Fondo dovrebbe essere legato al bilancio pluriennale della Ue per il 2021-27 e il negoziato sul recovery Fund andrà in parallelo alle discussioni sul bilancio. La stessa fonte precisa comunque che “malgrado la pressione l’atmosfera è costruttiva”, il dibattito “è complicato ma le cose vanno nella buona direzione”.

I 27 aspettano quindi la proposta della Commissione: l’esecutivo di Von der Leyen dovrà presentare un piano per collegare il Fondo per la ripresa al bilancio Ue 2021-27. Ma anche su questo punto le divergenze restano e un tentativo di accordo sul bilancio pluriennale era fallito a fine febbraio, poco prima dell’esplosione della pandemia. Lo stesso funzionario Ue ha precisato che sull’entità del bilancio “non c’è da attendersi una grande rivoluzione, senza una decisione sostanziale sulle risorse proprie i numeri dovrebbero essere vicini a quelli di febbraio”, quando appunto un accordo a 27 non si è trovato e la Ue si era divisa. Tuttavia, non c’è intesa nemmeno sulla dimensione del Fondo. Si ipotizza una ‘potenza di fuoco’ tra i 1000 e i 1500 miliardi di euro, ma una certezza ancora non c’è. “Abbiamo visto molte cifre e ordini di grandezza non comparabili, la discussione non è ancora sulle cifre, ma a cosa serviranno i soldi, a quali settori saranno destinati e a chi – aggiunge il funzionario Ue – solo dopo questa discussione si deciderà il montante. Bisogna capire a cosa serve prima di dire quanto costa”. Altro ostacolo sulla strada di un accordo in tempi rapidi (come chiede l’Italia e come ribadito anche ieri dallo stesso Michel nella lettera ai leader) è legata al modo in cui saranno erogate le risorse: il fronte del nord sostiene la linea dei prestiti rimborsabili, quello del sud chiede che siano erogati sotto forma di contributi a fondo perduto. La discussione sarà lunga e le trattative andranno avanti almeno fino a giugno.

La mossa della BCE

Il consiglio direttivo guidato da Christine Lagarde, riunito in videoconferenza, ha stabilito che la banca centrale accetterà anche i titoli di Stato e i bond societari con rating “junk” (anche detti “spazzatura”, perché senza le caratteristiche che li rendono adatti agli investitori istituzionali) a garanzia della liquidità che fornisce alle banche. La decisione riguarda tutti i titoli che avevano un merito di credito “investment grade”, superiore a quello junk, al 7 aprile, e li mette al riparo da eventuali tagli del rating. La mossa, presa in passato per il debito della Grecia, arriva dopo una serie di misure espansive della politica monetaria di Francoforte, che ha lanciato acquisti per 750 miliardi di euro sui titoli sovrani europei a fine marzo. Si tratta di un’iniziativa che potrebbe interessare l’Italia, dove il debito pubblico aumenterà in modo rilevante per le misure di argine e di rilancio del Covid 19, e con un Pil 2020 stimato in calo attorno al 10%. Il rating del Btp nazionale si posiziona due gradini sopra il livello spazzatura secondo S&P, che giusto nelle prossime ore rivedrà il suo giudizio. Siamo invece solo un gradino sopra il junk per Moody’s, chiamata a esprimersi a giugno.

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