Femminicidi. Milano. Uccide la moglie, poi confessa: “voleva lasciarmi”. Convivenza forzata da Covid-19

Femminicidi. Milano. Uccide la moglie, poi confessa: “voleva lasciarmi”. Convivenza forzata da Covid-19

Ha sparato in testa alla moglie mentre dormiva, poi si è costituito ai carabinieri. E’ successo intorno alle 2 di notte di domenica ad Albignano, frazione di Truccazzano, comune di 6mila abitanti alle porte di Milano. Antonio Vena, 47enne pregiudicato, ha confessato tutto in caserma a Cassano d’Adda, compreso il movente: agli investigatori ha parlato di “gelosia”. A suo dire, non accettava l’idea che la compagna, Alessandra Cità, volesse separarsi. Sui motivi che lo avrebbero spinto ad uccidere sono comunque in corso le indagini. Nel frattempo l’uomo è stato arrestato e portato in carcere a San Vittore. L’accusa è omicidio.

Alessandra è morta sul colpo. Ad ammazzare la donna, stando ai primi rilievi, è stato un solo proiettile. I militari hanno trovato il corpo senza vita riverso sul letto con una grossa ferita al capo. Il colpo, sparato da un fucile a pompa calibro 12, non le ha lasciato scampo. L’arma era regolarmente detenuta e l’assassino non ha nemmeno tentato di disfarsene: era nell’abitazione in cui si è consumato l’ennesimo femminicidio, poco lontano dal cadavere. I due, coetanei, stavano insieme da nove anni. Lei lavorava per l’Atm, Azienda trasporti milanesi, lui per una ditta di serramenti altoatesina. Secondo quanto ricostruito, da qualche tempo il rapporto si era incrinato. Prima dell’emergenza coronavirus la coppia viveva in due regioni diverse e, in attesa che entrambi ufficializzassero la rottura, soltanto nel fine settimana condividevano lo stesso tetto. Nei mesi scorsi dal lunedì al venerdì Vena si trasferiva in Alto Adige, mentre Alessandra restava a casa. Si incrociavano il sabato e la domenica, non senza discussioni. A causa del lockdown, però, con il fermo delle aziende e il blocco degli spostamenti, Vena aveva smesso di fare avanti e indietro e la convivenza era diventata forzata.

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