Decreto Cura Italia: passa alla Camera la fiducia con 298 voti a favore contro 142. Domani consiglio dei ministri sul Def

Decreto Cura Italia: passa alla Camera la fiducia con 298 voti a favore contro 142. Domani consiglio dei ministri sul Def

Con 298 sì, 142 no e 2 astenuti la Camera ha concesso la fiducia al governo posta sul decreto legge Cura Italia. Dopo una breve sospensione la seduta proseguirà con l’esame degli ordini del giorno. Per domani è atteso il voto finale. Diventa dunque legge il primo ‘pacchetto’ di misure varate dal governo per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Dopo il via libera del Senato con fiducia, passerà anche alla Camera il decreto Cura Italia, che accorpa tutti i primi decreti approvati dal Consiglio dei ministri e stanzia i primi 25 miliardi di euro dopo il voto unanime del Parlamento sullo scostamento di bilancio. Il decreto contiene misure sia sul fronte economico e fiscale che su scuola e giustizia e, soprattutto, sul fronte sanità. Queste le principali novità.

Sospesi per tutto il territorio nazionale i termini, in scadenza dall’8 marzo al 31 maggio 2020, per le cartelle di pagamento e gli accertamenti esecutivi. Rinviato al 31 maggio il termine per il pagamento delle rate delle definizioni agevolate e del saldo e stralcio dei debiti tributari. Sospesi anche i versamenti Iva, delle ritenute e dei contributi e dei premi. Il dl per la liquidità alle imprese proroga la sospensione dei versamenti al 16 aprile, senza il pagamento di sanzioni e interessi.  In arrivo 50 milioni per assicurare la distribuzione delle derrate alimentari agli indigenti per l’emergenza. Potenziato il fondo Gasparrini con lo stop dei mutui per l’acquisto della prima casa fino a 18 mesi anche per chi ha subito una sospensione dal lavoro o una riduzione dell’orario di lavoro per un periodo di almeno trenta giorni. I benefici del Fondo sono estesi anche ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti che abbiano subito un calo del fatturato superiore al 33 per cento rispetto all’ultimo trimestre 2019, a seguito della chiusura o della restrizione della propria attività. Ampliati i requisiti di accesso al Fondo: è aumentato a 400.000 euro l’importo massimo del mutuo e la platea viene estesa anche alle ditte individuali e agli artigiani. Per sei mesi dall’entrata in vigore della legge è sospesa ogni procedura esecutiva per il pignoramento della prima casa.  Cig in deroga per tutto il territorio nazionale e per tutti i settori produttivi, per un periodo massimo di 9 settimane, anche per le imprese escluse dagli ammortizzatori sociali. E’ escluso il lavoro domestico. Prevista inoltre la possibilità di Cig ordinaria, per un massimo di nove settimane, per i datori di lavoro che hanno dovuto sospendere o ridurre l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza. Autorizzata inoltre la Cig ordinaria anche per le imprese che già si trovano in Cig straordinaria e un assegno ordinario fino a 9 settimane per le imprese che hanno in corso l’assegno di solidarietà. Le aziende in cassa integrazione, legata all’emergenza coronavirus, potranno rinnovare o prorogare i contratti a termine in corso, destinati diversamente a scadere, in deroga all’attuale normativa. In arrivo un’indennità di 600 euro per il mese di marzo per i lavoratori autonomi, le partite Iva, i co.co.co, gli stagionali del settore turismo e degli stabilimenti termali, gli operai agricoli a tempo determinato e i lavoratori dello spettacolo, qualora non siano titolari di pensione e non siano iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie. Per i prossimi due mesi le aziende non potranno licenziare sulla base del “giustificato motivo oggettivo”. Prevista l’equiparazione dell’assenza per quarantena alla malattia anche per il settore privato. Lo smart working diventa modalità ordinaria di lavoro nelle pubbliche amministrazioni e può essere applicata a ogni rapporto di lavoro subordinato. Qualora le scuole del sistema nazionale d’istruzione non possano effettuare almeno 200 giorni di lezione (previsti a regime), l’anno scolastico 2019-2020 conserva comunque validità. Sono decurtati, proporzionalmente, i termini previsti per la validità dei periodi di formazione e di prova del personale e per il riconoscimento dell’anzianità di servizio. La didattica svolta a distanza produce gli stessi effetti della valutazione in presenza. Si incrementano di 85 milioni di euro per il 2020 le risorse destinate all’innovazione digitale e alla didattica laboratoriale.

