Coronavirus. Librerie aperte? Il governo centrale dice di sì, ma la Regione Lombardia dice no. La protesta di 154 librai: rischi enormi alla sicurezza, non apriamo senza garanzie

Coronavirus. Librerie aperte? Il governo centrale dice di sì, ma la Regione Lombardia dice no. La protesta di 154 librai: rischi enormi alla sicurezza, non apriamo senza garanzie

Anche se il nuovo decreto governativo anticipato ieri sera dal premier Giuseppe Conte prevede la riapertura delle librerie a partire da martedì 14 aprile, non tutti i librai si sentono sicuri e pronti per farlo. E’ il caso di una libreria indipendente di Genova, ‘Bookmorning’, presidio culturale nel centro storico, che ha aperto i battenti nel 2017 alla Maddalena, grazie all’intuizione delle giovani Valentina Beronio e Samantha Giribone. “Come potremmo in un momento in cui le restrizioni sugli spostamenti rimangono ancora molto rigide per tutelare la salute di tutti, invitarvi a venire a trovarci come se nulla fosse? Quali sono gli strumenti di sanificazione, prevenzione e sicurezza, che dovremmo mettere in atto per garantire una serena fruizione dei nostri spazi da parte vostra? Quali le garanzie che gli strumenti di sostegno economico messi in campo per aiutare, in vario modo, lavoratori autonomi e imprese, ci verranno ancora riconosciuti adesso che possiamo ‘scegliere’ di riaprire?”. La libreria è chiusa dal 10 marzo scorso, ma il servizio si è reinventato, portando i libri a domicilio, con tutte le precauzioni del caso: “Continueremo a portarvi le storie che popolano i nostri scaffali direttamente a casa, con i nostri servizi di consegna a domicilio e spedizione, e a inventare nuovi modi per raggiungervi”, rassicurano Samatha e Valentina.

Centocinquantaquattro librai di tutta Italia hanno sottoscritto una lettera aperta, pubblicata sul blog Minima&Moralia, per spiegare che “riaprire le librerie non può essere considerato un puro gesto simbolico, ma deve essere un’azione strutturata e gestita nella sua complessità, così come dovrebbe avvenire per tutte le altre attività necessarie alla vita sociale”. Secondo i librai, infatti, “questa improvvisa attenzione al nostro lavoro ci sarebbe piaciuta ci fosse stata anche prima delle misure governative per il contenimento della pandemia e, soprattutto, ci piacerebbe ci fosse dopo: se siamo dei luoghi essenziali del tessuto culturale italiano, allora sarebbe il caso che questa funzione ci fosse riconosciuta sempre e in modo strutturale, attraverso una serie di misure economiche a sostegno delle nostre attività nel quotidiano. Mentre sono ancora in vigore misure che costringono le persone dentro casa e sospendono la mobilità, viene chiesto a noi librai e, di conseguenza ai nostri lettori, di tornare a muoverci per raggiungere le librerie. Ci siamo re-inventati sui canali digitali, abbiamo raccontato libri a distanza, abbiamo studiato le formule giuste per permettere ai libri di arrivare alle porte delle persone senza mettere in pericolo nessuno, abbiamo messo in atto modalità, come quella delle consegne e spedizioni a domicilio, in assenza di un contesto normativo chiaro e unitario, per non perdere il contatto con i lettori. Se alla decisione di riaprire possono aver contribuito lettere e appelli che fanno forza sul valore e sul conforto culturale del libro, la prima domanda da porsi è: a quali condizioni? E perché tra le firme di questi appelli mancano proprio quelle dei librai?”. I librai, quindi, snocciolano una serie di dubbi e perplessità: “Sono state previste delle indicazioni precise per la sicurezza del nostro lavoro, come l’adozione di specifici dispositivi? E nel caso: quali? Il lavoro del libraio, infatti, prevede un tempo lungo della comunicazione verbale faccia a faccia, una pratica che, se non precisamente regolata, comporta in questo momento degli evidenti rischi di sicurezza sanitaria. Inoltre è buona abitudine di chi frequenta le librerie prendere, toccare, manipolare una gran quantità dei libri presenti sui nostri scaffali. È stata pensata una procedura per la sanificazione di libri e ambienti? Senza contare l’inevitabile ripresa dell’attività di tutti i lavoratori (corrieri, logistica, promotori ecc.) coinvolti nel funzionamento della filiera e la cui salute va tutelata al pari di quella di chiunque altro”. E ancora: “È stato considerato cosa significhi, dal punto di vista della sicurezza sanitaria, fare muovere tutti i librai e le libraie d’Italia verso i loro luoghi di lavoro, e tutti i nostri lettori in direzione delle librerie, in tempi in cui viene chiesto a tutti i cittadini italiani di restare a casa il più possibile? Andare in libreria implica che i lettori escano di casa, scendano in strada, salgano in macchina o sui mezzi pubblici, passino del tempo tra gli scaffali a maneggiare libri e a cercare dialogo e confronto con noi librai. La scelta di un libro avviene per contatto diretto, per passaggi di mano e di idee. Come gestire tutto questo? Non solo: malgrado la riapertura delle librerie restano comunque in vigore le misure restrittive che limitano la libertà di movimento e circolazione delle persone. Andare a comprare un libro sarà una giustificazione valida per uscire, esattamente come andare al supermercato?”. I librai si chiedono, poi, se “è stato considerato cosa significhi in merito alla possibilità di concordare sulla base dell’art. 1623 c.c una congrua riduzione dei canoni di affitto delle nostre attività, l’intervento di una disposizione che ci dà facoltà di riaprire ma a fronte di una prevedibile e consistente riduzione delle vendite. Aiutare le librerie, in quanto riconosciuti luoghi di produzione di cultura, non prevedrebbe invece la possibilità di una norma che consenta ai proprietari dei nostri locali di godere loro di un credito di imposta equivalente alla riduzione che ci accorderebbero sulle pattuizioni contrattuali relative al canone di locazione ed alle spese relative? Perché non creare un fondo nazionale o una partnership con i servizi postali, simile nella premessa alle iniziative attualmente sostenute dal contributo libero degli editori, ma su finanziamento statale, per aiutare le librerie a sostenere la gestione economica delle forme alternative di vendita attualmente in atto (spedizioni fuori città, spedizioni a domicilio)? In questo momento sono attive delle misure di welfare (possibilità di cassa integrazione straordinaria, accessi a contributi pubblici, agevolazioni fiscali) pensate per contribuire alla sostenibilità economica degli esercizi commerciali. Quali certezze abbiamo che queste misure verranno mantenute anche dopo la riapertura simbolica? In mancanza di garanzie sulle richieste qui avanzate molti di noi si riservano di non riaprire comunque l’attività nemmeno dopo l’entrata in vigore del decreto, finché non sarà possibile esercitare il nostro lavoro nelle condizioni e con le tutele adeguate”.

