Coronavirus. 8 aprile. 139.422 i positivi, 26.491 i guariti, 17.669 i decessi. Vertice del governo sulla Fase2. Cgil, Cisl e Uil scrivono a Conte e a Franceschini

Coronavirus. 8 aprile. 139.422 i positivi, 26.491 i guariti, 17.669 i decessi. Vertice del governo sulla Fase2. Cgil, Cisl e Uil scrivono a Conte e a Franceschini

“Oggi abbiamo un altro record, quello dei guariti che sono 2099” ha detto il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli nel corso della conferenza stampa presso la sede del Dipartimento per fare il punto sull’emergenza coronavirus, sottolineando come anche i numeri delle terapie intensive sono in diminuzione con -99. Attualmente sono 95.262 le persone positive, con un incremento di 1.195 rispetto a ieri, sono 26.491 le persone guarite e i deceduti sono 17.669, 542 in più rispetto al dato complessivo alla data di ieri. “Dobbiamo continuare a mantenere alta la guardia e mettere in pratica i comportamenti consigliati dagli esperti per evitare la diffusione del virus”, ha aggiunto Borrelli, ricordando che partirà domani il terzo contingente di medici del Dipartimento della Protezione Civile, 84 medici che andranno nelle Regioni maggiormente colpite. In totale i medici partiti entro domani saranno 180, a cui si aggiungono anche 116 medici e sanitari internazionali. Ranieri Guerra, componente dell’Oms, ha sottolineato come l’andamento della curva non è in una fase di diminuzione netta “ma in un rallentamento della velocità di trasmissione. Questo significa che c’è un serbatoio di positivi asintomatici ma che continua a garantire la circolazione del virus, aprire in queste condizioni senza una conoscenza precisa dell’evoluzione del virus è difficile prevederlo. Siamo a un passo dal vedere una prospettiva di vittoria – ha ribadito – ma non significa che abbiamo vinto, è il contrario, è il momento di serrare le fila perché possiamo arrivarci, sappiamo che le misure hanno avuto una efficacia, continuare avrà una efficacia sempre maggiore”.  Parlando della pianificazione della Fase 2 che consiste in alcune possibili riaperture, Guerra ha spiegato che “si può predisporre una valutazione del rischio di riapertura per classe di lavoro, per tipologia geografica e classe di età, sempre con un occhio alla diminuzione marcata della curva, cosa che ancora non c’è, tenendo presente il fatto che abbiamo una categoria di persone che per età ed esistenti condizioni morbose è vulnerabile”.

La drammatica situazione nel resto d’Europa e negli Stati Uniti

Sono più di 85mila le persone che hanno perso la vita a causa del Covid-19 nel mondo, rende noto la Johns Hopkins University, che aggiorna a 85.397 il numero dei decessi. Il Paese più colpito resta l’Italia, con 17.669 vittime, seguita dalla Spagna con 14.673 morti, dagli Stati Uniti e dalla Francia con 10.328. Il numero delle persone contagiate ha invece raggiunto la cifra di 1.464.852. Negli Stati Uniti ci sono almeno 402.923 casi e 13.007 morti a causa del coronavirus. Il totale include i casi di tutti e 50 gli Stati, del District of Columbia e dei territori statunitensi, oltre ai casi di cittadini rimpatriati. Il Wyoming resta l’unico Stato senza morti. Finora, oggi, registrati 4.114 nuovi casi e 1139 morti. Lo Stato di New York ha registrato il più alto incremento in un solo giorno dei decessi per coronavirus, 779, su oltre 149 mila contagi. I dati, raccolti dalla Johns Hopkins University, sono stati comunicati alla stampa dal governatore, Andrew Cuomo, come riporta l’emittente “Cnn”. In totale si contano attualmente 6.268 morti per coronavirus nel solo Stato di New York. Il numero di decessi, ha detto il governatore di New York, continuerà ad aumentare, anche se il numero di ricoveri ospedalieri continua a diminuire perché è un “indicatore in ritardo” dell’epidemia. Ciò significa che le persone che sono state ricoverate in ospedale da molto tempo stanno iniziando a morire, mentre vengono ammesse meno persone.

