Coronavirus. Dati ancora contrastanti 2 aprile, 83.049 positivi, 18.278 i guariti, 13.915 i decessi. Numeri tragici anche in Usa e Spagna. E in Europa si pensa a un Piano Marshall

Coronavirus. Dati ancora contrastanti 2 aprile, 83.049 positivi, 18.278 i guariti, 13.915 i decessi. Numeri tragici anche in Usa e Spagna. E in Europa si pensa a un Piano Marshall

I numeri odierni della Protezione civile sulla diffusione del coronavirus si confermano stabili, pur senza veder trasformato in discesa il plateau dei contagi. Il totale dei positivi sale a 83.049 persone, con un incremento di 2.477 rispetto a ieri. Del totale dei positivi, 4.053 sono attualmente in terapia intensiva, 28.540 sono ricoverati con sintomi. La maggior parte dei positivi, 50.456, cioè il 61% del totale, è in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi. Il numero è cresciuto anche in percentuale, quindi si è ridotto il numero degli ospedalizzati. Il numero totale dei guariti ha toccato quota 18.278 (+1.431). Purtroppo, si sono registrati anche 760 decessi, con il totale che sale a 13.915 persone. “Da qualche giorno, almeno dal 27 marzo, stiamo assistendo a una riduzione degli incrementi dei ricoverati e di chi è in terapia intensiva. Il numero di questi ultimi oggi è molto contenuto, da ieri l’incremento è stato di 18 persone. C’è una stabilizzazione ma non so dirvi se abbiamo iniziato o quando inizierà la decrescita – ha detto Angelo Borrelli, capo della Protezione civile, che ha fornito i numeri nel consueto appuntamento delle 18 – Posso dire, però, che dobbiamo mantenere alta l’attenzione, perché basta un nulla che si possano innescare meccanismi di riavvio del contagio”. Sollecitato dalla stampa, Borrelli si è soffermato sul numero totale dei tamponi effettuati e su come questo debba essere considerato, in virtù del fatto che ne vengono compiuti anche tre su un singolo paziente: “Noi comunichiamo il numero che ci viene dato dalle Regioni, secondo le indicazioni del ministero della Salute – ha spiegato – C’è una indagine epidemiologica condotta dall’Istituto superiore di sanità, e nell’attività in corso stanno verificando anche il numero reale delle persone che hanno fatto i tamponi”.

I numeri della pandemia nel mondo. Oltre 50mila i decessi complessivi. Stati Uniti: 226374 positivi, è record

I decessi attribuibili al coronavirus nel mondo hanno oltrepassato quota 50.000. Stando agli ultimi dati forniti dall’università Johns Hopkins, le vittime globali di Covid-19 sono 50.230 mentre i casi confermati sono 981.221. Negli Stati Uniti, i casi sono 226.374 mentre i decessi sono 5.316. Stando all’ultimo aggiornamento fornito dal governatore dello Stato, Andrew Cuomo, i casi – in quello che è considerato l’epicentro dell’epidemia negli Stati Uniti – sono 92.318 mentre i morti sono 2.373. La Spagna contende all’Italia il triste primato dei contagi, oltre 110 mila, e rimane al secondo posto in Europa per poche migliaia di casi di differenza. Per il sesto giorno consecutivo i morti sono stati oltre 800 ogni 24 ore con il record, oggi, di 950 decessi, molto vicino ai 969 di venerdì in Italia e un totale di oltre 10 mila vittime. . E un nuovo record si è registrato anche in Gran Bretagna con 569 morti in più per Covid-19 (in totale sono 2.921) e oltre 33.700 contagi. Londra sta cercando di incrementare il numero giornaliero dei test, oltre 10 mila, con l’annuncio di un piano in cinque punti che porterà i tamponi a 100 mila al giorno, una risposta alle critiche al governo da parte del ministro della Salute, Matt Hancock, uscito dall’isolamento a una settimana dal contagio, mentre rimane in quarantena il premier Boris Johnson. Sono oltre 470 i morti in un giorno in Francia che ha contato più di 4.500 decessi e oggi ha notificato a Bruxelles la chiusura temporanea delle frontiere, aggiungendosi così ai 14 membri dell’area Schengen che hanno ristabilito i controlli ai propri confini interni. Le terapie intensive d’oltralpe, con più di 6 mila ricoverati, non riescono più a coprire le necessità. Relativamente sotto controllo invece la situazione in Germania, che ha un numero di vittime inferiore, meno di mille, e ha incassato il plauso dell’Ocse che ha evidenziato la “spesa pro capite per la sanità più alta di tutti gli altri Paesi europei” e di conseguenza ha un sistema sufficientemente attrezzato a rispondere alla pandemia, anche se preoccupano i dati sui contagi tra medici e infermieri: 2.300.

