Coronavirus. 9 aprile: la curva non sale, ma fatica a scendere. 1,5 milioni i casi nel mondo. I sindacati: sicurezza dei lavoratori resti centrale. Governo, così fino al 3 maggio, ma è scontro con Renzi

Coronavirus. 9 aprile: la curva non sale, ma fatica a scendere. 1,5 milioni i casi nel mondo. I sindacati: sicurezza dei lavoratori resti centrale. Governo, così fino al 3 maggio, ma è scontro con Renzi

Una curva che non sale, ma che fatica a scendere. E che di conseguenza allontana di un po’ la tanto attesa fase 2. I numeri della Protezione Civile sull’andamento del contagio in Italia seguono il trend di questi giorni, seppur con un lieve peggioramento: bene le statistiche dei guariti (1.979, +7,47%) e delle terapie intensive (-88, -2,38%), meno quelle relative alle vittime (610, mercoledì erano state 542) e ai casi positivi (+1.615, ancora in crescita rispetto ai 1.195 delle 24 ore precedenti). Anche perché il giorno prima sono stati effettuati 5.000 tamponi in più (46.244 contro i 51.680 di mercoledì). Complessivamente, al momento 96.877 persone risultano positive al coronavirus. Ad oggi, in Italia, salgono a 143.626 i casi totali, con 18.279 decessi e 28.470 guariti. Attualmente sono ricoverate in terapia intensiva 3605 persone, mentre quelle che presentano sintomi sono 28.399. Le maggiori criticità, Lombardia a parte (29.074 positivi e 300 nuove vittime, superata quota 10mila), si registrano in Emilia-Romagna (13.258 casi), Piemonte (11.336) e Veneto (10.449). Sono incoraggianti invece le cifre nelle altre zone del paese. “Oggi pur nel numero ancora importante di decessi registrati ci sono dieci regioni localizzate principalmente al centro-sud e la provincia di Bolzano sotto le dieci unità – ha evidenziato il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli – E’ un successo importante largamente attribuibile alle performance delle misure di restrizione oltre che alla capacità del Ssn”. Continua a essere pesante invece il bilancio dei medici morti per il coronavirus. Nelle ultime 24 ore in sette hanno perso la vita, facendo salire il numero a 105. “Nessun operatore sanitario – ha sottolineato Locatelli – sarebbe dovuto morire per assistere i malati di covid 19”. Nel frattempo dall’Europa arriva un buon segnale sul fronte vaccino. La società biofarmaceutica tedesca CureVac, con sede a Tubinga, comincerà in estate in Belgio e in Germania i test sperimentali sull’uomo. “Siamo in contatto da mesi con le autorità tedesche e belghe”, ha spiegato il neopresidente del consiglio di vigilanza della società, Jean Stéphenne. Gli studi inizieranno “a giugno o al più tardi a luglio”.

1,5 milioni casi nel mondo. Dramma morti in Usa, allarme in Giappone

Sono ormai più di 1,5 milioni i contagi confermati del nuovo coronavirus nel mondo, con oltre 90mila morti e 340mila guariti: significa mezzo milione di persone infettate in soli sei giorni. E i dati della Johns Hopkins University sono una fotografia sbiadita della realtà, perché i numeri reali sono più alti, dato che gli asintomatici e i malati con sintomi lievi non sono testati, e perché alcuni governi avrebbero deliberatamente tenuto bassi i loro dati. Il bilancio più pesante dei contagi della pandemia di Covid-19, è fardello degli Stati Uniti: oltre 432mila casi. I morti nel Paese nordamericano invece sono 14.800, meno dell’Italia (oltre 18.700) e della Spagna (oltre 15.200). L’hotspot negli Usa è lo Stato di New York, in particolare la metropoli della Grande mela. Lo Stato ha registrato il record di vittime in un giorno (799), che hanno portato il totale a oltre 7mila, mentre le autorità sanitarie hanno invitato tutti gli abitanti a indossare mascherine quando escono.Nel frattempo il Giappone ha registrato più di 500 casi di contagio in un giorno per la prima volta: uno sviluppo preoccupante nel Paese con la popolazione più longeva al mondo, visto che il Covid-19 è particolarmente letale per gli anziani. Il premier Shinzo Abe ha dichiarato lo stato d’emergenza, non il lockdown, per Tokyo e sei prefetture. Ma i gestori della telefonia mobile hanno mostrato che la circolazione delle persone a Tokyo si è ridotta solo del 30-40%. Viene guardata con allarme anche l’India, i cui dati per gli esperti non rispecchiano la realtà, nel Paese dove gran parte della popolazione vive in condizioni di estrema povertà e il sistema sanitario è molto debole. Fino alla prossima settimana 1,3 miliardi di persone saranno in lockdown e le autorità hanno sigillato decine di hotspot a New Delhi e dintorni, annunciando che forniranno cibo e medicine alle persone bloccate. I casi confermati sono più di 5mila, i morti 166, secondo i dati del governo.

