Eurogruppo. Si spera che questa notte porti consiglio e che si trovi un accordo, incrinando il muro del rigore dell’austerità

Eurogruppo. Si spera che questa notte porti consiglio e che si trovi un accordo, incrinando il muro del rigore dell’austerità

Non sono bastate 16 ore di trattativa per trovare l’accordo nell’Eurogruppo. Il nuovo appuntamento è fissato per giovedì pomeriggio con l’impegno di chiudere. Un fallimento è “impensabile”, dichiara Bruno Le Maire, ministro francese dell’economia. D’altronde non può che essere così. Stamattina i mercati hanno dato un piccolo assaggio di quello che potrebbe accadere senza un’intesa. Le Borse sono scese e lo spread italiano è salito oltre quota 214 punti. Poi la ripresa proprio nella convinzione che alla fine l’intesa salterà fuori. L’equilibrio della paura è il terreno su cui, alla fine, germoglierà l’accordo. D’altronde non sarebbe nemmeno una novità. Altre volte l’area euro è arrivata ad un passo dalla disintegrazione e poi è tornata indietro. Non a caso la Germania avrebbe espresso “frustrazione” per l’atteggiamento di chiusura dell’Olanda. Tanto più che si sta facendo strada la convinzione che nessun Paese è in grado di venir fuori da solo. Le previsioni di Goldman Sachs sono a dir poco apocalittiche. La banca d’affari Usa stima una caduta del Pil dell’Eurozona del 9% nel 2020. Certo l’Italia sarebbe quella messa peggio di tutti con un crollo dell’11,9%, quasi il triplo di quella registrata dopo la crisi del 2008. Ma neanche gli altri sarebbero in salute: Spagna -9,7%, Germania -8,9%, Francia di -7,4%. Certo poi ci sarebbe un fortissimo rimbalzo nel 2021: più 7,9% Italia, più 8,5% Germania e Spagna, più 6,4% Francia. Ma dopo uno choc delle dimensioni attese per quest’anno in che condizioni sarebbero ridotte le economie europee? Difficile dirlo. Una sola cosa è certa: se l’euro dovesse entrare in crisi le indicazioni già catastrofiche di Goldman Sachs verrebbero largamente superate al ribasso rendendo la situazione molto difficile per tutti. Per questa ragione un accordo diventa sempre più probabile. Si tratta di trovare una formulazione che permetta a ciascun ministro di tornare a casa sventolando la bandiera della vittoria.

Il punto chiave riguarda il riferimento al Mes, che i rigoristi del Nord pretendono a tutti i costi di vedere nel testo dell’accordo mentre per l’Italia si tratta di un passaggio radioattivo. La bozza su cui si è lavorato tutta la notte prevedeva il ricorso al Mes senza nessuna condizione per superare l’emergenza sanitaria e economica. Poi sarebbe scattata una seconda fase con l’impegno a realizzare riforme per ritornare a una situazione stabile. L’Italia si è opposta. Nel corso della notte il gruppo dei rigoristi si è assottigliato. L’Olanda è rimasta praticamente da sola contro gli altri 18 nel pretendere il Mes condizionato seppure con modalità diluite nel tempo. Inutili gli innumerevoli testi di compromesso proposti da Mario Centeno, Bruno Le Maire e dal tedesco Olaf Scholz. Il ministro delle finanze olandese, Wopke Hoekstra, esausto ha chiesto di interrompere la riunione lasciando ai capi di Stato e di governo il compito di decidere nella riunione prevista per il 16 aprile. Oggi sia Olaf Scholz sia Bruno Le Maire sono tornati a chiedere uno sforzo per raggiungere un compromesso.

Il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, intervenendo questa sera al tg di France 2, torna ad invocare un accordo dell’Eurogruppo sulla mutualizzazione del debito, a suo avviso l’unico strumento in grado di garantire all’Europa di rispondere in modo efficace alla crisi economica e sociale dovuta al Coronavirus ed osteggiato da alcuni Paesi del Nord come Germania e Paesi Bassi. “Abbiamo il dovere di arrivare” ad un accordo, ha dichiarato il ministro vicino al presidente Emmanuel Macron alla vigilia di una nuova riunione dei partner della zona euro dopo la fumata nera di ieri. “Non bisogna in alcun modo gettare la spugna”, insiste le Maire, aggiungendo: “Chi pagherà se non ci sarà un minimo di solidarietà europea?”. Quindi l’appello ad approvare un “piano massiccio” per garantire questa “solidarietà” tra Paesi membri. E la convinzione di una fumata bianca: “La prossima volta sarà quella buona, ne sono certo”, ha concluso Le Maire nell’intervista alla giornalista Anne-Sophie Lapix. Francia e Germania, inoltre, sono d’accordo per “far figurare nel pacchetto globale” un Fondo per la ripresa. Tuttavia, il ministro tedesco parlando con la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, non menziona il Fondo speciale proposto dalla Francia: “Gli strumenti classici del bilancio Ue” bastano per la ricostruzione. In ogni caso “sarà necessario continuare a discutere e negoziare”. Tanto più che le parti sono andate “molto avanti” verso l’approvazione del progetto proposto dalla Germania, basato su attivazione per gli Stati in difficoltà delle linee credito del Mes, prestiti della Banca europea degli investimenti (Bei) alle imprese e finanziamenti della Commissione europea per la cassa integrazione nei paesi dell’aerea dell’euro. Questi progressi sono per Scholz “un messaggio positivo”.

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