Il confronto su come finanziare la crisi da parte delle istituzioni europee. Von der Leyen: pronti a piano Marshall. Gentiloni: bene Sure bond

Il prossimo bilancio Ue sarà una sorta di ‘piano Marshall’ condiviso per fronteggiare il disastro coronavirus. La presidente della commissione Ursula von der Leyen assicura l’impegno europeo a partire da Sure, il piano di sostegno all’occupazione della Commissione europea, che “può andare a beneficio di tutti gli Stati membri” e con cui “possiamo mobilitare 100 miliardi di euro per questo piano grazie alle garanzie degli Stati membri per 25 miliardi”. Dopo qualche incertezza, di cui è la stessa von der Leyen a scusarsi in una lettera al Belpaese, “oggi l’Europa si sta mobilitando al fianco dell’Italia. Purtroppo non è stato sempre così”. Bruxelles prova a rilanciare un’azione unitaria a partire dall’emergenza, drammatica, dell’occupazione. Il piano Sure, spiega von der Leyen, andrà “in favore dei Paesi colpiti più duramente, a partire dall’Italia, per compensare la riduzione degli stipendi di chi lavora con un orario ridotto. Questo sarà possibile grazie a prestiti garantiti da tutti gli Stati membri, dimostrando così la vera solidarietà europea”. Per il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni, il ‘sure bond’ “è la prima risposta comune dei Paesi europei sul piano delle politiche di bilancio”, un “primo passaggio simbolico, storico, embrionale, alla messa in comune del debito, dell’impegno attuale e futuro”. Il punto però è che le divisioni interne “hanno fatto apparire l’Unione inadeguata”. Ecco perché la risposta, insiste il premier, Giuseppe Conte, deve essere “condivisa, coordinata, forte e veloce”. L’Italia, non è un mistero, insiste sul progetto dei coronabond, che spera siano inseriti nel ventaglio delle proposte dell’Eurogruppo che tornerà a riunirsi il 7 aprile: “Sarebbero una risposta efficace – ribatte Conte intervistato dalla tv spagnola ‘La Sexta’ – all’interno di un progetto globale che esprime una politica fiscale in grado di rafforzare tutti gli Stati europei e che aiuti a ricostruire l’economia europea”. Politica che, Conte lo ha detto più volte, esclude il Mes così come è. C’è un ma. E lo ribadisce anche Gentiloni: ad oggi il Fondo è “uno strumento completamente inadeguato” per cui “si può considerare in una luce diversa”, solo se con una serie di modifiche rispetto al suo impiego in passato. Insomma, tutt’altra partita – e a questa prospettiva apre anche la Francia – sarebbe se fosse reso possibile l’utilizzo fondo salva-Stati senza alcuna condizionalità. Un’ipotesi di Mes ‘light’ su cui l’Eurogruppo sarà chiamato a mediare.

Gualtieri: nel decreto liquidità 200 miliardi di prestiti garantiti

Si è concluso poco prima delle 22 a palazzo Chigi il vertice con i capigruppo di maggioranza, alla presenza del presidente del Consiglio Conte, dei ministri Gualtieri e D’Incà. Lo riferisce una nota della presidenza del Consiglio. Al centro dell’incontro l’iter dei decreti-legge attualmente all’esame del Parlamento e la definizione dei prossimi provvedimenti economici che il governo si prepara a varare per contrastare l’emergenza Covid-19 e per dare risposte tempestive ed efficaci a cittadini e imprese. Nel corso della riunione il presidente del Consiglio ha assicurato la massima disponibilità a un’interlocuzione costante con il Parlamento e ha condiviso con le forze di maggioranza la necessità di velocizzare l’erogazione delle risorse. Il governo è pronto a collaborare con le opposizioni e a coinvolgerle nella stesura delle prossime misure economiche per tamponare l’emergenza Coronavirus. Durante la riunione della ‘Cabina di regia’, a quanto si apprende, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri avrebbe assicurato al centrodestra la volontà di condividere il percorso che porterà l’Italia a superare la crisi attuale e a far rifiatare il sistema produttivo. Il responsabile di via XX settembre avrebbe spiegato che sono quattro i pilastri del ‘pacchetto’ di misure in cantiere: imprese, lavoro, fisco e sostegno agli enti locali. Si parte dall’intervento per assicurare subito liquidità alle imprese in affanno: un provvedimento ad hoc sarà stralciato dal cosiddetto decreto aprile e presentato in un Consiglio dei ministri che potrebbe essere convocato nel fine settimana, sabato o domenica, al massimo lunedì. Prossimo step, raccontano, il decreto annunciato per aprile: verrà approvato prima o subito dopo Pasqua.

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