Coronavirus. 5 aprile: calano decessi e pazienti in terapia intensiva. 128.948 i contagi totali, 15.887 i decessi e 21.815 il totale dei guariti. Speranza: l’emergenza non è finita

Coronavirus. 5 aprile: calano decessi e pazienti in terapia intensiva. 128.948 i contagi totali, 15.887 i decessi e 21.815 il totale dei guariti. Speranza: l’emergenza non è finita

“Oggi abbiamo due dati positivi: diminuiscono i ricoverati nei reparti ordinari e quelli nelle terapie intensive” dice il capo della Protezione civile Angelo Borrelli. Il numero totale dei pazienti positivi è di 91246 con un incremento di 2972 su ieri. Di questi 3977 sono in terapia intensiva con una diminuzione di 17 pazienti su ieri e 28.949 ricoverati con sintomi. Meno 61 su ieri. Sono 128.948 casi, dei quali 15.887 morti. Netta flessione dei decessi, 525 contro i 681 di ieri, il dato più basso registrato dal 19 marzo. 819 i guariti di oggi, per un totale di 21.815. Complessivamente 4.316 casi in più e 2.972 malati più di ieri. Anche in Lombardia ricoveri in calo ma preoccupa Milano.

Secondo il presidente dell’Istituto superiore della Sanità, Silvio Brusaferro, “dai numeri si evidenza, come ci siamo detti più volte in questi giorni, che la curva ha raggiunto il plateau e sta cominciando la discesa ed è discesa pure per il numero dei morti; ma sono eventi legati a chi ha preso l’infezione due settimane fa”. E ha aggiunto: “Mi associo a Borrelli, questo dato positivo va conquistato giorno dopo giorno, le misure adottate sono efficaci, ma è importante che manteniamo queste misure. Misure che ci aiutano a fare decrescere le curve”. Per quanto riguarda gli sviluppi della ricerca scientifica e medica, Brusaferro ha specificato che “è in corso uno studio di prevalenza, condotto su scala nazionale, che mira ad individuare persone che abbiano sviluppato una reazione immunitaria all’infezione. Ad oggi noi abbiamo stime, molto diverse fra loro, si parla del 5-10%, e il significato di questo dato è particolarmente critico perché avere un italiano su 10, un italiano su 20, che ha sviluppato una risposta immunitaria vuol dire, in termini concreti, avere larghissima parte della popolazione ancora suscettibile, che potenzialmente cioè può contrarre l’infezione”. Il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), durante la conferenza stampa su Covid-19 alla Protezione Civile, ha sottolineato ancora una volta, di fronte a questo dato, la necessità di non abbassare la guardia nel rispetto delle misure anti-contagio.

Mauirizio Landini: assicurare liquidità a imprese per difendere lavoro

“Qualsiasi azienda chiusa e qualsiasi posto di lavoro perso oggi, rischia di essere perso per sempre. Quindi va assicurata subito la liquidità alle imprese, perché grandi o piccole che siano non devono chiudere. Bisogna porre, però, alcune condizioni: non devono licenziare, né delocalizzare e devono garantire l’assoluta sicurezza dei propri lavoratori” afferma il segretario della Cgil, Maurizio Landini, in un’intervista al Sole 24 Ore. Landini sollecita l’avvio di un confronto con le parti sociali sulla fase 2 di rilancio, senza indicare date (“spetta alla comunità scientifica, non a me”), per porre al centro “una nuova politica industriale che corregga gli errori del passato”, perché una volta finita l’emergenza, sottolinea, “non si potrà tornare alla situazione precedente. Va cambiato modello di sviluppo e discusso un piano straordinario di investimenti pubblici e privati”. “Occorre istituire un’agenzia per lo sviluppo per pianificare gli investimenti, individuare le filiere produttive su cui farli convergere. Un’istituzione in grado di pianificare quelli pubblici necessari nelle infrastrutture materiali e immateriali, che abbia un ruolo di regia”, sostiene Landini. “Bisogna tornare a fare politica industriale con un ruolo attivo di Cdp. Ma per la quantità di investimenti necessari, oltre a Cdp bisogna ragionare di come mettere in moto i fondi di previdenza complementare, che oggi non sostengono appieno la nostra economia”. Inoltre “serve una discussione con l’Europa, anche sugli eurobond e sul finanziamento del debito, perché è evidente che per ripartire sarà necessario aumentarlo, ma non è pensabile che superata l’emergenza ci vengano richieste misure di austerità per risanarlo”.

Speranza: l’emergenza non è finita, creare le condizioni per conviverci

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, in un colloquio con Repubblica e Corriere della Sera ha illustrato un “Piano Sanitario” in cinque punti a cui si sta lavorando: mascherine e “scrupoloso distanziamento sociale nei luoghi di vita e di lavoro”, “rafforzamento delle reti sanitarie locali”, Covid Hospital, uno studio a campione per capire quanti sono i contagiati in Italia e una app, modello Corea, sia per mappare gli spostamenti del malato nelle 48 ore precedenti il contagio, sia per la telemedicina, e cioè per avviare una “cura domiciliare” attraverso test clinici e contatti diretti con i medici. Importante è il ruolo delle reti sanitarie locali perché “se hai delle squadre di intervento veloci, riesci a tenere il malato a casa”, ha rilevato il ministro. Quanto agli ospedali anti-Covid, vanno mantenuti e aumentati, “perché non si può escludere un’ondata di ritorno dell’epidemia fino a quando non ci sarà il vaccino, perché l’ospedale misto è ingestibile in questo quadro, troppo rischioso per gli altri degenti e per tutto il personale, e perché non si può nemmeno correre il rischio di penalizzare tutti gli altri pazienti e tutte le altre cure. Non è che il malato di tumore non c’è più”. Grazie ai tamponi rapidi anche con il prelievo in auto sarà possibile, con l’aiuto dell’Istat, realizzare una “mappatura virale del Paese”, ha assicurato il ministro. Con un campione di “diversi milioni di cittadini” si capirà quanti italiani “hanno contratto il virus, se e come sono immuni, quanti e in che area possono tornare alla vita normale”. Sulle mascherine, “una diffusione intelligente ci aiuta in questa battaglia, purché non le si utilizzi per andare a correre nel bosco e si eviti di usare quelle con il filtro, riservate al personale sanitario”, ha sottolineato Speranza.

La situazione nel mondo

Record di morti negli Stati Uniti a causa del coronavirus, oltre 2.500 in sole 48 ore. Le vittime ora, secondo i dati elaborati dalla Johns Hopkins University, sono 8.503. I casi accertati di persone positive ammontano a 312.245, quasi il triplo di Italia e Spagna e il quadruplo della Cina. Le persone decedute nel mondo dopo aver contratto il coronavirus sono 67.260, mentre i casi di contagio sono più di un milione e 226 mila. Negli Usa, dopo che il presidente Trump ha avvertito che nelle prossime settimane ci saranno molti morti, il capo della sanità pubblica parla di “Pearl Harbor moment”. In Gran Bretagna calano i morti ma è balzo di contagi e stasera parla la regina. L’Iran, nonostante l’emergenza, annuncia che l’11 aprile ripartiranno le attività a basso rischio, tranne che a Teheran. Per il terzo giorno consecutivo sono in calo il numero delle vittime in Spagna e quello dei contagi in Germania.

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