Genova. Completato l’ex Ponte Morandi. Ora è un simbolo di ripresa e di speranza

Genova. Completato l’ex Ponte Morandi. Ora è un simbolo di ripresa e di speranza

 Il nuovo Ponte di Genova disegna di nuovo lo skyline della città: 10 mesi di lavori portati avanti con impegno da oltre 1.000 persone di Salini Impregilo e Fincantieri, insieme nella joint venture Pergenova, per completare la struttura del ponte in sicurezza, in tempi mai sperimentati prima e con la massima attenzione alla qualità dell’opera. L’ultimo impalcato è stato varato alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, della ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli, del sindaco di Genova e commissario Marco Bucci, del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, dell’Ad di Salini Impregilo Pietro Salini e dell’Ad di Fincantieri Giuseppe Bono, insieme ai dirigenti, tecnici e maestranze che hanno reso possibile la realizzazione di questa infrastruttura.

L’ultima campata, tra le pile 11 e 12, da 44 metri e 900 tonnellate, mette così la parola fine ai lavori sulla struttura portante dell’opera, realizzata con l’innovativo approccio fast track. L’impalcato è stato issato a circa 5 metri all’ora dagli strand jack installati sulle pile, andando a completare i 1.067 metri totali di una struttura la cui prima fondazione è iniziata il 24 giugno 2019. Completata la struttura dell’opera, Salini Impregilo accende “Ponte Italia”, un fascio luminoso tricolore che, da stasera e fino al 1 maggio, festa dei lavoratori, illuminerà il ponte in tutta la sua lunghezza e ciascuna delle 18 pile, i giganti di calcestruzzo che sostengono il nuovo Ponte, riflettendo i colori della bandiera italiana. L’iniziativa rappresenta un omaggio alle istituzioni e a tutti i genovesi, con un pensiero commosso alle famiglie delle vittime del crollo del Ponte Morandi.

Le prime macchine lo percorreranno solo a luglio. Ma alle 11.59 del 28 aprile, 623 giorni dopo quella tragedia, con il varo dell’ultimo di 19 impalcati, la struttura è completa in tutti i suoi 1.067 metri di lunghezza. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte in persona preme il pulsante e dà il via alla lunga sirena che in cantiere dichiara la ‘missione compiuta’. Suonano le sirene anche dalle navi in porto e nel territorio, perché si sappia ovunque a Genova: c’è il ponte. “Oggi suturiamo una ferita”, dice il premier. Qui c’è “un cantiere simbolo per l’Italia intera: è il cantiere dell’Italia che sa rialzarsi, che si rimbocca le maniche, non si lascia abbattere, non si lascia sopraffare”. Simbolo mai più necessario, visto che la sutura “giunge in un periodo di particolare emergenza – ricorda -: non avremmo mai pensato di affrontare un’emergenza del genere, sanitaria, economica, sociale. Con gli altri leader siamo tutti consapevoli che in Europa è la più grande tragedia, la più grande sfida che affrontiamo dal dopoguerra a oggi”. Genova, “modello per l’Italia”, “insegna che il più grande atto d’amore è impegnarsi a ripartire insieme” ed è “una luce che dà speranza all’Italia intera”. E se Conte parla di speranza, Egle Possetti, referente del comitato Vittime del ponte Morandi, parla di svolta: “Se d’ora in poi cambierà il modo in cui verranno gestite le infrastrutture, allora questo ponte sarà un momento di svolta. Ma non parliamo di pagina chiusa. Noi familiari delle vittime abbiamo bisogno di tempo e, soprattutto, di giustizia”. “La ferita di Genova – è il ricordo anche di Conte – non potrà essere completamente rimarginata perché ci sono 43 vittime e noi non dimentichiamo. I giudizi di responsabilità che sono nati da quella tragedia non si sono ancora completati e devono completarsi”.

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