Vertice tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i capi delegazione dei partiti al governo

Sul tavolo, tra le altre cose, secondo quanto si apprende, la messa a punto del nuovo Dpcm che dovrà essere firmato nei prossimi giorni. Le misure di contenimento del coronavirus, infatti, scadono il prossimo 13 aprile e l’esecutivo dovrà prorogarle o modificarle. Al momento, secondo quanto si apprende, l’idea è quella di una ulteriore proroga per due settimane, magari con qualche leggera modifica alle restrizioni in vigore. “La curva epidemiologica in Italia sta migliorando, l’effetto delle misure restrittive fin qui adottate è positivo. Sono fiducioso che proseguendo su questa linea continueremo ad avere risultati sempre più positivi e riusciremo a uscire dalla fase più critica dell’emergenza” dice il presidente del consiglio Giuseppe Conte in una intervista alla Bild, quotidiano tedesco. “Ma attenzione: gli stessi esperti consigliano di non attenuare affatto le misure restrittive. Siamo di fronte a un’emergenza che ha caratteristiche tali che quando abbassiamo il livello di guardia può riprendere da un momento all’altro. Dobbiamo continuare con il rigore”, aggiunge Conte. Il presidente del consiglio aggiunge: “Mi auguro di uscire quanto prima dalla fase critica per poter offrire aiuti agli altri paesi”.

Sulla Fase 2 e sulla riapertura di fabbriche e imprese, Cgil, Cisl e Uil chiedono incontro al governo

I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, scrivono al presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, per sollecitare un incontro sulle prossime decisioni del Governo relative alle attività produttive sospese. “Siamo a sollecitare la convocazione di un apposito incontro – scrivono i leader sindacali – al fine di confrontarsi anche sui problemi relativi all’applicazione del protocollo della sicurezza nei luoghi di lavoro ed alle decisioni che il Governo intende assumere in relazione alle attività sospese per ora fino al 13 aprile prossimo perché considerate non essenziali a seguito del necessario contrasto e contenimento della diffusione del Virus Covid-19, nel rispetto della valutazione del Comitato tecnico scientifico”. A sua volta la leader della Cisl conferma: “il governo ci convochi. C’è bisogno di fare chiarezza e di confrontarci su un tema così delicato. Dobbiamo evitare il fuggi fuggi delle imprese: ci vogliono criteri, ci vuole il rispetto rigoroso del protocollo sulla sicurezza, verifiche e controlli. La cosa deve essere fatta con grande, grande, grande serietà e senso di responsabilità da parte di tutti”. Annamaria Furlan chiarisce il senso della lettera inviata oggi a Conte in cui i sindacati sollecitano al premier una convocazione “urgentissima”. “Dobbiamo trovare tempi e modi per gestire tutti assieme questa fase così delicata. Come abbiamo gestito la fase che ha portato alla sospensione delle attività economiche, allo stesso modo dobbiamo lavorare e monitorare questa fase che forse è ancora più delicata della prima perché legata alla indispensabile ripartenza del paese”, aggiunge. Certo, i tempi sono molto stretti e il 13 aprile è appena dietro l’angolo. Ma la fretta, per la Cisl, non sarebbe in questo caso una buona consigliera. “Le cose devono essere fatte bene e al momento giusto. Quindi se quella data può essere rispettata meglio ma se servirà qualche altro giorno ci prenderemo tutti qualche giorno in più”, conclude.

La catastrofe della cultura, che rischia di morire. La mobilitazione dei sindacati

“Il mondo della cultura e dello spettacolo è tra i più colpiti dalle misure restrittive dovute alla diffusione della pandemia Covid-19. E’ un settore che rappresenta una carta decisiva per il futuro economico e civile del Paese. Oggi si trova però nel pieno di una crisi che rischia di compromettere il futuro. E’ un settore importante ma dove vi sono tante lavoratrici e lavoratori che svolgono lavori precari o indeterminati, assai spesso scarsamente retribuiti, privi per di più di ammortizzatori sociali. Le stesse misure di sostegno al reddito recentemente approvate dal governo non danno a tante lavoratrici e lavoratori del settore sufficiente copertura” scrivono in una nota unitaria Cgil, Cisl e Uil chiedendo un incontro urgente al ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, per “discutere un piano nazionale per il rilancio delle attività culturali – dalla tutela del patrimonio artistico e culturale al mondo dello spettacolo” per dare ai lavoratori “una certezza e una prospettiva di lavoro di qualità”.

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