Coronavirus. 17 aprile. Ancora troppi decessi, per un totale di 22.745. Salgono a 172.434 i casi totali. Risoluzione Europarlamento: sì a recovery fund e Mes, no ad Eurobond. Polemiche sul voto M5S

Coronavirus. 17 aprile. Ancora troppi decessi, per un totale di 22.745. Salgono a 172.434 i casi totali. Risoluzione Europarlamento: sì a recovery fund e Mes, no ad Eurobond. Polemiche sul voto M5S

E’ ancora alto il numero dei morti per coronavirus in Italia, mentre dal 2 marzo non era mai stato così basso il dato sull’aumento delle persone malate (ovvero attualmente positive al virus). I deceduti sono 22.745, 575 in più nelle ultime 24 ore. Al momento 106.962 persone risultano positive al virus. Solo 355 in più nelle ultime 24 ore. Sono questi i due dati più significativi emersi dal quotidiano aggiornamento presso la sede del Dipartimento della Protezione Civile, dove proseguono i lavori del Comitato Operativo. Ad oggi, in Italia sono stati 172.434 i casi totali. L’incremento rispetto alle ultime 24 ore è di 3493 (ieri 3786). Il numero comprende anche il dato dei deceduti e dei guariti. Questi due dati vanno però analizzati solo considerando il fatto che sono strettamente collegati al numero di tamponi fatti. E oggi ne è stato fatto un numero record, 65.705 (ieri 60.999). Il totale dei tamponi è di 1.244.108. “Se calcoliamo la percentuale dei positivi sul numero dei tamponi fatti oggi siamo al 5,35%. Questo è un ulteriore indicatore dell’efficacia delle misure intraprese”, ha sottolineato il professor Locatelli. L’altro dato positivo sono i 42.727 guariti, 2563 nelle ultime 24 ore. E’ il numero più alto dall’inizio dell’epidemia. Si registra un forte calo dei ricoveri di persone positive. Il numero passa da 26.893. a 25.786 con un decremento di ben 1107 unità. Di questi 2812 sono in terapia intensiva, rispetto alle ultime 24 ore si registra un decremento di 124 unità. Borrelli ha poi annunciato che la tradizionale conferenza stampa delle 18 della Protezione Civile dalla prossima settimana si svolgerà solamente al lunedì e al giovedì con lo stesso orario. Negli altri giorni i dati saranno forniti tramite i social e il sito internet. Nell’analizzare ancora i dati odierni, in particolare è stato sottolineato un sostanziale stop ai contagi al Centro-Sud. Sale a 131 il numero dei medici morti per il coronavirus in Italia. A perdere la vita, secondo la Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), sono stati Elfidio Ennio Calchi (medico chirurgo) e Carmine Sommese (medico ospedaliero).

Sempre più drammatica la situazione negli Usa, in Francia e nel Regno Unito. La Cina rivede il numero dei decessi

La Francia ha registrato altri 761 decessi di persone contagiate dal Covid-19 nelle ultime 24 ore, portando il bilancio totale dei morti a 18.681, ha annunciato Jerome Salomon, direttore generale della Sanità francese. Oltre 2 mila persone (2.167) sono state ricoverate nelle ultime 24 ore, col totale dei pazienti Covid-29 in ospedale salito a 31.190. La Cina corregge i dati e recupera quasi 1.300 decessi ‘persi’ nella più grande emergenza sanitaria dalla nascita della Repubblica popolare del 1949. E’ Wuhan, città da 11 milioni di abitanti e focolaio del Covid-19, ad annunciare a sorpresa l’impennata del 50% dei casi a 3.869, dopo la “revisione conforme a leggi e regolamenti, e al principio di responsabilità verso la storia, le persone e i defunti”. A livello nazionale il conto è di 4.632 morti.  Sono 672.246 i casi confermati di persone contagiate dal nuovo coronavirus negli Stati Uniti, mentre i decessi legati alla malattia sono almeno 33.318. E’ allarme invece nel Regno Unito, dove i decessi continuano ad aumentare con picchi elevati. Nelle ultime 24 ore il Paese ha registrato 847 morti. Il totale di decessi è salito a quota 14.576 e i casi positivi a 108.692. In Spagna il numero dei decessi è tornato a crescere. Nelle ultime 24 ore sono morte 585 persone per Covid-19, per un totale di 19.500 dall’inizio della pandemia.

Il Parlamento Europeo vota il recovery fund, apre al Mes, ma dice no ai coronabond 

Via libera del Parlamento Ue alla risoluzione (non legislativa) sulla risposta coordinata dell’Ue al coronavirus. Il testo – presentato da Ppe, S&D, Renew e Verdi, ma che ha accolto anche proposte di altri gruppi – è stato approvato oggi dalla plenaria con 395 voti a favore, 171 contrari e 128 astensioni. Italia spaccata ieri nel voto a Bruxelles all’Eurocamera su un emendamento presentato dal gruppo dei Verdi che prevedeva la condivisione del debito emesso ora, a partire dalla crisi generata dalla diffusione del coronavirus. La Lega e Forza Italia avevano espresso un voto negativo, M5s, PD e FdI positivo; Italia Viva si era astenuta. Con il il parere positivo di Lega e Forza Italia l’emendamento sarebbe passato. Oggi sono immediatamente scattate le polemiche per il voto, che i partiti italiani hanno provato a motivare.  Il M5S ha votato contro assieme alla Lega e Fratelli d’Italia, mentre le delegazioni del Partito Democratico e di Italia Viva si sono espresse a favore. Il M5S si è diviso anche sul voto finale alla risoluzione: gran parte della delegazione pentastellata ha deciso di astenersi sul testo, ma tre eurodeputati, Corrao, D’Amato e Pedicini, hanno votato contro. Anche il centrodestra si spacca sul testo approvato dal Parlamento: Forza Italia vota a favore della risoluzione di maggioranza, la Lega e Fratelli d’Italia votano contro. Via libera invece di Pd e Italia Viva.