I sindacati: sicurezza dei lavoratori resti centrale

Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito al premier Giuseppe Conte la necessità di “mantenere al centro delle decisioni” dell’esecutivo “la salute e la sicurezza di tutti i lavoratori, dei pensionati, alcuni dei quali vittime di fatti gravissimi avvenuti in alcune case di riposo e sui quali chiediamo alla magistratura di indagare, e di tutti i cittadini, obiettivo che deve diventare un requisito permanente dentro e fuori i luoghi di lavoro”. In una nota unitaria le tre confederazioni hanno anche avanzato la richiesta di “lavorare, dentro lo schema presentato dal presidente Conte alle parti sociali, per attrezzare il Paese a riprendere in sicurezza le attività produttive”. Il governo, riferiscono i sindacati, ha ribadito la necessità di “proseguire sulle misure restrittive in quanto siamo in presenza di segnali incoraggianti e di un’inversione di tendenza nei contagi”. Cgil, Cisl e Uil aggiungono che il governo ha perciò comunicato la necessità di continuare il lockdown “con qualche aggiustamento delle scelte sin qui compiute in riferimento alle sole attività essenziali e indispensabili” sulla strada intrapresa di contrasto al Covid-19. “Questo significa che le misure restrittive devono proseguire”, dicono. I sindacati nel prendere atto di questo orientamento hanno sottolineato “l’importanza di continuare a dare piena attuazione al protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro già sottoscritto e al contempo di dare uniformità, evitando le forzature che si sono registrate in alcuni territori, alle decisioni prefettizie in merito alle autocertificazioni delle imprese, coinvolgendo le organizzazioni sindacali più rappresentative”. Inoltre hanno anche chiesto di individuare un “percorso condiviso” per l’uscita dalla crisi che “metta in campo un’azione coordinata per approntare le necessarie modifiche organizzative e le strumentazioni di sicurezza sui luoghi di lavoro, i presidi e la prevenzione sanitaria, le misure di carattere sociale ed economico per garantire una progressiva uscita dall’emergenza”. A questo proposito il governo ha annunciato la costituzione di una cabina di regia con le parti sociali ed esperti che affiancherà il comitato tecnico-scientifico. Cgil, Cisl e Uil “restano ferme nel pretendere sicurezza e salvaguardia della salute, lavorando perchè questo imperativo sia presente in tutte le future fasi di uscita dall’emergenza”.

Rischio seconda ondata. Il governo prevede stesse procedure di contenimento fino al 3 maggio

Avanti con le misure di contenimento fino al 3 maggio, con poche deroghe. E’ questa l’ipotesi sul tavolo del governo, anche se il nuovo Dpcm dovrebbe arrivare solo martedì. Giuseppe Conte ne parla prima con i capidelegazione dei partiti di maggioranza al Governo, poi con sindacati e imprese, infine con Governatori e sindaci. La linea la dà, replicando alle richieste arrivate ieri dagli industriali del Nord, il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia: “Il Governo ha le idee chiare, dobbiamo mettere in sicurezza il Paese. Con la salute a rischio, non c’è economia e non c’è sviluppo”, dice sicuro. Il premier lo ribadisce ai suoi interlocutori: “Non ci sono ancora le condizioni per far ripartire le attività sospese. Prima di tutto la salute dei lavoratori”, ribadisce, pur rassicurando i suoi interlocutori sul lavoro in atto sulla Fase 2. Non tutti, all’interno della maggioranza, però, sono dello stesso avviso. Italia viva continua a spingere per avere “più coraggio”. La posizione del governo, viene spiegato, sarebbe quella di arrivare al 3 maggio con un Dpcm poco diverso da quello attualmente in vigore, che scadrà il prossimo 13 aprile, valutando la possibilità di poche riaperture mirate nell’ambito dei codici Ateco. Si parla di alcune attività sanitarie e agroalimentari, della silvicoltura, di librerie e cartolerie. Troppo poco per Matteo Renzi. E infatti il confronto di Teresa Bellanova con il premier e gli alleati è “acceso”, per poco non si arriva allo scontro. Per la capodelegazione Iv, arrivare così al 4 maggio, è “troppo tardi”. “Se aspettiamo il rischio zero non apriamo più, nemmeno il 4 maggio. E c’è il rischio che diventi il 4 giugno”, è il ragionamento fatto al presidente del Consiglio dalla ministra dell’Agricoltura. La posizione di Iv è invece quella di togliere dal tavolo ogni discorso cronologico e procedere attraverso una mappatura dei dati epidemiologici territoriali, delle garanzie di sicurezza per lavoratori e del distanziamento sociale. Seguendo questo modello, è la linea, sarebbe possibile un calendario di riapertura progressivo. Non la pensa così Roberto Speranza. La Fase due va preparata bene, servono precondizioni essenziali a partire da buoni dati e potenziamento di Covid Hospital e Servizio sanitario nazionale, insiste. Con lui c’è il comitato tecnico scientifico. Si limita a prendere atto della decisione presa da palazzo Chigi la Confindustria.

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