Intanto, il Consiglio dei ministri è previsto per domani mattina, alle 10. All’ordine del giorno ci dovrebbe essere l’esame del Documento di economia e finanza (Def) e della richiesta di autorizzazione al Parlamento di scostamento del bilancio. Stop alle clausole di salvaguardia, una perdita di Pil nominale cifrabile in oltre 126 miliardi di euro in confronto al 2019. E’ la stima contenuta nella bozza del Def che il governo si appresta a varare domani. Il crollo del Pil sarà pari all’8% quest’anno, con un rimbalzo del 4,7% l’anno prossimo. Il governo stima che, in caso di una nuova ondata di contagi e in mancanza del vaccino, una ripresa graduale partirebbe solo dal secondo trimestre del 2021 e in media di anno la crescita del Pil “risulterebbe pari a solo il 2,3%”. Pertanto il recupero della perdita di prodotto subita nel 2020 avverrebbe solo nel 2022. La forte flessione tendenziale del prodotto interno lordo spingerebbe il deficit al 10,4% nel 2020 con le nuove misure e al 5,7% nel 2021. L’indebitamento netto tendenziale è stimato al 7,1% nel 2020 e al 4,2% nel 2021. Lo stock del debito pubblico si attesterà al 155,7% del Pil alla fine di quest’anno e al 152,7% alla fine del prossimo. Il via libera al nuovo quadro dei conti sarà accompagnato dalla richiesta di extra deficit che raggiungerà i 55 miliardi, necessaria per finanziare il dl aprile che in termini di fabbisogno viaggia nell’ordine dei 100 miliardi. Il Def terrà conto dell’impatto del lockdown e delle misure restrittive imposte per fronteggiare il coronavirus e conterrà la disattivazione delle clausole di salvaguardia con gli aumenti Iva e delle accise. Infine l’esecutivo si impegna a introdurre nuovi strumenti in Ue: “L’azione del Governo sarà indirizzata all’introduzione di innovativi strumenti europei che possano assicurare una risposta adeguata della politica di bilancio alla luce della gravità della crisi e, al contempo, migliorare le prospettive di crescita di lungo termine e migliorare la sostenibilità delle finanze pubbliche dei paesi membri”.

Cgil, Cisl e Uil si confrontano con i ministri Patuanelli e Catalfo per regolamentare la ripresa

Non sono bastate tre ore del primo pomeriggio nell’incontro con i ministri Catalfo e Patuanelli per chiudere il documento, rinviato ad un supplemento di indagine alle 20 che lascia presagire una nuova ‘notturna’. Alcuni capitoli però appaiono già incasellati e anche sulle sanzioni per le aziende che non rispettano le indicazioni, richieste da Cgil, Cisl e Uil, la strada sembra in discesa anche se una parte del mondo imprenditoriale, soprattutto tra le pmi, preferirebbe parlare di ‘prerequisiti’: l’azienda che non applica le indicazioni non apre ma se l’impresa apre si deve metterla in condizione di applicare il protocollo, è in sostanza il ragionamento. Anche la richiesta sindacale di una maggiore obbligatorietà nell’applicazione delle norme di sicurezza per le aziende sembrerebbe avere più di una chance: il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, infatti, avrebbe dato la disponibilità a ragionare della possibilità di inserire in un Dpcm la versione aggiornata del Protocollo così da rendere più cogenti le indicazioni. Ovviamente la richiesta andrà girata e verificata con il premier Giuseppe Conte che firmerà il prossimo decreto del presidente del consiglio dei ministri sulla fase 2, ma l’ipotesi è comunque sul tavolo. Ancora da sciogliere invece alcuni nodi. Tra questi la previsione di “misure specifiche” per le aree maggiormente colpite dal virus come “l’esecuzione del tampone per tutti i lavoratori soprattutto per quei cicli produttivi dove il distanziamento tra lavoratori sia più complesso” che le imprese vorrebbero più ‘light’ per il timore di non avere la possibilità materiale di eseguire i test, e l’eventuale responsabilità penale e civile del datore di lavoro nel caso di malattia del dipendente. Alcune perplessità da parte delle aziende, per i costi che implicherebbe, anche sull’eventualità di “porre una sorveglianza sanitaria particolare sui lavoratori over 55 anni”. In discussione anche la prosecuzione del ‘lavoro a distanza’.

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