Sostanzialmente, il Parlamento ha accolto con favore le misure fiscali e il sostegno alla liquidità dell’Ue per affrontare la pandemia. “Al di là di ciò che si sta già facendo, l’Europa ha bisogno di un massiccio pacchetto di ripresa e ricostruzione da finanziare con un aumento del bilancio a lungo termine (Qfp), con i fondi e gli strumenti finanziari esistenti, nonché con ‘recovery bond’ garantiti dal bilancio dell’Ue” dicono i deputati. Occorre capire che cosa si intende per Recovery Bond garantiti dal bilancio Ue: si profilerebbe in sostanza una riedizione del piano Juncker. E per raggiungere la potenza di fuoco indicata, cioè 1,5 trilioni euro, notano, occorrerebbe un bilancio Ue circa 15 volte quello attuale, una prospettiva chiaramente irrealistica. Per di più, secondo le stesse fonti, c’è il rischio che la maggior parte dello sforzo reale di investimento venga fatto a livello degli Stati membri, senza alcuna mutualizzazione e con il rischio serio che gli investimenti non si concretizzino. La Commissione, comunque, sembra lavorare ad un piano diverso da una mera riedizione del piano Juncker, basato sull’utilizzo su larga scala del meccanismo che verrà utilizzato per Sure, il piano a sostegno dell’occupazione (in sintesi, la Commissione emette bond e gira i fondi raccolti agli Stati, sotto forma di prestiti back-to-back). Ursula von der Leyen ha parlato di “trilioni” di euro che possono essere mobilitati. Per il capodelegazione del Pd a Bruxelles, Brando Benifei, uno schema del genere sarebbe un passo avanti, ma “non basta”. In ogni caso, aggiunge, piano piano “la palla si sta spostando in direzione di Conte, Macron e Sanchez”.

Nella risoluzione i deputati chiedono “un sistema europeo permanente di riassicurazione dell’indennità di disoccupazione e vogliono istituire un Fondo di solidarietà dell’Ue per il coronavirus di almeno 50 miliardi di euro“. Questo fondo sosterrebbe gli sforzi finanziari intrapresi dai settori sanitari in tutti i Paesi Ue durante l’attuale crisi, così come gli investimenti futuri per rendere i sistemi sanitari più resistenti e concentrati su coloro che ne hanno più bisogno. “L’azione comune europea per combattere la pandemia Covid-19 è indispensabile” afferma la risoluzione.  La plenaria chiede inoltre la creazione di un “Meccanismo europeo di risposta sanitaria per garantire una risposta efficace a qualsiasi tipo di crisi sanitaria in futuro”. Le attrezzature comuni, il materiale e le scorte di medicinali potrebbero essere “mobilitate rapidamente per salvare vite umane”. I deputati vogliono anche vedere finanziamenti aggiuntivi dell’Ue “per finanziare una ricerca rapida per trovare un vaccino”.

La guerra tra le Regioni italiane sulla cosiddetta Fase 2: se Zaia e Fontana riaprono subito, De Luca minaccia di chiudere la Campania

Il nord accelera, il sud frena: anche la fase 2 si sta trasformando in una questione tra regioni, con quelle settentrionali che pur essendo state le più colpite sono anche quelle più interessate a una celere ripresa delle attività economiche, essendo i cuori produttivi del Paese. Ieri era stato addirittura il presidente della Lombardia Attilio Fontana a insistere per un avvio delle riaperture già prima del 4 maggio, data individuata dal governo per la fine del lockdown. Oggi sulla questione è tornato invece il governatore del Veneto, Luca Zaia, secondo il quale “il trend continua a confermarsi positivo, il che ci fa preparare bene alla ripartenza della fase 2. Abbiamo già detto che il lockdown, la fase della chiusura totale, non esiste più e penso che su questo fronte stiamo lavorando alacremente: lo stanno facendo gli assessori, che stanno presentando alle parti sociali e agli enti datoriali il nostro piano per la fase due”. Non solo: “Leggo da più parti che forse ci sarà una pre-fase 2, con qualche riapertura già prima del 4 maggio, noi siamo pronti a tutto: stiamo raccogliendo proposte che siano sostenibili, che non siano il plexiglass, io penso che potremo andare in spiaggia anche senza i box”. Chi la pensa in maniera radicalmente opposta è il governatore della Campania Vincenzo De Luca, sin dall’inizio uno dei più oltranzisti sulle misure di contenimento: “Se una regione d’Italia che ha questa situazione epidemiologica assolutamente non tranquillizzante, con ancora mille contagi al giorno, accelera in maniera non responsabile e non coerente con i dati, rischia di rovinare l’Italia intera. Sarò chiaro: se dovessimo avere una corsa in avanti da parte di queste regioni, la Campania chiuderà i suoi confini, faremo una ordinanza con la quale vieteremo l’ingresso di cittadini provenienti dalle regioni dove l’emergenza è ancora in corso”. De Luca ricorda che “abbiamo già assistito al ritorno in massa di cittadini dalla Lombardia e dal Piemonte, e abbiamo fatto un miracolo per contenere la situazione. Ma immaginare oggi di riaffrontare di nuovo in questi termini il problema sarebbe veramente un atto di irresponsabilità”.

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