In Lombardia, inoltre, secondo l’ordinanza del presidente, il commercio al dettaglio di libri e articoli di cartoleria “è consentito esclusivamente negli ipermercati e nei supermercati”. La nuova ordinanza firmata dal presidente della Regione Attilio Fontana conferma le misure restrittive di contrasto alla diffusione del Covid-19 fino al 3 maggio. Nella regione, a differenza di quanto deciso ieri a livello nazionale dal governo, restano pertanto chiuse librerie e cartolerie. Chiusi anche gli uffici professionali, le cui attività “devono essere svolte in modalità di lavoro agile, fatti salvi gli specifici adempimenti relativi ai servizi indifferibili ed urgenti o sottoposti a termini di scadenza”. Confermato, infine, l’obbligo di coprire naso e bocca con mascherina o “in subordine, qualunque altro indumento” ogni qualvolta si esce di casa.

Per Zingaretti, presidente della Regione Lazio, le ‘regole’ vanno chiarite a livello centrale: “Ci sono Comuni senza librerie e Comuni con molte librerie – ha portato a esempio – Io penso che il distanziamento nei luoghi chiusi del commercio andrà tenuto fino alla scoperta del vaccino. Su bar e ristoranti bisognerà chiarire il rapporto tra metri quadri e utente. Credo che bisognerà andare in deroga, e questo riguarda i sindaci, ai regolamenti per i tavoli all’aperto. Questioni da affrontare, non domani ma quando sarà possibile, di convivenza col virus – ha concluso – che però dovranno basarsi su quelle 10-15 regole che concretizzano cosa è il distanziamento”. Se si dovesse andare all’apertura delle librerie, almeno nel Lazio “l’ingresso dovrà prevedere l’obbligo nei locali chiusi non solo di indossare le mascherine ma anche i guanti e un contingentamento degli ingressi, come strumento di prevenzione” ha dunque annunciato il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, durante la video conferenza stampa sull’emergenza coronavirus.

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